Economia e Lavoro

Consumi, la tirata di cinghia degli italiani. Le reazioni di consumatori e imprese

di Marzio Scipione

Sui consumi, come rileva l’Istat, c’è da registrare una vera e propria tirata di cinghia degli italiani, che unita alla crescita dell’inflazione, evidenzia ombre oscure sullo stato della fiducia e del benessere del Paese.

 

Codacons, guerra e caro-prezzi affossano vendite

“La guerra in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi al dettaglio causato dal conflitto in atto impatta sulle vendite al dettaglio in Italia, che registrano una diminuzione in volume sia su base mensile che su base annua”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. “L’effetto della situazione economica attuale si avverte soprattutto sul settore alimentare, quello cioè che ha risentito più di tutti dell’aumento dei costi di trasporto e dei carburanti – spiega il Codacons – Ad aprile le vendite alimentari crollano in volume del -2,2% su anno, ma in valore segnano in incremento del +0,6%, a dimostrazione di come il caro-prezzi che ha colpito il comparto stia influendo sui consumi delle famiglie che pur acquistando meno spendono di più”. “Dati destinati purtroppo a peggiorare, considerata la fiammata dell’inflazione registrata a maggio e i forti rincari che nell’ultimo periodo stanno caratterizzando il comparto alimentare, dove alcuni prodotti registrano aumenti a due cifre”, conclude l’associazione.

Assoutenti, italiani tagliano spesa per cibi e bevande

“I dati Istat sulle vendite al dettaglio dimostrano in modo inequivocabile come gli italiani, per difendersi dal caro-prezzi, stiano modificato profondamente le proprie abitudini di spesa, tagliando gli acquisti”. Lo afferma Assoutenti, che lancia l’allarme sulle vendite alimentari in Italia. “Quantitativamente il carrello alimentare delle famiglie risulta più vuoto addirittura del -2,2% equivalente, al netto del caro-prezzi, ad un taglio di spesa da complessivi 3,6 miliardi di euro su base annua”, analizza Assoutenti. “Dai numeri dell’Istat arriva un messaggio evidente: gli italiani stanno modificando profondamente le proprie abitudini, non solo tagliando la quantità di cibi e bevande in tavola, ma dirottando gli acquisti presso i discount alimentari. Un segnale che dimostra anche come la qualità degli alimenti non sia più una priorità delle famiglie, che mettono il prezzo come elemento prioritario per orientare le proprie scelte d’acquisto”, commenta il presidente Gabriele Melluso.

Unc, consumi in calo per colpa della guerra

“Effetto Iran. L’Istat nella nota diffusa in queste ore conferma quando stiamo denunciando da marzo, ossia che i consumi delle famiglie caleranno per colpa della guerra e del caro bollette o, come dice l’Istat, “i consumi delle famiglie … sono previsti in decelerazione ….. frenati ….. dall’aumento dell’inflazione”. Insomma, sempre per dirla come l’Istat, “il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo….. inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la nota dell’Istat. “Per questo il Governo avrebbe dovuto ridurre i costi delle bollette di luce e gas di famiglie e imprese invece di prendere tempo con la scusa di un permesso non necessario dell’Europa. Se non avessero buttato i soldi dalla finestra riducendo l’Irpef di 440 euro a chi guadagna da 50 mila e 200 mila euro ora i soldi ce li avrebbero. Tassassero gli extraprofitti degli speculatori per trovare i soldi necessari ad aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà” conclude Dona

Federdistribuzione, con inflazione e incertezza, consumi fragili

“I dati diffusi dall’Istat relativi alle vendite al dettaglio del mese di aprile evidenziano a livello tendenziale una crescita a valore del +1,6% e un calo a volume del -0,3%. L’andamento delle vendite ad aprile evidenzia un quadro macroeconomico che continua a presentare indicazioni contrastanti. Nonostante il lieve recupero dell’indice di fiducia dei consumatori registrato a maggio, restano incerte le prospettive di una ripresa strutturale della domanda interna nei prossimi mesi. Permangono, infatti, numerosi fattori di incertezza che continuano a condizionare le prospettive economiche dei prossimi mesi. In particolare, la perdurante crisi dello Stretto di Hormuz che sta incidendo sui prezzi dei beni energetici e sui costi di trasporto, rischia di generare ulteriore pressione sul sistema produttivo e, in prospettiva, una nuova tensione sui prezzi sia in Italia sia nel resto d’Europa”. Così Federdistribuzione in merito ai dati sulle vendite al dettaglio del mese di aprile diffusi da Istat. “In questo contesto, l’attenzione delle imprese della Distribuzione Moderna resta alta per contenere l’impatto di aumenti derivanti dai maggiori costi energetici e logistici. Fattori che potrebbero influenzare la dinamica dei prezzi. È quindi fondamentale accompagnare le imprese in questa fase caratterizzata da forte incertezza, adottando misure strutturali che possano mitigare l’incidenza del costo dell’energia. Altrettanto importante è mettere in prospettiva interventi significativi per sostenere il potere di acquisto delle famiglie e sostenere una ripresa stabile della domanda interna, da cui dipendono le prospettive di crescita del Paese”, aggiunge Federdistribuzione.

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