Economia e Lavoro

Credito: Crif, crescono frodi creditizie, +23,8% casi per oltre 165 mln in 2025

 

Le frodi basate sul furto di identità rimangono purtroppo una minaccia preoccupante per il settore del credito, in particolare per il credito al consumo. Lo si afferma in un’analisi dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie, che registra oltre 38.300 casi in Italia, con un aumento del +23,8% nel 2025 rispetto all’anno precedente. L’aumento dei casi rilevati traina la crescita del valore economico complessivo frodato, che supera i 165 milioni di euro (+10,7%). Rispetto al 2024, l’importo medio delle frodi creditizie segna invece un calo del -10,6%, attestandosi a oltre 4.300 euro.

“La crescita delle frodi creditizie basate sul furto di identità osservata nel 2025 conferma la necessità di un impegno congiunto e strutturato per contrastare efficacemente questo fenomeno. I truffatori appaiono sempre più evoluti e organizzati, anche avvalendosi dell’intelligenza artificiale che consente di realizzare attacchi altamente sofisticati e credibili. In questo contesto, CRIF ritiene che, accanto all’adozione di strumenti di prevenzione sempre più avanzati, sia fondamentale rafforzare l’educazione finanziaria e digitale dei cittadini, affinché possano riconoscere i segnali di frode, proteggere le proprie credenziali e agire tempestivamente in caso di sospetti”, afferma Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF, che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori.

“Il fenomeno delle frodi creditizie sta evolvendo verso modelli sempre più sofisticati, in cui i truffatori selezionano con attenzione sia gli importi sia i prodotti da colpire. La combinazione tra operazioni di entità contenuta, che consentono maggiore mimetizzazione, e il mantenimento di attività sulle fasce più elevate evidenzia un approccio sempre più strutturato. Parallelamente, la maggiore esposizione di soluzioni emergenti come il Buy Now Pay Later conferma la rapidità di adattamento del fenomeno ai cambiamenti del mercato del credito. In questo contesto, diventa essenziale per i player finanziari rafforzare ulteriormente i modelli di presidio del rischio, evolvendo strumenti e capacità analitiche per intercettare schemi di frode sempre più dinamici”, commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

Transazioni fraudolente, ma attenti alle fasce

Analizzando la distribuzione delle transazioni fraudolente, si osserva un calo del -12,6% dei casi con un importo inferiore ai 1.500 euro mentre quelli con importi compresi tra 1.501 e 3.000 euro hanno segnato la crescita maggiore (+14,5%). Parallelamente diminuisce l’incidenza dei casi di frode con importi nelle fasce intermedie 3.001-5.000 euro (-9,8%) e 5.001-10.000 euro (-5,3%), che rappresentano rispettivamente il 13,7% e il 9,8% del totale. Le fasce più elevate risultano invece sostanzialmente stabili: le frodi con importi compresi tra 10.001 e 20.000 euro segnano un +1,4% mentre quelle di importo superiore ai 20.000 euro rimangono pressoché invariate (+0,5%). Nel complesso, il fenomeno si distribuisce trasversalmente tra le diverse fasce di importo, evidenziando tuttavia una maggiore incidenza in quella compresa tra 1.501 e 3.000 euro che, con una quota del 21,1%, risulta la più esposta, suggerendo che rappresenti per i criminali un buon compromesso tra rendimento e probabilità di passare inosservati. Al contempo, la stabilità delle fasce più alte indica che continuano a rappresentare un obiettivo rilevante per i truffatori.  Il prestito finalizzato, pur rimanendo la tipologia di prodotto più vulnerabile ai casi di frode con una quota del 32,1%, mostra un calo del -6,5%, a conferma di un trend che ha visto negli ultimi anni una riduzione notevole per questa tipologia di finanziamento (nel 2018 rappresentava oltre il 72% dei casi di frode rilevati). Tuttavia, l’importo medio delle frodi su prestiti finalizzati cresce in modo significativo (+15,9%) attestandosi a 8.077 euro. In calo anche i prestiti personali, che registrano un -7,5% passando da una quota del 25,2% al 23,4% del totale dei casi stimati, con un importo medio pari a 14.273 euro. Aumenta invece l’incidenza dei casi di frode sui mutui che segnano un aumento del +50,1%, raggiungendo la quota del 4,2%.

Meno frodi sulle carte di credito

Le frodi su carte di credito, incluse le revolving, subiscono un calo (-18,1%), mentre si conferma la crescita (+13,8%) dei casi di frode sulla rateizzazione di acquisti e-commerce, le così dette formule “Buy now, pay later” (BNPL), che pur rappresentando ancora una fetta residuale sul totale del fenomeno (pari al 6,5% del totale), confermano come il trend delle frodi sull’e-commerce sia un fenomeno in forte crescita. CRIF ha inoltre analizzato anche la tipologia di beni finanziati più coinvolti in pratiche fraudolente, fornendo un quadro interessante sull’evoluzione delle preferenze dei truffatori. Rispetto al 2024, la categoria Consumi e spese personali – comprendente beni generici, abbigliamento e lusso – diventa la più colpita dalle frodi (con una quota del 21% dei casi) con una crescita del +53,1%, seguita dall’acquisto di Elettrodomestici, che si attesta al 18,5%. Al terzo posto si trova la categoria di Beni Elettronici, Informatici e Telefonia al 9,9% (+83%), seguita da Auto e Moto con il 9% (-6,4%).  Seguono le frodi che hanno per oggetto le spese per Immobili e Ristrutturazioni (5,5%), le spese per la Salute (5%) e per l’Arredamento (4,6%), per cui complessivamente le Spese per la casa rappresentano il 10,1%. Rappresentano una quota pari al 2,3% le frodi che colpiscono la categoria Finanziarie e Assicurazioni, fenomeno riconducibile all’utilizzo sempre più frequente della rateizzazione delle polizze assicurative, mentre le frodi relative a Viaggi e Intrattenimento e a Spese professionali si attestano rispettivamente allo 0,7% e 0,6%. Analizzando le principali tipologie di venditore presso cui i truffatori acquistano i beni finanziati mediante frodi creditizie, per i casi di frode dove il dato è disponibile (circa la metà) si nota che il 70,9% si riferisce alla categoria Commercio e negozi della grande distribuzione (GDO), mentre il 23,5% a Servizi (+86,2%) e il 2,2% a Informatica, media e telecomunicazioni.

Related posts

Istat, Prezzi produzione: “A gennaio industria -1,7% e costruzione edifici invariata su mese; servizi +0,4% su trimestre precedente”

Redazione Ore 12

Cia agricoltori: “Serve con urgenza una legge quadro e osservatorio sull’imprenditoria al femminile”

Redazione Ore 12

Confartigianato Ict: “Dal pacchetto Ue risposte concrete alle nostre istanze. Bene wallet e registro unico. Ora la sfida è l’attuazione”

Redazione Ore 12