Esteri

Dialogo, Fiducia e Sicurezza nel Mondo: Un messaggio di speranza dalla Conferenza Internazionale  di Roma

di Michele Rutigliano

Lo scorso 10 aprile si è svolta a Roma, presso la Biblioteca Casanatense, la Conferenza Internazionale “Dialogo, Fiducia e Sicurezza nel Mondo”, promossa dall’Ambasciata del Turkmenistan in Italia e dall’Istituto Italiano per l’Asia (ISIA). Un appuntamento che s’inserisce nel quadro dell’Anno Internazionale del Dialogo come Garanzia di Pace, proclamato dall’ONU su proposta del Turkmenistan, e che ha riunito rappresentanti istituzionali, diplomatici, accademici e della società civile in un momento di riflessione condivisa sui temi della cooperazione e della stabilità internazionale.

Ha introdotto i lavori il Senatore Sergio Divina, Vicepresidente dell’Isia, che ha offerto una riflessione politica sul significato della neutralità nel contesto attuale, richiamando il valore della coerenza diplomatica, della fiducia tra le nazioni e dell’importanza del pluralismo come base per la sicurezza globale. Ha auspicato, infine, che l’Italia possa sempre più rafforzare il suo ruolo di ponte tra Europa e Asia centrale, puntando su scambi culturali e dialogo politico. Molto interessante l’intervento dell’Ambasciatore del Turkmenistan in Italia, Toyly Komekov, che ha ricordato i trent’anni dal riconoscimento della neutralità permanente del suo Paese da parte delle Nazioni Unite. Il 2025 rappresenta un anno simbolico sia per la politica estera turkmena che per la sua proiezione diplomatica, da sempre orientata al dialogo e alla costruzione di partenariati su base paritaria. Komekov ha inoltre richiamato i legami storici tra le civiltà turkmena e italiana, nati lungo le rotte della Via della Seta, oggi riscoperti in chiave di collaborazione economica e culturale contemporanea.

Un contributo centrale ai lavori è stato offerto dal Presidente dell’Istituto Italiano per l’Asia, l’on. Mario Morgoni. Nel suo intervento ha tracciato un’analisi attenta dell’attuale contesto internazionale, sottolineando come l’idea stessa di convivenza tra popoli e culture diverse sia oggi messa in discussione da dinamiche globali complesse, come la frammentazione geopolitica, le crisi delle istituzioni multilaterali e il ritorno dell’unilateralismo nelle relazioni tra Stati. L’assenza di meccanismi efficaci per la gestione condivisa dei grandi temi globali — dai cambiamenti climatici alle migrazioni, dalle guerre commerciali alle emergenze sanitarie — pone in evidenza la necessità di nuovi percorsi di dialogo. La conferenza, ha osservato, non ambisce a fornire soluzioni immediate, ma a generare spazi di riflessione e a promuovere una cultura delle relazioni basata sulla fiducia e sull’ascolto reciproco. Morgoni ha ricordato, infine, il ruolo centrale che possono svolgere i soggetti della diplomazia culturale e accademica nel ricostruire le condizioni per un confronto fondato su valori comuni e sul rispetto delle diversità.

Molto articolato l’intervento del Viceministro degli Esteri del Turkmenistan, Ahmet Gurbanov, che ha illustrato le direttrici principali della politica estera del suo Paese. Al centro della strategia turkmena resta il principio di neutralità permanente, adottato formalmente nel 1995 e confermato da successive risoluzioni ONU. Gurbanov ha evidenziato come la neutralità, lungi dall’essere una posizione di distacco o passività, si configuri come uno strumento per offrire soluzioni equilibrate ai conflitti e per favorire la cooperazione regionale. Ha anche ricordato l’attivazione presso le Nazioni Unite del Gruppo degli Amici della Neutralità, oggi composto da circa trenta Paesi. Il 2025, ha proseguito Gurbanov, coincide con il trentesimo anniversario della neutralità del Turkmenistan e con l’Anno della Pace e della Fiducia, approvato dall’Assemblea Generale con il consenso di decine di Stati. In questo quadro, il Paese sta organizzando una serie di eventi internazionali, tra cui un forum di alto livello ad Ashgabat.

 

Il Viceministro ha anche posto l’accento sulla crescente cooperazione con l’Unione Europea, citando il primo vertice tra UE e Asia Centrale tenutosi a Samarcanda e ha ribadito l’interesse turkmeno a sviluppare collaborazioni nell’ambito dell’iniziativa europea Global Gateway. Sul piano bilaterale, ha ricordato che l’Italia è oggi il principale partner commerciale europeo del Turkmenistan, con un interscambio superiore a 1,6 miliardi di euro nel 2024. Tra gli interventi istituzionali di rilievo, quello del Viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, On. Edmondo Cirielli, che ha sottolineato il sostegno italiano alla diplomazia multilaterale e alle iniziative per la stabilità eurasiatica. L’Italia, ha proseguito Cirielli, vede nella cooperazione con i Paesi dell’Asia centrale — e in particolare con il Turkmenistan — una componente importante della propria strategia mediterranea e globale. Ha ribadito, infine, l’impegno del governo italiano per una politica estera fondata sul dialogo, sul  rispetto reciproco e sullo sviluppo condiviso.

Particolarmente intensa è la cooperazione archeologica, con progetti attivi che vedono coinvolte università e centri di ricerca italiani. A completare il quadro geopolitico e infrastrutturale è intervenuto il Dott. Fabio Indeo, analista dell’ISIA e docente all’Università di Siena, che ha presentato un’approfondita analisi della strategia di neutralità attiva del Turkmenistan. Indeo ha ricostruito il percorso storico e giuridico che ha portato il Paese a definirsi come attore neutrale e ha mostrato, con il supporto di dati e mappe, come il Turkmenistan stia oggi svolgendo un ruolo crescente nell’architettura regionale della connettività eurasiatica. Un contributo originale è stato offerto anche dal Professor Giulio Alfano, della Pontificia Università Lateranense, che ha affrontato il tema del dialogo dal punto di vista etico e teologico. Partendo dagli insegnamenti del magistero di Papa Francesco, Alfano ha posto l’accento sulla necessità di una cultura del dialogo fondata sul riconoscimento dell’altro come persona portatrice di diritti, dignità e libertà. Il dialogo interreligioso, ha osservato, rappresenta oggi una delle chiavi per superare divisioni e tensioni che rischiano di sfociare in conflitti ideologici o identitari. È intervenuto nel dibattito anche il Vice Capo Missione dell’Ambasciata cinese in Italia, il Ministro Consigliere Li Xiaoyong, che ha ribadito i temi cari alla diplomazia di Pechino: risoluzione pacifica dei conflitti, rispetto per la sovranità nazionale, cooperazione economica e sviluppo condiviso, in coerenza con le recenti posizioni espresse dalla Cina all’ONU.

La conferenza si è conclusa con una valutazione condivisa: la sicurezza non può essere più interpretata solo come controllo militare o equilibrio tra potenze, ma deve diventare un obiettivo comune, costruito attraverso la cooperazione, l’inclusione, il rispetto reciproco e il rafforzamento del multilateralismo. Il 2025 — Anno della Pace e della Fiducia — si presenta così come un’occasione concreta per avviare nuovi percorsi di dialogo. E il Turkmenistan, con la sua posizione neutrale e il suo attivismo diplomatico, si propone come uno dei Paesi in grado di facilitare questo processo. L’Italia, con la sua tradizione umanistica e la sua posizione strategica nel Mediterraneo, può e deve contribuire attivamente, rafforzando le relazioni con l’Asia centrale e promuovendo una cultura della cooperazione fondata su valori condivisi e su interessi comuni. L’incontro di Roma ha rappresentato un primo passo in questa direzione, dimostrando che è ancora possibile costruire spazi di confronto costruttivo, che dovranno intensificarsi in questi anni molto difficili per il mantenimento della pace e della distensione tra i popoli.

Nella foto un momento dei lavori

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