di Wladymiro Wysocki (*)
Nella sola giornata del 21 ottobre si sono verificati tre eventi distinti di incidenti sul lavoro.
A Mazzo di Rho (Milano), un uomo di 75 anni, titolare di una ditta, precipita dal tetto della sua azienda da una altezza di circa otto metri.
A Sarmato, Piacenza, un uomo di 59 anni precipita da una altezza di sei metri durante i lavori di manutenzione sul tetto di un capannone agricolo.
A Uboldo, Varese, un operaio di 43 anni rimane vittima di gravi ustioni mentre stava miscelando sostanze chimiche presso l’azienda Sicad, specializzata alla produzione di nastri adesivi.
San Sicario, in Val di Susa, un operaio antennista di 62 anni, Massimo Sabato, perde la vita dopo essere precipitato dal tetto sul quale stava lavorando.
Nella giornata del 23 ottobre, nel Salento, rimane vittima Maurizio Misciali un operaio di 47 anni, schiacciato da un camion in manovra che trasportava una impalcatura per i lavori di ristrutturazione di una facciata.
Bologna, 23 ottobre, presso lo stabilimento Toyota di Borgo Panigale un boato improvviso causato da un compressore fa crollare metà della struttura.
Le conseguenze dello scoppio sono gravissime, due lavoratori perdono la vita e altri undici sono rimasti feriti.
Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in visita a Bologna nella giornata del 24 ottobre, dichiara di non avere più parole adeguate per esprimere l’allarme e l’angoscia per gli incidenti che colpiscono chi sta lavorando e per l’insufficienza della sicurezza per chi lavora.
Seguono le dichiarazioni dei sindacati, da CGIL, con Maurizio Landini, che dichiara la necessità di una maggiore attenzione e radicalità sui luoghi di lavoro in cui sono presenti.
Il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, ha dichiarato che “non si può più assistere inermi alla continua strage di lavoratori”.
Il Ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, esprime il profondo dolore per la perdita di tutte queste vite umane di questi giorni nei luoghi di lavoro, che dovrebbero essere luoghi di vita.
Proprio questi giorni dedicati alla settimana europea della salute e sicurezza, giorni di incontri, di convegni, di studio, di confronto, di divulgazione della cultura della sicurezza, vengono macchiati dal sangue di persone che escono da casa pieni di vita e di speranze per lavorare e non tornano più.
Torniamo a evidenziare sempre le stesse carenze nel lavoro, sempre le medesime dichiarazioni, i soliti lutti, le indignazioni di tutti, una rincorsa ad esprimere il massimo dolore per tragedie che non hanno più parole per essere definite.
Dice bene il Presidente Mattarella, “non vi sono più parole adeguate”.
Ormai ogni dichiarazione, commento, perdono di valore e di senso perché ormai è persa la dignità di ogni singolo lavoratore.
Lavorare è diventato morire, o quanto meno va messa una buona percentuale di ipotesi che possa accadere.
È inutile che ci rimpalliamo le colpe per la carenza di ispettori, di poca formazione, di poca cultura della sicurezza, qui dobbiamo renderci conto che il valore della vita umana nel lavoro ha perso la più totale considerazione.
L’obiettivo è la produzione, l’abbattimento dei costi, essere sempre più competitivi sul mercato in una gara senza fine, senza guardare la qualità della produzione e figuriamoci di quello che può importare la salute e sicurezza dell’operaio.
Una spietatezza senza limiti, una sottovalutazione dell’importanza dei processi di sicurezza sul lavoro che non lascia margini di commento.
Fin quando non ci fermeremo tutti a capire veramente cosa sta accadendo non faremo nessun passo in avanti.
Rendiamoci conto che ogni giorno si muore di lavoro, ci si ammala di lavoro e si rimane invalidi e mutilati a causa del lavoro.
Il lavoro non può essere questo, il lavoro deve essere la base della costruzione di una vita ricca di speranze, di traguardi da raggiungere, di famiglie da costruire.
Quando si esce di casa, il saluto dei propri cari deve essere un ci vediamo dopo e non un addio.
Riflettiamo ma soprattutto agiamo presto concretamente, se vogliamo fermare queste stragi interminabili e curare queste indelebili cicatrici.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
