di Michele Rutigliano
Di fronte a un bipolarismo sempre più rigido e conflittuale, gli amministratori locali di ispirazione cristiana si organizzano per offrire un’alternativa culturale e politica ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa.
Il tempo delle attese è finito. Per i cattolici italiani impegnati in politica, è il momento di una scelta chiara: rimanere spettatori del progressivo deterioramento del dibattito pubblico, schiacciato da un bipolarismo esasperato, oppure mettersi in gioco per ricostruire un tessuto politico capace di dialogo e partecipazione. È questa la sfida che emerge con forza dalla prima riunione della Rete di Trieste, il network di amministratori locali di ispirazione cristiana nato a margine della Settimana Sociale dello scorso luglio e riunitosi a Roma in questi giorni.
Il titolo dell’incontro, “La rete di Trieste. Perfino più di un partito”, racchiude un’ambizione chiara: andare oltre la logica tradizionale degli schieramenti per costruire un luogo di confronto e condivisione, capace di rispondere alla crisi della politica con le categorie della Dottrina sociale della Chiesa. Non un nuovo partito, dunque, né un’operazione nostalgica per riproporre esperienze passate, ma una rete in grado di creare nuove condizioni di ascolto e partecipazione.
Una politica che ascolta, non che divide
L’invito rivolto agli amministratori da Francesco Russo ed Elena Granata, tra i principali promotori dell’iniziativa, è un manifesto di intenti: “C’è chi vive di nostalgie, chi coltiva il sogno mai sopito di un nuovo partito. Tuttavia, è molto più complesso e coraggioso generare nuove condizioni di ascolto e condivisione, far innamorare i giovani della politica, recuperare il senso di una partecipazione collettiva”. Parole che suonano come una sfida a chi oggi si accontenta di cavalcare le divisioni anziché costruire ponti.
Alla riunione hanno preso parte circa trecento amministratori locali provenienti da tutta Italia. Sindaci, assessori, consiglieri comunali, tutti accomunati da un’esperienza concreta di governo dei territori e dalla volontà di riscoprire una politica capace di servizio e non di semplice affermazione personale. Non è un caso che molti degli interventi abbiano sottolineato la necessità di superare una politica ridotta a marketing elettorale e a slogan, per recuperare il senso di una partecipazione autentica, radicata nelle comunità.
Il contributo della Dottrina sociale della Chiesa
L’esperienza della Rete di Trieste si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dei cattolici nella politica italiana. Per troppo tempo, il mondo cattolico è rimasto diviso tra chi ha scelto di schierarsi dentro i due poli esistenti e chi, deluso dall’evoluzione del sistema politico, si è ritirato nell’impegno sociale o associativo. Eppure, la Dottrina sociale della Chiesa offre categorie ancora attualissime per rispondere alle grandi sfide del presente: dalla centralità della persona al principio di sussidiarietà, dal bene comune alla solidarietà.
Durante i lavori del convegno, molti hanno sottolineato come questi principi possano offrire una bussola per affrontare le questioni cruciali del nostro tempo: le disuguaglianze economiche, il disagio giovanile, la crisi ambientale, il rapporto tra sviluppo e territorio. La politica, per essere davvero efficace, deve tornare a occuparsi di queste realtà con uno sguardo ampio e lungimirante, che vada oltre la logica della contrapposizione immediata.
I giovani e la necessità di una nuova narrazione
Uno dei punti più rilevanti emersi dal dibattito riguarda il rapporto tra politica e giovani. La disaffezione crescente verso la politica è un dato preoccupante, ma non irreversibile. Come ha sottolineato un giovane amministratore presente all’incontro: “Se la politica tornerà a essere un luogo di ascolto e proposta, anziché una semplice arena di scontro, molti giovani torneranno a interessarsene”.
Il rischio, infatti, è che il vuoto lasciato dalla politica venga colmato da populismi e demagogie, che offrono risposte semplicistiche a problemi complessi. Per evitarlo, occorre investire in una nuova narrazione della politica: non più come gioco di potere, ma come servizio alla comunità. Un obiettivo ambizioso, che richiede tempo e impegno, ma che la Rete di Trieste sembra decisa a perseguire.
Un nuovo inizio?
L’incontro romano rappresenta solo un primo passo. La vera sfida sarà trasformare questo network in un soggetto capace di incidere nel dibattito pubblico e nelle scelte politiche del Paese. Senza farsi intrappolare nella logica della nostalgia, ma nemmeno rinunciando a un’identità chiara e riconoscibile.
I cattolici italiani hanno davanti un bivio: continuare a essere frammentati, influenzati dalle logiche di partito e spesso marginalizzati, oppure ritrovare un ruolo attivo e propositivo nella politica italiana. La Rete di Trieste ha fatto la sua scelta: ricostruire un tessuto di dialogo e partecipazione, fondato sulla centralità della persona e sulla ricerca del bene comune.
Se questa esperienza riuscirà a tradursi in un’azione politica concreta, capace di intercettare le domande reali della società, potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per la presenza cattolica in politica. Un’opportunità che non può essere sprecata.
