La guerra di Putin

Daghestan, i terroristi uccisi figli di esponenti politici russi

 

A oltre 48 ore dall’attacco terroristico in Daghestan si chiariscono i dettagli dell’operazione di stampo militare ma soprattutto su alcuni media russi si solleva il problema della “islamizzazione del Paese” e si sollecita il governo a prendere misure radicali che non sno state assunte nemmeno dopo i massacro al municipio Crocus avvenuto a Marzo.

Di fatto alcuni organi di stampa, non necessariamente radicalmente anti islamici, ritengono troppo facile attribuire tutti i problemi agli agenti della SBU e alle macchinazioni dei paesi della CIA e della NATO, come  che starebbero facendo, funzionari locali, deputati e i senatori di quel territorio.

 

Ad oggi fatti accertati sono i seguenti. Tutto è iniziato  la sera del 23 giugno, festa ortodossa – della Santissima Trinità– quando 5 terroristi islamici a Derbent (Daghestan) hanno attaccato due chiese ortodosse e una sinagoga, uccidendo una una guardia e tagliando la gola   al rettore del tempio russo/ortodosso, padre Nikolai.

Sulle porte della sinagoga bombardata e anch’essa  data alle fiamme, i terroristi hanno lasciato un’iscrizione con un riferimento al Corano: i numeri 2:120 e 8:39 che recita cosi: “Combatteteli finché la tentazione non scomparirà da loro e la loro adorazione sarà completamente dedicata ad Allah”. Nei video  dei terrosti circolanti diffusamente in rete, invocavano anche l’annientamento dei “kafir” (infedeli).

Si è aperto un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine intervenute con blindatii per tutta la serata di domenica fino a quando i terroristi sono stati eliminati.

Secondo i dati ufficiali, 19 persone sono state uccise, tra cui 15 agenti di polizia e quattro civili, ma  secondo il canale 112, un totale di 20 persone sono state uccise e 44 persone sono rimaste ferite, di cui 37 erano agenti delle forze dell’ordine;

Due dei 5  terroristi uccisi erano i figli del capo del distretto Sergokalinsky del Daghestan, Magomed Omarovche è stato successivamente arrestato.  Omarov è stato  il segretario della filiale del Daghestan di Russia Unita (il partito di Putin), informazione che è stata successivamente rimossa dal sito web del partito.

Il terzo terrorista ucciso è presumibilmente Gadzhimurad Kagirov, cugino dell’ex sindaco di Makhachkala Musa Musaev.Kagirov era uno studente della scuola di Abdulmanap Nurmagomedov e membro del club di combattimento di suo figlio Khabib Nurmagomedov.  È interessante notare che Khabib Nurmagomedov ha parlato in modo piuttosto vago dell’attacco terroristico e non lo ha condannato direttamente. Il che suggerisce che le scuole di MMA di Nurmagomedov potrebbe essere stata utilizzata per addestrare i terroristi.

Un altro terrorista eliminato è Ali Zakarigaev,che ha partecipato alle elezioni dei deputati dell’Assemblea dei deputati della formazione municipale “Distretto di Sergokalinsky”, ed è stato anche presidente della sezione locale del partito “Una Russia Giusta”. – Per la verità” di orientamento socialdemocratico.

Come ha osservato  un commentatore “tra gli islamisti che hanno organizzato l’attacco ai templi e alle sinagoghe non c’erano persone disgraziate che contavano i soldi fino al giorno della paga. Al contrario, provenivano tutti da famiglie benestanti e rispettate”.

L’islamismo radicale ha messo radici da tempo in alcune regioni della Russia, soprattutto in Daghestan. Nonostante le dichiarazioni di singoli rappresentanti delle autorità regionali, il Daghestan rimane un territorio in cui l’attività estremista è sistematica e non episodica. La posizione dei “wahhabiti” nella regione è molto forte.

Ciò è stato chiaramente dimostrato dagli eventi dell’ottobre dello scorso anno, quando centinaia di musulmani hanno occupato aeroporto di Makhachkala Uytashdistruggendo il terminal, facendo irruzione sulle piste alla ricerca degli ebrei che avrebbero dovuto arrivare in aereo,  gridando slogan filo-palestinesi e antisemiti.

Un minaccioso campanello d’allarme che, secondo alcuni commentatori, che non ha comportato una dura repressione le autorità tanto che il capo del servizio stampa della Corte Suprema del Daghestan ha riferito che ha erano stati esaminati 242 casi amministrativi, con 104 trasgressori arrestati fino a dieci giorni, 94 persone multate da  3mila a 10mila rubli, altri 42 condannati al lavoro obbligatorio.

 

Il massacro nel marzo di quest’anno  al Crocus Hall di Mosca, avrebbe dovuto comportare  posizioni più decise da parte del Governo, mentre secondo altri commentatori , i luoghi di culto illegali continuano a funzionare, così come i club di MMA dove vengono addestrati i terroristi, le diaspore hanno ancora potere, non ci sono divieti di indossare il niqab (velo integrale), nè ci sono stae restrizioni alla immigrazione.

Alcuni commentatori osservano che ‘omicidio di padre Nikolai Kotelnikov, brutalmente sgozzato, è uno sfregio al “Monumento dell’Amicizia dei Tre Religioni” (cristianesimo, islam, ebraismo) presente prio nella capitale del Daghestan. Derbent.

 

E denunciano  le autorità, che stanno flirtando con gli islamici radicali come i talebani(il cui governo è al riconoscimento ufficiale di Mosca), nell’intento di mantenere  buoni rapporti con il mondo arabo, vanno molto caute nell’affrontare il problema.

A conferma di queste critiche giunge una nota del presidente  del Consiglio per i diritti umani che afferma: “Il terribile e disumano attacco terroristico in Daghestan è un tragico esempio di una serie di eventi, errori strategici o negligenza criminale. Era dai tempi del pogrom all’aeroporto di Makhachkala, che non era chiaro a molti che il radicalismo ostile era penetrato e rafforzato nella regione, avendo ricevuto una massa di sostenitori e portatori di un’ideologia misantropica aggressiva… È possibile che anche dopo questo cercheranno di dimostrarci cinicamente che non ci sono problemi con il radicalismo in Daghestan?”

 

Possiamo anche affermare che la preoccupante rinascita di questo radicalismo terroristico che si manifesta periodicamente anche in Occidente, spesso da parte di cosiddetti “lupi solitari” è monitorato costantemente dai servizi di intelligence e dalle polizie di tutto il mondo, Russia inclusa nonostante il conflitto.

 

 

Ricodiamo ch già l’8 marzo, prima del massacro alla Crocus hall, l’ambasciata statunitense, aveva  messo in guardia i propri cittadini rimasti  a Mosca sul pericolo di attentati di “estremisti” nel fine settimana.

Un allarme lanciato poche ore dopo che i servizi d’intelligence russi avevano detto di aver eliminato una cellula dell’Isis che pianificava un attacco contro una sinagoga moscovita.

Evidentemente anche la collaborazione internazionale può risultare ineggicace  se gli estremisti nuotano in vaste aree di religione islamica, se non in  diretta, collusione, quanto meno in colpevole indifferenza.

GiElle

aggiornamento crisi russo-ucraina ore 13.43

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