Politica

Cgil e governo alla resa dei conti: il Patto della Cisl divide, Bombardieri (Uil) media

di Viola Scipioni

Il XX Congresso della Cisl si è chiuso nel segno della frattura confermata tra le principali sigle sindacali, ma anche della convergenza sempre più marcata tra la Cisl e il governo Meloni. L’appuntamento, molto atteso anche per la presenza congiunta dei tre leader confederali – Daniela Fumarola, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri – non ha sanato le divisioni, anzi le ha rese più evidenti.

A infiammare l’aula è stato soprattutto l’intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, accolto con freddezza e fischi da parte della platea cislina. Un clima teso che si è acceso in particolare quando Landini ha difeso i referendum sul lavoro, bocciati alle urne, e criticato la Cisl per firmare «rinnovi contrattuali al ribasso» nel pubblico impiego. L’apertura iniziale, con parole di apprezzamento verso Fumarola per la sua «franchezza», non è bastata a smorzare la tensione. La platea ha reagito con fastidio, come davanti a chi pretende di dare lezioni.

Non è bastata nemmeno la critica condivisa alla stagnazione dei salari per riavvicinare posizioni che restano storicamente e strategicamente divergenti. La distanza più evidente si gioca sul cosiddetto «Patto della responsabilità», rilanciato con forza da Fumarola nella sua relazione introduttiva. «Non servono nuovi patti, ma applicare quelli vecchi», ha replicato Landini, ribadendo l’impossibilità per la Cgil di sedersi a tavoli percepiti come sbilanciati sul versante governativo e imprenditoriale.

In questo contesto spigoloso, a distinguersi è stato Pierpaolo Bombardieri. Il leader della Uil ha scelto la via della mediazione, ricevendo più di un applauso dalla platea Cisl. Ha invitato a superare le rigidità ideologiche, difendendo il pluralismo sindacale e richiamando tutti a discutere dei contenuti, più che delle formule. Ha elencato «sette temi in sette minuti» – sicurezza, fisco, welfare, sanità, contrattazione – affermando la disponibilità della Uil a trattare su basi concrete con le altre sigle, le imprese e il governo.

Proprio il governo, con la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha colto l’occasione per rafforzare un rapporto già ben rodato con la Cisl. «Sono qui per testimoniare la centralità del dialogo con le parti sociali», ha detto la premier, parlando dal palco come se fosse tra amici. Ha rivendicato la riapertura della sala Verde a Palazzo Chigi e ha celebrato come «una conquista storica» la legge sulla partecipazione dei lavoratori, promossa dalla Cisl e sostenuta dalla sua maggioranza. Un provvedimento che, secondo Meloni, dà finalmente attuazione all’articolo 46 della Costituzione.

L’intervento della premier ha avuto il sapore della consacrazione di un’alleanza. Standing ovation per Meloni, applausi per Sbarra (ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e una serie di messaggi in piena sintonia con la linea cislina: produttività, sicurezza sul lavoro, investimenti del Pnrr. «Abbiamo ottenuto risposte dal governo su fisco, sanità e contratti», rivendicano i vertici Cisl.

Sul fronte opposto, Landini e la Cgil appaiono isolati. L’astensione del Pd sulla legge della partecipazione, le critiche di Fumarola al «collateralismo ideologico» e la freddezza della platea nei confronti della segretaria dem Elly Schlein, presente ma defilata, confermano un quadro in cui la sinistra fatica a trovare sponde nel sindacato cattolico. «Temo che scegliere rapporti preferenziali sulla base del tasso di conflittualità sociale non porti lontano», ha avvertito Pina Picierno, eurodeputata riformista, chiedendo al Pd di riaprire un dialogo vero con la Cisl.

In attesa del prossimo incontro con Confindustria, resta da vedere se la rottura tra Cgil e Cisl potrà essere in qualche modo ricucita. Per ora, la mappa sindacale appare ridefinita: Cisl e governo sempre più vicini, la Cgil all’opposizione non solo dell’esecutivo, ma anche della concertazione, e la Uil al centro, a tenere in piedi l’idea di un’unità possibile.

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