di Chiara Battaglia (*)
Valparaiso (Cile) José Antonio Kast (nella foto) è il nuovo presidente del Cile. Davanti a una platea di ospiti internazionali, seppur con diverse presenze in meno rispetto a quelle che aveva inizialmente sperato, ha giurato nel salone d’onore del Parlamento cileno a Valparaiso, città sulla costa a un paio d’ore dalla capitale Santiago. E ha ricevuto la fascia presidenziale con i colori della bandiera e la cosiddetta ‘medaglia di O’Higgins’ simbolo del potere esecutivo dalla presidente del Senato Paulina Núñez, alla quale poco prima l’aveva consegnata il presidente uscente Gabriel Boric.
Lo sbarco dell’ultradestra alla Moneda per la prima volta dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet nel 1990, con un politico che ha apertamente dichiarato la sua compiacenza verso il generale, ha il volto senza barba di un avvocato alto dagli occhi azzurri, 60 anni, cattolico e padre di nove figli, che nelle elezioni di dicembre scorso ha stravinto puntando tutto sulla promessa di ordine e sicurezza. Agli antipodi rispetto al presidente uscente Boric, ex leader studentesco, che a 40 anni lascia il timone del Paese dopo 4 anni di mandato. In giacca ma senza cravatta come d’abitudine Boric, con il colletto della camicia aperto, in abito e cravatta azzurra Kast. Due mondi molto distanti anche nell’immagine.
Ammiratore di Donald Trump e da alcuni soprannominato ‘il Trump cileno’, Kast si inserisce nella rete internazionale delle destre e ha ottimi rapporti con Giorgia Meloni già da prima che entrambi arrivassero al potere. Secondo quanto apprende LaPresse, è un regalo di Meloni la cravatta azzurra che il nuovo presidente ha indossato per il giuramento. Gli è stata consegnata il 10 marzo dalla delegazione italiana, guidata dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Fra gli ospiti internazionali più di spicco il presidente argentino Javier Milei e il re di Spagna Felipe VI. Ma ci sono state anche presenze non istituzionali che molto dicono della rete politica di Kast: gli oppositori venezuelani Maria Corina Machado e Juan Guaidó e il senatore brasiliano di estrema destra Flavio Bolsonaro, pre candidato alle elezioni di ottobre, la cui partecipazione è alla base del forfait dell’ultimo momento del presidente del Brasile Lula. Fra gli assenti in cui inizialmente Kast avrebbe sperato, il segretario di Stato Usa Marco Rubio – che ha mandato il sottosegretario di Stato Christopher Landau – e appunto Giorgia Meloni. A rappresentare l’Italia è stata la ministra Bernini: “Fra la presidente Meloni e il presidente Kast il rapporto è risalente e il presidente Kast lo ha confermato”, ha detto rispondendo a una domanda di LaPresse dopo avere incontrato il nuovo leader a Santiago.
Il Cile di oggi è estremamente polarizzato. Una caratteristica che si è accentuata sempre di più dalla rivolta sociale del 2019 in avanti e che è stata evidente anche nella giornata di ‘cambio de mando’. Boric, il primo a entrare in Parlamento secondo il protocollo, è stato accolto da applausi fragorosi e da cori dei sostenitori “Boric, amico, il popolo è con te”. Quando è stata la volta di Kast, poi, dalla tribuna è scattata una voce “Ora sì, abbiamo di nuovo una patria, viva il Cile”. Intanto fuori dal Congreso nacional manifestavano dimostranti pro e contro Kast.
È un “governo d’emergenza” quello che ha promesso Kast, a suo dire necessario per riportare sicurezza, espellere migranti irregolari e migliorare l’economia. Le aspettative che ha creato sono molto alte, di uomo pragmatico, e secondo gli analisti il banco di prova saranno i primi 90-100 giorni. Il tutto in un contesto globale in cui le potenze si giocano l’egemonia mondiale e il Sud America è fra i terreni di scontro. Le ultime settimane hanno lasciato a Kast un fronte spinoso da gestire, quello di un cavo cinese di fibra ottica Cile-Hong Kong che ha fatto infuriare gli Usa. Washington ha sanzionato per questo 3 membri dell’ormai ex governo, compreso un ministro, e Kast – ammiratore di Donald Trump – è andato suo ospite lo scorso fine settimana a Miami al summit ‘Shield of the Americas’, ma il nuovo presidente del Cile dovrà muoversi in un difficile equilibrio fra la Cina, primo partner commerciale, e l’alleato Usa. Su questo Kast ha rotto il dialogo di transizione con Boric, un inedito quanto meno dal ritorno della democrazia, accusandolo di scarsa trasparenza sul progetto del cavo. La situazione è poi rientrata domenica con un incontro ‘pacificatore’ per il bene della Repubblica e Boric, nel suo ultimo discorso dalla Moneda martedì sera, ha affermato che va via “a testa alta e con mani pulite”. Le stesse parole le hanno gridate dal coro in tribuna alla cerimonia alcuni presenti.
(*) La Presse
