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Dazi Usa: tregua con l’Ue ma tariffe al 145% alla Cina. Le grandi banche di Wall Street temono la recessione

di Andrea Maldi

La guerra dei dazi reciproci tra Stati Uniti e Cina per il momento sembra essere destinata a proseguire. Secondo fonti della Casa Bianca il 125% di tariffe reciproche proclamato dal presidente Usa, Donald Trump, va a sommarsi al 20% di aliquote imposte precedentemente per il fentanyl; per una quota totale del 145% verso Pechino. La Cina risponde rialzando i suoi contro-dazi sulle importazioni dei beni made in Usa dall’84% al 125%, che entreranno in vigore dalla mezzanotte del 12 aprile.

 

Giovedì scorso l’Ue ha temporaneamente sospeso le sue contromisure per 90 giorni contro gli Usa.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, avverte: “Senza intesa pronti a tassare le Big Tech”.

Il commissario al Commercio Maros Sefcovic domenica prossima sarà a Washington per un nuovo tavolo delle trattative.

Nel frattempo le borse europee si presentano incostanti: aprono in rialzo per poi voltare in negativo. Piazza Affari rimane in down e Wall Street in ribasso.

L’euro ai massimi livelli del 2022, mentre il dollaro sprofonda. Arriva invece a nuovi massimi l’oro (circa +3%) insieme al franco svizzero.

 

Intanto i CEO delle più grandi istituzioni finanziarie d’America non nascondono le loro incertezze sulle controverse scelte del Tycoon, anche se le previsioni trimestrali dei tre colossi del comparto bancario statunitense – Jp Morgan Chase, Wells Fargo e Morgan Stanley – sono tutto sommato positive, ma comunque va sottolineato che il periodo di riferimento è precedente all’entrata in vigore dei dazi che in queste settimane hanno scombussolato le borse di tutto il mondo. Infatti subito dopo il “giorno della liberazione” (liberation day) del 2 aprile scorso le piazze commerciali hanno registrato forti variazioni che non si vedevano dai tempi della pandemia Covid e della crisi finanziaria del 2008.

 

Charlie Scharf, CEO di Wells Fargo, ha asserito che “La banca appoggia la volontà dell’amministrazione Usa di porre barriere per il commercio equo per gli Stati Uniti, anche se ci sono rischi associati ad azioni così significative, che saranno all’origine di una continua volatilità e incertezza. Tutto dipenderà dai risultati e dai tempi dei cambiamenti politici”.

Anche il CEO di Jp Morgan Chase, Jamie Dimon, si è detto scettico: “L’economia sta affrontando notevoli turbolenze, anche geopolitiche, con potenziali aspetti positivi dalla riforma fiscale e dalla deregolamentazione e potenziali ripercussioni negative dai dazi e dalle guerre commerciali, un’inflazione elevata, elevati deficit fiscali e prezzi delle attività ancora piuttosto elevati”.

Più severo invece l’AD di BlackRock Larry Fink: “Gli Stati Uniti sono molto vicini se non addirittura già in recessione. Sono rimasto sorpreso dai dazi di Donald Trump, che sono andati al di là di qualsiasi cosa avrei mai potuto immaginare nei miei 49 anni in finanza. Questa non è Wall Street contro Main Street, perché il calo dei mercati azionari colpisce i risparmi di milioni di persone ordinarie. L’incertezza e l’ansia sul futuro andamento dei mercati dominano le conversazioni fra i clienti. Abbiamo già assistito a periodi come questo, caratterizzati da grandi cambiamenti strutturali, come la crisi finanziaria, il Covid e la corda dell’inflazione nel 2022”.

aggiornamento dazi ore 14.14

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