Trump tratta e la sua Portavoce no. Allarme Fmi. Un caso il licenziamento del Capo dell’Nsa e della sua Vice
Donald Trump ha contraddetto i suoi collaboratori sui dazi. Dopo che il segretario al Commercio americano Howard Lutnick e il consigliere Peter Navarro hanno ribadito a più riprese che non c’era spazio per trattare sulle tariffe, il presidente Usa ha definito le tariffe uno strumento per trattate e ha aperto a negoziazioni. Lo mettono in evidenza i media americani. “Tutti i paesi ci stanno chiamando. Abbiamo preso il comando: se avessimo chiesto a questi paesi di farci un favore, avrebbero detto di no. Ora, invece, farebbero qualsiasi cosa per noi. I dazi ci danno un grande potere per negoziare”, ha spiegato Trump. Ma non tutto, quando si parla di Trump è chiaro come sembra visto che molti esponenti di primo piano dell’Amministrazione Usa hanno preso posizioni diverse.
“Questa non è una negoziazione, è un’emergenza nazionale”: così la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha difeso la nuova politica tariffaria del presidente Trump, in un’intervista alla CNN. Leavitt ha respinto l’ipotesi di un passo indietro prima dell’entrata in vigore dei dazi e ha rivolto un appello diretto alla finanza americana: “Wall Street deve fidarsi del presidente Trump”. Minimizza quello che sta accadendo anche il vice di Trump, Vance: “Pensavo che sarebbe andata anche peggio vista la grande transizione”, ha spiegato Vance precisando che in Borsa è stata una “brutta giornata” ma il calo va visto in prospettiva. “Avremo un mercato forte e in espansione perché stiamo investendo di nuovo negli Stati Uniti”. Da registrare poi la brutta storia del direttore della National Security Agency, Timoty Haugh, licenziato in tronco dal Presidente Usa. Dcisione condannata duramente dai parlamentari del partito democratico. Anche Wendy Noble, numero due della Nsa, è stata licenziata. Secondo il New York Times, l’attivista e cospirazionista di estrema destra Laura Loomer ha chiesto a Trump di licenziare Haugh in un incontro alla Casa Bianca mercoledì. Haugh e Noble “hanno dimostrato slealtà nei confronti del presidente Trump. Ecco perché sono stati licenziati”, ha scritto Loomer su X.
Dazi, allarme Fmi: “Rischio per le prospettive globali”
I dazi degli Stati Uniti “rappresentano chiaramente un rischio significativo per le prospettive globali in un momento di crescita lenta”: lo ha evidenziato la direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi), Kristalina Georgieva. Con una dichiarazione diffusa sul sito dell’istituto, la responsabile ha espresso l’auspicio che Washington e i suoi “alleati commerciali” possano lavorare in modo costruttivo per risolvere le tensioni e ridurre l’incertezza. Secondo Georgieva, l’Fmi sta ancora valutando le implicazioni macroeconomiche dei dazi predisposti dall’amministrazione di Donald Trump. Mercoledì il presidente americano ha annunciato l’imposizione di dazi “reciproci” che variano dal 10 al 50% sui prodotti importati negli Stati Uniti da molti altri Paesi. Le aliquote sono differenti: 20% per l’Unione Europea, il 34% per la Cina, il 46% per il Vietnam, il 32% per Taiwan, il 24% per Giappone, il 26% per l’India, il 25% per la Corea del Sud, il 36% per la Thailandia, il 31% per la Svizzera, il 32% per l’Indonesia, il 24% per la Malesia, il 49% per la Cambogia, il 30% per il Sudafrica, il 30% per il Bangladesh e il 17% per Israele.
