di Giuliano Longo (*)
Il sequestro americano delle petroliere russe bell’Atlantico potrebbe avere conseguenze di vasta portata, anche per la guerra in Ucraina.
L’opinione diffusa a Mosca è che tale atto di pirateria in acque internazionali sia coerente con la linea dei falchi nell’entourage del presidente Trump che spingono ad intensificare il confronto con la Russia, il che a sua volta rende estremamente problematico qualsiasi accordo sull’Ucraina.
Naturalmente, anche il “partito della guerra” russo sta sollecitando una linea dura: i canali patriottici Z già gridano: “Per quanto tempo tollereremo questo, e perché non stiamo reagendo?”.
Ma il peggioramento del clima sui colloqui di pace in Ucraina è solo una parte del quadro generale di uno stallo geopolitico globale, innescato dagli eventi in Venezuela. Ciò riguarda non solo il rapimento del presidente Nicolás Maduro, ma, in misura maggiore, il blocco navale con un precedente rappresentato proprio dal sequestro delle. petroliere russe.
A questo punto anche le navi cinesi potrebbero essere sequestrate, per non parlare delle navi sanzionate che trasportano petrolio e altre merci dai porti russi.
Sia per la Russia che per la Cina, ciò rappresenta un’enorme sfida esistenziale, poiché gran parte del loro commercio estero sarebbe di fatto bloccato. Di conseguenza, non si possono escludere reazioni molto brusche da parte loro nei confronti degli Stati Uniti accrescendo notevolmente il rischio di un conflitto globale.
Per quanto riguarda l’Ucraina il processo negoziale potrebbe interrompersi, anche se, a giudicare dalle sue più recenti dichiarazioni, Trump rimane interessato a porre fine alla guerra, ma è improbabile che questo significhi una sua rinuncia strategica a un confronto frontale con la Russia sollecitato da “falchi” che rappresentano solo una parte della sua cerchia ristretta, ma molto potente e in crescita.
Tuttavia, se le relazioni tra Stati Uniti e Russia dovessero davvero precipitare barcollando sull’orlo di un conflitto, nessuno prenderebbe in considerazione l’idea di porre fine alla guerra in Ucraina, anzi , potrebbe intensificarsi e persino attrarre nuovi attori.
L’Europa e gli Stati Uniti hanno presentato a Parigi un fronte unito per l’Ucraina, elogiando le garanzie di sicurezza con il sostegno americano e delineando un piano dettagliato per rafforzare Kiev a lungo termine, che include l’invio di truppe britanniche e francesi dopo un cessate il fuoco.
Ma le dichiarazioni ottimistiche di Parigi non dissipano i dubbi che aleggiano sull’impegno degli Stati Uniti a sostenere l’Ucraina e il continente europeo.
Mentre inizialmente si sperava che Washington si impegnasse a sottoscrivere una dichiarazione congiunta sulle garanzie di sicurezza, la dichiarazione finale è stata infine firmata solo dalla coalizione dei volenterosi.
Non solo, i dettagli sulla partecipazione americana alla forza multinazionale per l’Ucraina sono stati rimossi da una bozza precedente, visionata dalla pubblicazione POLITICO. Tale versione prevedeva che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a “sostenere la forza in caso di attacco” e a fornire assistenza in termini di intelligence e logistica.
Ma questo potrebbe anche significare che Trump intende disporre di tutto il suo potenziale bellico per altri possibili conflitti quali ad esempio l’Iran ( o Taiwan e che la “provocazione” venezuelana e sulla Groenlandia sono solo i segnali delle sue reali intenzioni.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
