Primo piano

Dal Protezionismo Americano alla Partnership Asiatica. L’Opportunità Pakistan per l’Europa

di Shahid M. Ajmal (*)

 

Con la rielezione di Donald Trump, già dal novembre scorso si erano riaccesi i timori europei di una nuova guerra commerciale tra le due sponde dell’atlantico. L’imposizione indiscriminata  di dazi fino al 50% sui prodotti europei, avviata nei giorni scorsi, segnala un ritorno al protezionismo aggressivo. Di fronte a questo scenario sempre più turbolento, l’Europa deve ripensare le proprie strategie commerciali, guardando con interesse verso l’Asia e in particolare, a mio modesto parere, verso il Pakistan. La strategia commerciale di Trump non è più teorica ma realtà. L’Europa è vista come concorrente sleale da riequilibrare attraverso misure protezionistiche. I dazi già imposti su acciaio, alluminio e automobili europee sono l’antipasto di una strategia più ampia per ridurre il deficit commerciale americano. Questo approccio colpisce il cuore dell’economia europea, dove l’export rappresenta una componente fondamentale del PIL. Germania, Italia e Francia vedono minacciati mercati consolidati da decenni. La risposta europea, basata su reciprocità e contro-dazi, rischia di innescare una spirale protezionistica devastante.

 

In un simile contesto, L’Asia emerge come naturale alternativa per diversificare le partnership economiche europee. Il continente asiatico rappresenta il motore della crescita mondiale, con tassi di sviluppo superiori a quelli occidentali. Cina, India e altri giganti asiatici offrono mercati in espansione che l’Europa non può ignorare. Il Pakistan si distingue per caratteristiche uniche che lo rendono partner ideale. Con oltre 240 milioni di abitanti, è il quinto paese più popoloso al mondo e tra i mercati emergenti più dinamici dell’Asia meridionale. La sua posizione geografica strategica, al crocevia tra Asia centrale, subcontinente indiano e Medio Oriente, lo trasforma in hub naturale per le rotte commerciali continentali. Il Pakistan non è solo  un mercato emergente ma è un paese ricco di risorse naturali sottovalutate. Le riserve di gas naturale, carbone, rame e minerali strategici offrono opportunità di diversificazione energetica, riducendo la dipendenza europea da fornitori instabili.

 

Cruciale, poi, è il capitale umano pakistano. Il paese vanta forza lavoro giovane e qualificata, con settori come IT, ingegneria e servizi finanziari in crescita esponenziale. Le università pakistane producono migliaia di laureati STEM annui, creando competenze tecniche sfruttabili dalle aziende europee attraverso partnership e investimenti diretti. Il settore manifatturiero, tradizionalmente tessile, si diversifica verso produzioni sofisticate. Industria chimica, farmaceutica e meccanica leggera mostrano potenzialità complementari alle esigenze europee di delocalizzazione in aree competitive ma qualitativamente elevate. La collaborazione Europa-Pakistan presenta vantaggi unici rispetto ad altre partnership asiatiche. Diversamente dalla Cina, percepita come concorrente sistemico o dall’India con tensioni commerciali latenti, il Pakistan rappresenta un partner complementare. I costi pakistani rimangono inferiori a quelli europei, ma la differenza non crea distorsioni insostenibili nel mercato del lavoro.

 

Questo equilibrio permette partnership win-win dove le aziende europee mantengono competitività senza tensioni sociali eccessive. Logisticamente, il Pakistan offre accesso privilegiato ai mercati dell’Asia centrale attraverso il Corridor Economico Cina-Pakistan (CPEC). L’Europa potrebbe sfruttare questa infrastruttura per raggiungere mercati altrimenti inaccessibili, creando rotte alternative a quelle controllate da potenze concorrenti. Le basi per rafforzare la partnership esistono già. Il sistema GSP+ dell’UE ha trasformato il Pakistan in principale beneficiario delle preferenze commerciali europee, permettendo un significativo aumento degli scambi bilaterali. L’Europa è già secondo partner commerciale del Pakistan dopo la Cina, con oltre 13 miliardi di dollari di scambi annui. Questo dato rappresenta solo una frazione del potenziale che esprime il mio paese. Le esportazioni pakistane verso l’Europa restano concentrate nel tessile, mentre esistono ampi margini di diversificazione verso produzioni a maggiore valore aggiunto. La crisi commerciale americana deve diventare occasione per implementare una strategia di diversificazione geografica. Il Pakistan può essere apripista, dimostrando come partnership asiatiche strutturate compensino le perdite sui mercati tradizionali. La diversificazione, allora, significa ripensare le catene globali del valore europee. Il Pakistan può diventare  un Hub per componenti e prodotti intermedi destinati al mercato interno e alla riesportazione asiatica.

 

Questa strategia permetterebbe alle aziende europee di mantenere controllo sui processi ad alto valore, delegando al Pakistan le fasi labour-intensive. Il protezionismo americano può accelerare una partnership Europa-Pakistan destinata a ridefinire gli equilibri commerciali globali. La complementarietà economica, la stabilità diplomatica e le potenzialità inespresse offrono all’Europa un’alternativa credibile alla dipendenza americana. Il momento è propizio per trasformare il Pakistan da partner marginale a pilastro della strategia europea di penetrazione asiatica. La sfida è cogliere questa opportunità prima che altri attori si posizionino definitivamente, trasformando la necessità geopolitica in  un vantaggio competitivo e duraturo.

(*) Imprenditore italo-pakistano ed esponente della Comunità pakistana in Italia (nella foto)

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