Cronaca

Centrale idroelettrica di Suviana, nuova strage sul lavoro

di Wladymiro Wysocki*

 

 

È Martedì 9 aprile, una giornata come tante nella centrale Enel Green Power di Bargi situata nell’Appennino Bolognese presso il bacino del Lago di Suviana, quando verso le ore 15.00, si verifica una esplosione di immane intensità.

Dalle prime immagini che ci raggiungono dall’elicottero dei soccorritori dei vigili del fuoco che immediatamente decolla per dirigersi sul posto, lo scenario che si presenta è veramente preoccupante.

Una colonna di fumo che si staglia imponente in aria con lo sfondo il lago squarciato dal boato dell’esplosione, da subito non lascia molto spazio ai tanti dubbi di quello che a breve dai primi riscontri degli operatori di salvataggio ci avrebbero tristemente dato conferma.

Dalle prime verifiche dei soccorsi sopraggiunti sul posto, si stimavano quattro morti poi corretto nella serata dalla prefettura in tre vittime accertate, mentre quattro e non tre i dispersi, cinque in gravi condizioni e tre fortunatamente illesi.

I feriti sono stati portati presso gli ospedali di Parma, Cesena, Forlì e Pisa.

Sul posto oltre il direttore regionale dei Vigili del Fuoco, Francesco Notaro, anche il sindaco Matteo Lepore.

Stando alle dichiarazioni del Prefetto di Bologna, Attilio Visconti, tutti i dodici lavoratori coinvolti sono di ditte esterne alla società Enel Green Power.

I soccorritori tranquillizzano che almeno la struttura della diga non è stata coinvolta dall’esplosione e pertanto non è stato riportato alcun danno strutturale, infatti l’esplosione in questione è avvenuta a circa due chilometri di distanza in una centrale di pompaggio e turbinaggio.

Dodici squadre dei vigili del fuoco sono sul posto compresi due squadre di sommozzatori che tanno operando fino a quaranta metri di profondità in un quadro complicato tra macerie, strutture pericolanti e zone allagate.

Le operazioni di recupero e salvataggio sono continuate per tutta la notte senza sosta così come stanno ancora andando avanti con grande intensità ed apprensione cercando di riuscire a raggiungere i dispersi nel più breve tempo possibile nella speranza di trovare persone vive.

Si rincorrono le parole di cordoglio e vicinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, del Vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, così anche le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da sempre molto sensibile al tema della prevenzione e sicurezza sul lavoro il quale, oltre alle doverose parole di cordoglio per le vittime e vicinanza per i feriti, chiede con fermezza che sia fatta piena luce sulle cause dell’incidente.

Nel corso della notte anche il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha raggiunto il centro operativo nazionale dei vigili del fuoco per seguire da vicino le operazioni di salvataggio e recupero.

Proprio questa mattina del 10 aprile, presso il Ministero del Lavoro, proseguono i lavori e gli incontri tra Governo e Parti sociali per definire le nuove misure di prevenzione, controllo, formazione nel mondo del lavoro e come un fulmine a ciel sereno siamo costretti a fare nuovamente i conti con la triste realtà delle morti sul lavoro con una immane tragedia.

Purtroppo ogni giorno si susseguono eventi di infortuni con esito mortale, ma dalla tragedia di Brandizzo prima e Firenze poi non abbiamo avuto il tempo di metabolizzare che siamo stati catapultati in un altro drammatico evento.

Non dobbiamo spendere altre parole per convincere nessuno che oggi in Italia il dramma delle vittime del lavoro è una vera emergenza alla quale siamo chiamati a porre rimedio.

È un obbligo morale ancora prima che giuridico.

Tutelare la vita umana, tutelare i lavoratori, tutelare quanto di più l’uomo ambisce oggi e per il quale è addirittura disposto ad accettare assurdi compromessi.

Dobbiamo tutelare il lavoro in ogni sua forma e applicazione.

Come se non ci fosse più uno spazio temporale ci ritroviamo a parlare nelle cronache televisive e nei telegiornali ipotizzando quelle che possano essere state le cause dell’incidente e domandandoci come è possibile che continuino ad accadere queste tragedie.

Tutte domande e affermazioni alle quali dobbiamo dare una tempestiva risposta con strumenti chiari e decisi ma soprattutto che siano applicati e rispettati.

Intanto, il Ministero del Lavoro sta continuando senza sosta i lavori per arrivare il prima possibile alla promulgazione della patente a crediti e alla nuova formazione.

Saranno gli strumenti della svolta? Lo vedremo nel tempo, ma di sicuro è un inizio dove la vicinanza del Governo, delle Parti Sociali e degli organi ispettivi devono farsi sentire soprattutto affiancando i datori di lavoro, imprese e lavoratori nell’efficientamento della prevenzione ancora prima dell’aspetto sanzionatorio e repressivo.

La sicurezza è ormai chiara a tutti di quanto sia diventata una immane emergenza quotidiana nazionale e come questo ultimo evento abbia voluto sottolineare che non possiamo abbassare la guardia e non dobbiamo perdere altro tempo.

Le vittime e gli infortuni del disastro della centrale idroelettrica di Suviana che speriamo possano essere ultimi, cronologicamente parlando, e che ricorderemo come una delle maggiori tragedie che hanno segnato il nostro Paese.

Intanto nella notte si definiscono i nomi delle prime tre vittime accertate, Mario Pisano di 73 anni, Vincenzo Franchina di 35 anni e Pavel Petronel Tanase di 45 anni.

Una corsa contro il tempo dove l’ossigeno comincia ad esaurirsi e l’acqua sta prepotentemente conquistando spazio andando a compromettere ulteriormente le operazioni di soccorso lasciando le sole forze dei sommozzatori.

Spazi angusti, macerie, buio, locali semi sommersi dall’acqua, profondità estreme, carenza di ossigeno, sono tutte aggravanti che non aiutano alla celerità nei soccorsi esponendo gli stessi a importanti pericoli e rischi.

Il tempo non gioca a nostro favore, rimane la speranza nel trovare i dispersi ancora vivi e di accertarsi che non ci sia nessun altro intrappolato nelle profondità oscure della centrale.

Rimaniamo cauti nel definire i numeri dell’esito e rimaniamo con la viva speranza di non dover ricordare questa immane tragedia come la più imponente della storia italiana nel mondo del lavoro.

Di certo, oggi piangiamo un’altra immane ferita del lavoro nel nostro Paese impossibile da rimarginare,

*Esperto di sicurezza sul lavoro

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