Economia e Lavoro

Desertificazione commerciale, ecco il Dossier realizzato dalla Confesercenti/1

“Commercio e servizi non solo garantiscono importanti servizi, ma danno luce, sicurezza, favoriscono la socializzazione. Presidiano il territorio e lo arricchiscono. Lo difendono. Sono argini, immaginiamoli così, contro il degrado e la disgregazione sociale. Argini senza i quali tutti noi vivremmo peggio”. Così la Presidente Patrizia De Luise nel suo intervento al convegno nel quale è stato presentato il dossier “Commercio e servizi: Le oasi nei centri urbani”, un focus sulla desertificazione commerciale che, nell’era del digitale e dell’on line, avanza nei borghi e nelle città italiane, che si è tenuto, alle scuderie di Palazzo Altieri a Roma, alla presenza del Ministro Urso. “Servono dunque investimenti per frenare la desertificazione commerciale dell’Italia. La nostra proposta – ha concluso De Luise – è quella di istituire un Fondo per la rigenerazione urbana, dove far confluire le risorse per le misure di sostegno e le azioni dei Sindaci. Nel Fondo dovrebbero arrivare le risorse che i commercianti già versano per il meccanismo della rottamazione. È il momento di discutere di una revisione della “web tax”, o anche di una tassa aggiuntiva sulle piattaforme digitali internazionali. È un contributo che riteniamo necessario, anche perché ci rendiamo conto che la coperta è corta”. “Altri governi – ha detto il Segretario Generale Mauro Bussoni, che ha presentato lo studio – hanno chiesto un contributo al web: la Francia ha introdotto una tariffa minima di 3 euro sui costi di spedizione dei libri acquistati online, per bilanciare la concorrenza con Amazon. Secondo le nostre stime, con l’introduzione di un’aliquota dell’1% applicata al fatturato realizzato dalle grandi imprese straniere, si potrebbero ottenere circa 400 milioni di euro di gettito fiscale. La prima occasione utile per un intervento organico contro la desertificazione ci è offerta dalla Legge Annuale per le PMI”. ”Tra poche settimane in Cdm presenteremo la prima legge annuale sulle Pmi, sarà una legge che ci consentirà di intervenire e migliorare il sistema – ha detto il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto alla presentazione del dossier. Su Transizione 5.0 entro la prossima settimana saranno pubblicati chiarimenti molto attesi, chiarimenti e semplificazioni che riguarderanno tutti gli operatori, ma in modo specifico per il vostro settore. In particolare gli investimenti nell’illuminotecnica e negli impianti di condizionamento saranno parte integrante del piano incentivi”. Ma ecco nel dettaglio quanto contenuto nello studio.  I negozi si ritirano, la desertificazione commerciale avanza. Tra il 2014 ed il 2024 sono sparite dalle vie e dalle piazze italiane oltre 140mila imprese del commercio al dettaglio in sede fissa, di cui quasi 46.500 attività di vicinato “di base”, dai negozi alimentari alle edicole, dai bar ai distributori carburanti. Un’emorragia di imprese che rischia di lasciare senza accesso a servizi essenziali e beni primari una quota significativa della popolazione: già oggi oltre 26 milioni di italiani vivono in comuni che hanno visto scomparire definitivamente dal proprio territorio una o più imprese di vicinato essenziali.

È quanto emerge dal dossier “Commercio e servizi: le oasi nei centri urbani”, presentato il 24 ottobre 2024 a Roma alla Presenza del Ministro per le Imprese ed il Made in Italy Adolfo Urso, e dedicato alla ‘desertificazione commerciale’, ovvero la progressiva riduzione o scomparsa delle attività commerciali dai territori, con conseguente impoverimento dell’offerta di beni e servizi per i residenti.

Per misurarne l’avanzata, Confesercenti ha analizzato la densità dell’offerta commerciale disponibile nei comuni italiani per dimensione – dai piccoli e piccolissimi borghi alle grandi metropoli, passando per città medie e medio grandi – e la variazione del numero di imprese attive su un periodo di dieci anni, con confronti tra 2014, 2019 e 2024, valutando anche i tassi di chiusura e di apertura delle attività commerciali.

Le attività di base. L’analisi si è focalizzata su un gruppo di imprese di vicinato di base che riteniamo essenziali per la qualità della vita: Minimarket, Elettrodomestici ed elettronica di consumo, Empori, Ortofrutta, Macellerie, Pescherie, Panetterie, Forni, Negozi di Bevande, Tabaccherie, Ferramenta, Librerie, Giornalai, Negozi di abbigliamento – nelle declinazioni di Confezioni per adulti, per Bambini, Biancheria, Calzature e accessori – Bar, Parrucchieri e Distributori carburanti.

Il crollo della rete di vicinato. L’analisi ci restituisce la fotografia di un’Italia già molto desertificata. Tra il 2014 e il 2024 oltre 26 milioni di residenti hanno visto sparire dal proprio comune una o più attività di base, dagli alimentari alle edicole, dai bar ai distributori carburanti. Complessivamente, tra il 2014 ed il 2024 sono sparite quasi 46.500 imprese di vicinato di base, al ritmo di quasi 13 al giorno.

Sono stati 5.653 i comuni interessati dal processo di desertificazione, principalmente comuni piccolissimi (meno di 5mila abitanti) e piccoli (tra 5 e 15mila residenti). Tra i comuni colpiti, 2.620 hanno registrato la sparizione di una sola attività di base, 1.784 di due e 1.249 di tre o più. Milioni di residenti si trovano dunque costretti a percorrere chilometri per soddisfare bisogni primari e acquistare beni di uso quotidiano.

 

Alimentare.Nel settore alimentare, la situazione è particolarmente grave: in 565 comuni, oltre 3,8 milioni di persone non possono più acquistare il pane in una panetteria vicino a casa, e più di 1,2 milioni di residenti hanno perso l’accesso ai forni. Anche per altri generi alimentari la situazione è drammatica: circa 3 milioni di persone non hanno più un negozio di bevande, 2,3 milioni non possono più acquistare pesce fresco in una pescheria, 2,1 milioni non trovano più un negozio di ortofrutta, 1,6 milioni non possono più rivolgersi a una macelleria, e quasi 800mila devono rinunciare anche ai minimarket.

Abbigliamento.Nel comparto dell’abbigliamento, la situazione non è meno preoccupante. Circa 3,2 milioni di residenti devono uscire dal loro comune per raggiungere un negozio di biancheria, una cifra simile (3,1 milioni) non ha accesso a un negozio di vestiti per bambini, e 1,2 milioni non possono più acquistare abiti per adulti nel proprio comune.

Altro non alimentare.Anche il settore non alimentare vede una significativa riduzione dei punti vendita. Altri 3,6 milioni di residenti, soprattutto nei piccoli comuni, non hanno più un negozio di elettronica o elettrodomestici nelle vicinanze. Quasi 3,5 milioni di persone non possono più comprare giornali o riviste nel loro comune, 2,7 milioni non hanno accesso a librerie, quasi 2,6 milioni non possono rivolgersi a un emporio per prodotti non alimentari, 1,6 milioni non trovano più un ferramenta, e oltre 500mila italiani devono recarsi in un altro comune per fare rifornimento di carburante.

Servizi.Più contenuta, ma comunque notevole, la desertificazione delle attività di servizio. Parrucchieri e barbieri spariscono da 273 comuni (tutti sotto i 5mila abitanti), per un totale di oltre 237mila residenti. I bar, simbolo della socialità di provincia, hanno chiuso per 150mila persone in 246 piccoli comuni – anche in questo caso tutti sotto i 5mila abitanti.

L’avanzata della desertificazione nei piccoli, medi e grandi comuni

I piccoli comuni. L’avanzata della desertificazione commerciale è evidente a tutti, e colpisce micro, piccoli e grandi centri urbani. Ma, come visto, è un’avanzata diseguale, decisamente più veloce nei borghi e nei piccoli comuni sotto i 15mila abitanti, dove è già scomparsa oltre un’attività di base su dieci (-10,6%).

Complessivamente, l’insieme da noi definito di attività commerciali di base conta nel 2024 poco più di 198mila imprese nei comuni con popolazione inferiore ai 15mila abitanti. Un numero estremamente ridotto rispetto al recente passato: dal 2014 nei piccoli e piccolissimi comuni sono infatti sparite oltre 23milaattività commerciali di base, con un calo che sfiora il -14% nelle località sotto i 5mila abitanti. Un’emorragia diventata sempre più rapida dopo la pandemia, e che rischia di limitare gravemente l’accesso ai servizi delle persone che vivono nei piccoli comuni. Il processo di desertificazione in queste località si è infatti intensificato drammaticamente negli ultimi cinque anni: dal 2019 sono scomparse dai piccoli comuni 16.512imprese commerciali di base, circa i due terzi del totale di quante perdute nell’intero decennio.

Piccoli comuni: il calo per tipologia di impresa. A ridursi, proporzionalmente, sono soprattutto i negozi di elettronica di consumo e di elettrodomestici (-30,9% dal 2014), anche a causa dello spostamento delle vendite di questo tipo di prodotti verso l’eCommerce. Il cambiamento dei consumi innescato dalle tecnologie digitali è visibile anche per la rete di edicole e rivendite di quotidiani e riviste, che diminuiscono del 30,3% in dieci anni. In crollo anche i distributori di carburanti, che lasciano sul campo in dieci anni quasi un quarto dei punti vendita (-22,6%).

Forte contrazione anche per minimarket (-19%), ma spariscono velocemente anche le macellerie (-18,4%), panetterie (-17,3%) e ferramenta (-15,3%). Cali un po’ meno veloci, ma sempre cali, invece, per empori (-3,1%) e librerie (-7,5%). Anche se, in quest’ultimo caso, la rete è quasi ridotta all’osso: in media, ormai, nelle località più piccole c’è una sola libreria ogni 30mila abitanti.

Più variegato, invece, l’andamento dei negozi di abbigliamento di base. Quelli di abbigliamento per adulti aumentano del +31,2% (2.242 negozi in più). Una crescita che sembra, però, essere trainata soprattutto dall’effetto sostituzione delle sottocategorie specifiche della moda: i negozi di confezioni per bambini e neonati perdono il 12,2% delle imprese in dieci anni, quelli di biancheria il 23,6% il e quelli di calzature il 28,3%. Riduzioni che trainano in negativo la dinamica complessiva dei negozi di moda (-151 imprese dal 2014).

Nemmeno bar ed esercizi simili si salvano dalla desertificazione: un tempo punti centrali, anche dal punto di vista sociale, dei centri minori, stanno sparendo sempre più rapidamente dai piccoli comuni: dal 2014 la flessione è del -12%, pari a -7.616 imprese in meno, la maggior parte (-6.374) persa dal 2019 ad oggi. Giù anche i parrucchieri (-5% dal 2014, quasi 2mila imprese in meno).

Piccoli comuni: chi fa eccezione.Tra i servizi di base, registra una crescita delle imprese attive nei piccoli comuni il commercio al dettaglio di generi di monopolio, che registra un +4,9%, pari a 634 imprese in più, in dieci anni. Una tenuta dovuta alla struttura di rete ‘protetta’, ma anche al progressivo aumento dei servizi offerti da tabaccherie e ricevitorie ai propri clienti, dai pagamenti di bollettini e multe ai trasferimenti di denaro, passando per la ricezione di pacchi e la gestione di abbonamenti digitali, che ha contribuito a rafforzare la loro presenza e il loro ruolo nei piccoli comuni.

Crescono anche le farmacie: secondo i dati di Federfarma, in Italia, nel 2014, operavano oltre 6.000 farmacie rurali, cioè farmacie situate in comuni o centri abitati con meno di 5.000 abitanti. Nel 2024 se ne contano oltre 7.200. Anche in questo caso, si tratta di attività che godono di una certa protezione, essendo fondamentali per garantire l’accesso ai medicinali e ai servizi sanitari nelle aree meno densamente popolate. La loro presenza è incentivata da politiche che mirano a garantire la copertura sanitaria su tutto il territorio nazionale, riconoscendo l’importanza di queste strutture come presidi di servizio indispensabili per le comunità locali.

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