Esteri

Dazi: il rischio dell’aumento dei prezzi incombe sulle famiglie americane

di Andrea Maldi

I dazi applicati dal Tycoon indiscriminatamente su tutti i prodotti importati da Canada, Cina e Messico potrebbero far lievitare il costo della vita negli Stati Uniti, producendo una ripresa generalizzata dell’inflazione con un conseguente rallentamento dell’economia.

Sarebbe un duro colpo per le famiglie americane che si troverebbero a fronteggiare un nuovo aumento dei prezzi su articoli di genere alimentare, sull’elettronica, autovetture e benzina. Beni che gli statunitensi consumano e che non saprebbero altrimenti come procurarsi.

 

Il primo settore a risentirne – in ordine di sopravvivenza – sarebbe quello sui prodotti alimentari. “Considerata la combinazione di Canada, Cina e Messico , sarà difficile entrare in un supermercato e non vedere una sorta di effetto inflazionistico. Infatti questi tre Paesi insieme costituiscono il 40% totale dell’import del settore alimentare americano”, afferma in una intervista al New York Times Jason Miller, professore di gestione della catena alimentare della Michigan State University.

La prima stangata arriverà su frutta e verdura: avocado, fragole e pomodori. Dei quali circa il 65% arriva dal Messico. Mentre il 60% delle importazioni di prodotti agricoli viene dal Canada: carne, cereali e sciroppo d’acero.

Potrebbe subire un’impennata dei prezzi anche la birra. Secondo un’indagine del Beer Institute, 4 galloni (circa 16 litri) su 5 (circa 20 litri) sono importati dal Messico. Le marche più a rischio rialzo

sono le maggiormente smerciate: Corona e Modelo Especial, rispettivamente del 12% e 4%.

 

Sarebbe in pericolo anche il comparto dell’elettronica hi-tech e del legname. Gli Stati Uniti importano dalla Cina pannelli solari, semiconduttori e metalli (e auto elettriche). Potrebbero lievitare i prezzi  di cellulari, computer, elettrodomestici e videogame. Anche il legno potrebbe salire, dal momento che il 30% è importato dal Canada.

 

Anche se in tempi più lunghi l’ombra dei dazi potrebbe cadere anche sull’automotive. Messico (dove si produce circa il 90% di tutti i pick up venduti in America) e Canada esportano in Usa autovetture e componenti per un giro d’affari di decine di miliardi di dollari. Il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrad, ultimamente ha dichiarato: “I dazi del 25% potranno far crescere di 3mila dollari il prezzo di un nuovo veicolo Ford o GM”.

Mentre dalla Cina gli Stati Uniti importano autovetture elettriche e componentistica per miliardi di dollari.

 

Infine la misura dei dazi potrebbe farsi sentire persino sul prezzo della benzina. Il 60% delle importazioni petrolifere arriva dal Canada, anche se Trump ha fissato la soglia di sbarramento al 10% su tutte le importazioni energetiche con il nord America.

 

Se la minaccia dei dazi dovesse ricadere anche sull’Italia (e quindi sull’Ue) – attualmente confermata dalla Casa Bianca – si rischierebbe un rincaro dei prezzi del 15%-30% su prodotti agroalimentari: quali vino, olio d’oliva, formaggi dop, pomodoro trasformato, pasta e ortofrutta.

L’impatto per il comparto potrebbe essere stimato in 2 miliardi di euro l’anno.

Rischierebbero di cadere nel mirino anche altri settori del made in Italy: automobilistico, farmaceutica, macchinari e impianti.

 

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