“Candidata alle primarie? L’ho detto anche in genovese, quindi non so veramente più in che lingua dirlo: io non farò le primarie, sono la sindaca di Genova ed è un lavoro molto impegnativo una città complessa che ho ereditato con tante criticità e quindi ha bisogno di tutta la mia e la nostra attenzione”.
Così la sindaca di Genova Silvia Salis, a margine del suo intervento a Il Tempo delle donne, evento organizzato alla Triennale di Milano dal Corriere della Sera. La sindaca ha poi replicato a chi le faceva notare che il leader di Italia Viva insiste rilanciando il suo nome come leader del campo largo: “Vi prego di credermi, dico sempre che poi il giorno delle primarie aspetterò tutti quelli che hanno fatto esternazioni sul fatto che sicuramente alla fine avrei partecipato per farmi offrire una cena di pesce a Genova”. Infine, a chi le chiedeva se le primarie fossero un mezzo utile per individuare il leader del centrosinistra, Salis ha detto: “Io la mia opinione l’ho espressa, poi decideranno i leader di partito cosa fare in base agli accordi che trovano tra di loro. Io anche da elettrice non le ho mai trovate utili, però sono state un esercizio che in molti momenti ha attirato grande attenzione e grande partecipazione, quindi è una mia opinione personale da elettrice”.
A Genova ha funzionato candidatura unitaria senza primarie
“Le primarie a Milano? A Genova ha funzionato non farle e presentare una candidata unitaria di un campo molto ampio, un campo progressista che comprenda tutte le forze, da Azione fino ai Cinque Stelle. In generale credo che siano discussioni che si possano tranquillamente fare in privato”.
Manfredi, io a tavolo? Pronto a dare mano ma per ora politica virtuale
“Io al tavolo del programma del campo largo per rappresentare il centro? Non so assolutamente a che cosa si pensi. L’ho già detto: io sono impegnato a Napoli e la mia idea fondamentale è Napoli, e continuare ovviamente a fare il sindaco di Napoli. Se serve che bisogna dare una mano al centro del campo largo, visto che poi è nato a Napoli ed è stata la prima grande città… Insomma, un contributo di idee, io l’ho sempre detto che l’avrei dato, ma niente di più di questo. M poi non so qual è il centro, dobbiamo capire qual è il perimetro del centro”. Così il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi intercettato a margine della Festa dell’Unità di Reggio Emilia. “In questo momento, non c’è il tavolo. Non ci sta chi si siede al tavolo, non si sta chi uno deve rappresentare, quindi di che parliamo? È ancora una politica virtuale. Quando ci sarà uno schema, allora penseremo a quello”. Nessuna chiusura, però? “No, ma chiusura no… Questa è una fase in cui ci vuole grande generosità. Chiunque può dare una mano la deve dare senza mettere se stesso al centro. Io faccio il sindaco a Napoli e continuerò a fare il sindaco di Napoli. Se serve dare… Se i napoletani mi rieleggeranno, di nuovo, se serve dare una mano…”. Ma poi lei, sindaco, si sente di centro? “Ma in realtà io sono un riformista, quindi io penso che il riformismo è un concetto trasversale che dovrebbe attraversare tutta la coalizione di centrosinistra”.
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