Esteri

Donald Trump inasprisce le misure anti-immigrazione

di Andrea Maldi

La miccia è stata innescata lo scorso 26 novembre, quando un rifugiato afghano incensurato di 29 anni, Rahmanullah Lakanwal, ha sparato a due agenti della National Guard of the United States (NG) davanti la Casa Bianca, uccidendone uno. Accolto in America nel 2021 grazie all’Allies Welcome – un programma di reinsediamento negli Stati Uniti guidato dagli Usa, creato per accogliere i rifugiati afghani dopo il ritiro delle truppe –,  aveva prestato servizio nell’Esercito Nazionale Afghano combattendo al fianco delle forze speciali americane contro i talebani a Kandahar, nell’Afghanistan meridionale. Il presidente Donald Trump  ha dichiarato che l’attentato è “un atto malvagio di odio e terrore che ha colpito l’intera umanità” e, sfruttando l’occasione, ha inasprito ulteriormente le regole sull’immigrazione, accusando la passata amministrazione Biden di aver fatto entrare nel territorio degli Usa milioni di immigrati senza nessun controllo. Per questo ha dato mandato all’US Citizenship and Immigration Services (Servizio di Cittadinanza e Immigrazione degli Stati Uniti) di interrompere tutte le richieste di asilo di persone provenienti da una black list di 19 Paesi (Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Guinea Equatoriale, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Yemen, Burundi, Cuba, Laos, Sierra Leone, Togo, Turkmenistan e Venezuela), e di riesaminare tutte le green card precedentemente ottenute dai soggetti provenienti dalle medesime Nazioni.

 

Le politiche repressive dell’amministrazione del Tycoon vanno ben oltre, autorizzando in questi ultimi giorni gli agenti federali dell’United States Immigration and Customs Enforcement (Ice), ad eseguire rastrellamenti in molte città americane, da New York nel quartiere di Chinatown con centinaia di cittadini che hanno ostacolato i blitz dell’Ice, a New Orleans, nello Stato della Louisiana, dove i funzionari federali hanno perseguitato gli ispanici con l’intento di operare migliaia di arresti nell’ambito dell’operazione “Catahoula Crunch”, a Minneapolis e Saint Paul, nel Minnesota, dove è stata braccata la comunità somala, ultimamente definita da Trump come “immondizia”.

 

Secondo uno studio del Pew Research Center, da gennaio (inizio del secondo mandato dell’amministrazione Trump) a giugno gli immigrati presenti negli Stati Uniti sono calati di circa 1,5 milioni tra detenzioni e deportazioni, anche se molti dei quali si trovavano legalmente nel Paese.

Uzra Zeya, presidente e Chief Executive Officer di Human Rights First, ha dichiarato che la nuova riforma sull’immigrazione è “umiliante e dannosa”, mentre per Tanya Greene, direttrice del Programma Usa di Human Rights Watch, la nuova stretta all’immigrazione “annienterà le famiglie, metterà a repentaglio le persone in fuga dalle persecuzioni e peggiorerà la credibilità degli Stati Uniti in materia di diritti umani”.

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