di Marco Cavero
Per ucciderla erano già stati individuati gli esecutori materiali e definito il compenso: 20mila euro. A fermare il femminicidio su commissione è stato l’intervento dei carabinieri, che ha portato al fermo di cinque presunti appartenenti al clan camorristico Autiero, detto ‘degli Scusuti’, storicamente legato al clan dei Casalesi. A tre giorni dall’operazione, mercoledì il gip del Tribunale di Napoli Nord ha disposto nei confronti dei 5 indagati la custodia cautelare in carcere.
L’organizzazione del delitto è emersa nel corso delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sull’attività del gruppo criminale, riorganizzatosi dopo la scarcerazione di Andrea Autiero, storico capoclan tornato in libertà nel 2024 dopo aver scontato 33 anni di carcere, di cui 28 al 41-bis. A lui avrebbe commissionato il femminicidio l’ex compagno della donna, deciso a vendicarsi dopo la denuncia presentata nei suoi confronti per stalking e revenge porn. L’uomo si sarebbe rivolto al capoclan offrendo 20mila euro per ucciderla. Il piano era ormai in una fase avanzata: erano già stati scelti gli esecutori e predisposte le modalità dell’agguato, prima che l’intervento dei carabinieri impedisse che venisse portato a termine. Andrea Autiero è tra i cinque indagati raggiunti lo scorso 27 luglio da un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli ed eseguito tra Gricignano di Aversa (Caserta) e la provincia di Napoli dai Carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Caserta.
L’inchiesta ha permesso inoltre di ricostruire una ritorsione armata perpetrata, secondo gli investigatori, dal capoclan e da due degli indagati nei confronti di un imprenditore e del sindaco di Gricignano di Aversa, ai danni dei quali avrebbero organizzato una ‘stesa’ esplodendo colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di un bar di proprietà della famiglia del primo cittadino e dell’abitazione dell’altra vittima, per vendicarsi di un esposto trasmesso alle forze dell’ordine in cui venivano denunciati gli affari illeciti di un complice.
Agli indagati sono contestati a vario titolo i reati di tentato omicidio, pubblica intimidazione con l’uso delle armi, porto e detenzione abusiva di armi comuni da sparo, aggravati dal metodo mafioso. Pur non convalidando il fermo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, disponendo comunque la misura cautelare della custodia in carcere per tutti e cinque.
(*) La Presse
