Politica

Che Italia ci ritroveremo dopo il 25 settembre?

 di Fabio Desideri

Con l’avvicinarsi del voto del 25 settembre molti italiani riflettono e si fanno delle domande, anche alla luce dei sacrifici che li attendono per molti aspetti derivanti dalla contingenza internazionale ma anche dal depauperato clima politico nel paese, per le quali ristrettezze e complicazioni dovranno, comunque, trovare un modo di riuscire a farvi fronte. Una prima riflessione ( ma nei prossimi giorni ne faremo altre…) va fatta su quali scelte e proposte la classe politica italiana, alle prese con il taglio di 345 parlamentari nella fase di compilazione delle liste, ha messo a disposizione degli elettori.  Certamente da un primo esame si può affermare che se il taglio dei parlamentari doveva limitare il potere della partitocrazia nella scelta dei candidati da sottoporre a giudizio degli italiani, questo non soltanto non è avvenuto, ma si è evidenziato  a contrario che il potere delle segreterie politiche e dei cosiddetti “fedelissimi” ha fortemente inciso nel collocare in posizioni eleggibili personaggi politici da anni sul proscenio della politica, i quali – nel più dei casi – non hanno mai contribuito, in alcun modo, a creare migliori condizioni per il nostro paese,  che però – per il semplice fatto di essere “semper fidelis” al segretario politico di turno – potranno tranquillamente ritornare in parlamento.  Sorte completamente diversa toccherà a tutti coloro che sono stati inseriti nelle cosiddette posizioni di rincalzo delle varie liste, i quali avranno sicuramente la possibilità di dire ai loro amici, parenti o nipotini, di essere stati candidati alla Camera o al Senato della nostra Repubblica, ma per varie ragioni di non avercela fatta. In verità l’unica ragione per la quale, con molte probabilità, il loro impegno non verrà premiato è semplicemente il fatto che i vari segretari di partito hanno favorito i loro “soliti noti” in quanto costoro gli assicurano la “manina alzata”quando dovranno far prevalere le loro ragioni politiche che spesso, ahinoi molto spesso,  non coincidono mai con quelle degli italiani. A conferma di questa riflessione il proliferare di “paracadutati” in collegi di cui – in molti casi – non conoscono non soltanto i problemi e le priorità, ma neanche la stessa collocazione geografica, è la evidenziazione che il taglio dei parlamentari, nonché la legge elettorale, con cui andremo al voto il prossimo 25 settembre, invece che diminuire il potere dei partiti e dei loro segretari rispetto al territorio ed ai possibili rappresentanti dello stesso,  ha esponenzialmente potenziato il “libero arbitrio” dei “capi politici” e dei loro “adepti”,  allontanando invece i territori italiani dal dialogo e dalla interazione con il nostro parlamento. Problema, quest’ultimo, ancor di più acuito dalla vastità dei perimetri geografici dei nuovi collegi elettorali i quali,  proprio per la loro ampiezza, nonché per i diversi aspetti demografici che li caratterizzano, renderanno sempre più complessa, e di difficile realizzazione, l’attenzione del parlamentare in essi eletto rispetto alle diverse  istanze del proprio collegio elettorale; cosa questa che – nell’Italia dei tanti comuni – avrà un impatto devastante rispetto alla possibilità di portare i problemi atavici del nostro paese all’attenzione del parlamento. Ci sarebbero da approfondire gli aspetti programmatici, l’astensionismo,  il funzionamento della nuova legge elettorale, la tutela giurisdizionale dell’elettorato passivo, l’effetto “rebound” dei 345 uscenti non ricandidati che per la grande maggioranza – dai vari segretari di partito – saranno “ricollocati” nei 20 consigli regionali delle nostre regioni, i quali consessi – a seguito di ciò – invece che rafforzare la loro funzione di istituzione territoriale di programmazione di area vasta e di raccordo con lo Stato, molto probabilmente diventeranno una sorta di “piccoli parlamenti di serie B” nei quali collocare, temporaneamente, gli esclusi, in attesa di recuperarli con le tante nomine nei vari organismi previsti dal nostro ordinamento, lautamente pagati, permettendogli di attendere – serenamente ( sulle spalle degli italiani) – il loro ritorno negli scranni più importanti della nostra democrazia, o il loro “pensionamento” dalla vita pubblica del nostro paese. Degli altri aspetti sopra accennati approfondiremo nei prossimi giorni…

1 – Segue

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