Mercoledì l’annuncio, con il M5S che si chiama fuori e che annuncia che al Senato uscirà dall’aula e non voterà sulla questione di fiducia posta dal governo sul dl Aiuti. Ad annunciarlo, durante l’assemblea dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, è stato il leader Giuseppe Conte. “Con le medesime lineari, coerenti motivazioni” di quanto fatto alla Camera, al Senato “non parteciperemo al voto”, ha detto. La decisione è arrivata dopo il Consiglio nazionale del Movimento: dopo oltre cinque ore, la riunione era stata interrotta intorno alle 15.30 per lasciar spazio a una telefonata tra lo stesso Conte e il premier Mario Draghi ma è poi era ripresa in serata. In seguito, deputati e senatori pentastellati si sono riuniti in un’assemblea congiunta, aperta proprio dalle parole del leader. La mossa potrebbe aprire una crisi che non è detto che porti ad elezioni. La rottura della maggioranza e una nuova spaccatura del Movimento non sono più due scenari alternativi. La strategia intrapresa rischia di avere effetti collaterali che molti nel partito temono da quando Conte ha ingaggiato il duello con Draghi sulle presunte pressioni su Beppe Grillo. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà ha chiarito di non condividere la scelta del Movimento di non votare sulla questione di fiducia. È diffuso il timore di altri parlamentari in uscita, almeno una decina, incluso Francesco Berti, che lunedì alla Camera è stato l’unico a violare l’ordine di scuderia e ieri ha annunciato il passaggio a Ipf. Altri decidono che comunque oggi al Senato non si presenteranno proprio, a prescindere. Emerge un nuovo orientamento: tentare di interpretare la conferenza del premier Draghi come un’apertura, senza andare allo strappo. In queste ore, in mattinata, il ministro penta stellato, D’Incà tenta l’ultima mediazione: togliere la fiducia e votare Il Dl Aiuti articolo per articolo, ma questa è l’ultima difficile occasione per salvare Draghi ed il suo Governo.
