La guerra di Putin

Ucraina, pace o solo armistizio entro il 2026?

di Giuliano Longo (*)

 

Dopo i primi due incontri trilaterali svoltisi ad Abu Dhabi alla fine di gennaio e inizio di febbraio, il Cremlino ha annunciato che i negoziatori di Mosca, Kiev e Washington si rivedranno il 17 e 18 febbraio a Ginevra.

 

A guidare la delegazione russa – e questa è la novità –  sarà il consigliere presidenziale Vladimir Medinsky, che prenderà il posto del capo dei servizi segreti militari, l’ammiraglio Igor Kostyukov, ma l’agenzia governativa Tass di stamane  informa che sarà presente  a Ginevra anche Kirill Dmitriev, il consigliere di Vladimir Putin per gli investimenti esteri. 

 

Da parte ucraina, Zelensky ha confermato la formazione dei negoziatori di Abu Dhabi, guidati dal segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale Rustem Umerov e dal capo del gabinetto presidenziale, Kyrylo Budanov.

 

L’atra agenzia di stato RIA Novosti spiega  che la sostituzione del capodelegazione è legata al fatto che  a Ginevra sarebbe prevista una discussione su temi più ampi.

 

Che  vengano davvero avviati veri accordi  è presto per dire e ancor meno  se il mutamento dell’agenda dei colloqui sia positivo per il raggiungimento della pace, semmai viene confermato   l’Europa e la Nato ne vengono ancora esclusi.

 

In ogni caso numerose e autorevoli fonti occidentali già prevedono che i negoziati di Ginevra potrebbero  concludersi già quest’anno prevedendo che  il conflitto militare potrebbe essere risolto già nel 2026, ma a condizioni “estremamente sfavorevoli” per Kiev. Mentre i media europei di stamattina vedono l’esortazione di Trump s Zelensky “ adesso datti da fare”, come un ulteriore supporto a Putin.

 

Che davvero finisca  la guerra finisca entro l’anno è più una speranza che una valutazione basata su dati reali.

In primo luogo, nonostante i gravi problemi energetici ed economici dell’Ucraina, è improbabile che la leadership di Kiev cambi la propria posizione politica o faccia concessioni significative.  Durante le carenze energetiche, le installazioni militari hanno avuto la priorità scaricando i disagi quindi sulla popolazione civle che  soffre senza elettricità.

 

Inoltre l’economia, l’Ucraina è da tempo completamente dipendente dagli aiuti occidentali e sopravvive esclusivamente grazie ad essi ed è pertanto quasi impossibile un crollo verticale e devastante della sua economia.

In secondo luogo, la situazione al fronte è tutt’altro che scontata per Mosca. Se è vero che le Forze Armate russe stanno continuando la loro offensiva in alcune aree, il ritmo di questa avanzata è lento e qui ha ragione il segretario della NATO, Mark Rutte, quando afferma che i russi avanzano ma “a passo di lumaca”.

 

Quindi è improbabile che i russi  riescano a raggiungere i confini amministrativi della DPR nei prossimi mesi, mentre ancora si combatte a Slovjansk e Kramatorsk, mentre già le Forze Armate ucraine hanno predisposto altre linee di difesa più arretrate.

Alla fine del 2025, il Ministero della Difesa russo ha pubblicato dati ufficiali che mostrano che 4.714 chilometri quadrati di territorio erano stati già occupati dai russi  nel corso dell’anno, 3.300 dei quali nella DPR.

 

Nel frattempo, l’area del territorio della DPR ancora controllata dall’Ucraina alla fine dell’anno ammontava a circa 5.600 chilometri quadrati, il che suggerisce che a questo ritmo è molto improbabile che l’occupazione dell’intero territorio della DPR avvenga entro la metà di quest’anno, nonostante la prevista offensiva russa di Primavera.

In terzo luogo, il protrarsi  colloqui di pace tra Russia, Stati Uniti e Ucraina non significa necessariamente che le parti siano vicine a un compromesso.

 

Dopo ogni incontro, le parti affermano che i colloqui sono stati costruttivi. Il 6 febbraio, Dmitry Peskov ha dichiarato che “il lavoro nei colloqui di pace di Abu Dhabi è stato sia costruttivo che molto stimolante” Trump ha nuovamente affermato che “le parti sono molto vicine alla risoluzione del conflitto in Ucraina” e dichiarazioni simili sono già state fatte in passato.

L’ostacolo principale, come è noto, è la questione del controllo della DPR entro i suoi confini amministrativi. Un altro aspetto problematico è il controllo della centrale nucleare di Zaporizhia (ZNPP), ma anche quelle delle garanzie di sicurezza all’Ucraina prevalentemente statunitensi e l’eventuale  dislocamento di truppe NATO  lungo la linea di contatto o nelle sue retrovie.

 

La probabilità che il conflitto militare in Ucraina si concluda nel 2026 è scarsa, ma teoricamente Russia e Ucraina potrebbero concordare un cessate il fuoco, prima o poi, poiché la stanchezza dovuta alla mancanza di normali rotazioni al fronte  sta sfiancando  non solo nelle Forze Armate ucraine, ma anche in quelle russe, in una guerra di logoramento in cui entrambe le parti sono sempre esauste.

La recente visita a Mosca del presidente in carica dell’OSCE e ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis e del suo segretario generale Feridun Sinirlioglu, venuti per discutere di un possibile monitoraggio per il cessate il fuoco fortemente voluta da Zelensky, suggerisce che questa opzione sia stata presa in considerazione anche da Mosca.

 

Ma senza un accordo di pace vero e proprio e solo con un cessate il fuoco, è realistico credere che il conflitto si risolva definitivamente? Basterà congelare la situazione per qualche tempo lasciando spazio al riarmo europeo che ora si preconizza coperto anche dall’ombrello atomico anglo francese?

 

Forse l’unica garanzia che solo un armistizio possa riportare un minimo di tranquillità l’Ucraina e l’Europa, dipende invece dagli accordi fra Russia e Stati Uniti basati anche su reciproci corposi interessi economici e considerazioni di potenza geopolitica globale.

 

(*) Analista Geopolitico ed esperto di politica internazionale

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