Esteri

Deamericanizzare l’immaginario europeo/4

 di Piero Bevilacqua (*)

La desecretazione per scadenza dei termini di molte carte d’archivio a Washington, relativi ad attività del Pentagono e della CIA, le documentazioni recenti, ad es. di Lindsey A. O’Rourke (Covert Regime Change. America’s Secret Cold War, Cornell University Press 2018) o quelle di Julian Assange, stanno offrendo nuovo materiale di scoperta della politica estera segreta di questo paese. E per brevità non mi diffondo qui in ostentazioni bibliografiche, limitandomi a menzionare i nomi di analisti come Jacques Baud, quello di Jeffrey Sachs, di Daniele Ganser. Per non citare che pochi dei nostri autorevoli analisti, da Alberto Bradanini a Elena Basile, da Alessandro Orsini a Fabio Mini, a Giacomo Gabellini.

Ma certo, l’evento epocale che cancella per tutti i tempi a venire il mito della democrazia americana è la partecipazione delle sue amministrazioni al più atroce, pubblicamente, quotidianamente visibile genocidio del millennio: il massacro dei palestinesi a Gaza. Com’è noto, sia il democratico Biden che il repubblicano Trump hanno fornito migliaia di tonnellate di bombe perché l’esercito di Israele potesse bombardare, per due anni, da terra, dal cielo e dal mare, gli edifici, le scuole, le università, gli ospedali, le case, le tende di decine di migliaia di palestinesi indifesi.

Una mattanza quotidiana che resterà per sempre nella memoria collettiva di tutti i popoli della Terra, quale monumento imperituro a testimonianza dell’opera del maggiore Stato criminale dell’ultima età contemporanea e del suo aguzzino mediorientale.

 

Ebbene, quali conseguenze trarre da questo tracollo dell’egemonia americana, che Donald Trump sta completando comportandosi come un bandito internazionale, rapendo capi di Stato liberamente eletti, come ha fatto con Maduro, minacciando la Groenlandia e l’Iran che non gli hanno recato né danno né offesa, praticando il racket e le estorsioni dei dazi anche ai paesi amici non obbedienti? Senza qui considerare quel che la sua amministrazione sta compiendo all’interno della società americana con le attività di squadrismo federale contro la popolazione immigrata.

 

È evidente che i vecchi vassalli europei, giornalisti e politici, che ancora tentano di difendere e cercheranno in futuro di riabilitare l’immagine di questo Impero, potranno ricevere solo incredulità e disprezzo universali, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Solo una vasta opera di pulizia all’interno del deep state americano, la cacciata definitiva dei neocon dai gangli del potere, l’emergere di un nuovo ceto dirigente, l’abbandono delle pratiche criminali dell’Impero, la fine della NATO, possono restituire a questo grande paese un nuovo ruolo di equilibrio e di pace e al suo popolo una più diffusa prosperità sociale. Prospettiva di cui a oggi non si intravede alcun indizio.

 

Io credo che si potranno spingere gli USA in questa direzione (consapevoli di muoverci sul ciglio abissale dell’ultima guerra che sconvolgerà il pianeta) solo mostrando alle sue classi dirigenti che non hanno altra scelta se non di rinunciare alla propria dimensione di Impero, di dover limitarsi a essere un grande Stato alla pari con tutti gli altri Stati. È ormai intollerabile che un paese ricco, con solide tradizioni e istituzioni liberali, protetto dai confini di due oceani, debba mantenere basi militari in tutto il pianeta, porsi come il gendarme del mondo, spadroneggiare con guerre e massacri di popolazioni lontane e innocenti. Lo è ancora di più ora che il suo massimo rappresentante si comporta come un bandito internazionale, che scrive le regole della politica mondiale, imitazione grottesca del Dittatore di Chaplin, con un tratto della sua penna. Ed oggi è ancora più intollerabile che i governanti europei, per viltà e pochezza, acconsentano e legittimino le gesta di aggressione armata con cui questo presidente criminale colpisce e minaccia tanti paesi vicini e lontani. Deve essere ormai evidente: i governanti e i nostri giornalisti padronali devono farsene una ragione; il loro atlantismo si configura ormai come una corrente di propaganda criminale.

 

Come non vedere, a questo punto, che gli USA sono oggi, se non il nemico, certo l’avversario più agguerrito e temibile del Vecchio Continente? L’insieme di convenienze, ipocrisie, patti segreti con cui le classi dirigenti d’America e d’Europa hanno operato insieme con rinnovati intenti coloniali è andato in frantumi. (Si veda ora il numero de «La fionda», 2025, n. 1 dedicato a Noi e l’America. Atlantisti e Eurofanatici.)

Che cosa dunque ci impone di mantenere rapporti privilegiati con un Impero morente, che continuerà a tiranneggiarci per necessità di sopravvivenza, grazie alla debolezza e divisione dei singoli Stati europei? Gli anni che ci attendono, con i progetti economicamente inflazionistici del riarmo (le armi hanno un solo valore d’uso: morte e distruzione), infliggeranno danni di vasta portata alle popolazioni. E allora, perché non pensare a un mutamento radicale delle relazioni internazionali, che solo la passiva fedeltà a una fase storica ormai tramontata, l’atlantismo, e un pregiudizio infondato e insensato, la russofobia, ci impediscono di pensare?

 

La ripresa delle relazioni con la Russia, oltre che con la Cina e con tutti i paesi dei BRICS, ridarebbe nuovo slancio alle economie europee, che il meschino interesse di potere personale e la stoltezza dei nostri gruppi dirigenti stanno condannando, senza alcuna necessità, allo stesso declino dell’Impero. È evidente che queste élites, infilatesi in un vicolo cieco, responsabili di errori seriali, spogliate di ogni dignità persino personale di fronte al padrone americano e agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, non sono in grado di intraprendere la strada che sarebbe necessaria.

(*)Storico e scrittore 4 – Segue

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