di Riccardo Bizzarri (*)
C’era una volta Super Mario, l’eroe che con un “whatever it takes” faceva tremare i mercati e brillare le stelle della bandiera europea. Oggi invece lo ritroviamo a Bruxelles nelle vesti di Cassandra, intento a predicare sventure davanti a Ursula von der Leyen, che annuisce come una maestrina paziente davanti all’alunno ripetente.
Un tempo Draghi era il salvatore dell’Europa: bastava che aprisse bocca e lo spread si metteva sull’attenti. Adesso, invece, è diventato l’ex di tutto, ex Banca d’Italia, ex BCE, ex Presidente del Consiglio, ex paziente con l’Europa. E cosa fa l’ex di professione? Naturalmente si lamenta.
All’improvviso scopre che i dazi americani ci massacrano, che il gas a stelle e strisce costa quattro volte quello che avremmo potuto comprare altrove, che le imprese arrancano e che l’Europa è succube di Washington. Una rivelazione shock, roba che manco il titolo di un settimanale scandalistico: “Draghi confessa: l’Europa è un disastro!”.
Il dettaglio ironico è che lui, proprio lui, quando era in cabina di regia, ci raccontava che andava tutto bene, che bastava stringere i denti, fare sacrifici, qualche austerity qua e là, e poi la luce in fondo al tunnel sarebbe arrivata. Forse quella luce era un treno americano in corsa, ma allora nessuno lo disse.
E così eccoci oggi al paradosso: Draghi critica l’accordo con Trump come se fosse piovuto dal cielo, mentre Ursula sorride e ringrazia. La Commissione compra gas Usa a peso d’oro? Colpa dell’Europa dipendente. Le famiglie pagano bollette gonfiate? Colpa delle regole. I salari restano fermi? Colpa delle barriere interne. Insomma, colpa di tutti, tranne che di chi per anni ha comandato.
La scena di ieri sembrava una commedia dell’assurdo: Draghi che fa il ventriloquo dei governi, Ursula che finge di ascoltare, e in mezzo un’Europa che paga le bollette con carta di credito a tasso variabile.
Il finale? Draghi predica un’Europa che non c’è: forte, autonoma, tecnologica, moderna. Un’Europa da catalogo Ikea, pronta da montare. Peccato che le viti e le istruzioni le abbiamo consegnate agli Stati Uniti, insieme al bancomat.
E così l’uomo del “tutto bene” si è trasformato nell’uomo del “tutto male”. Una giravolta spettacolare, degna di un acrobata politico. Ma tranquilli: se domani servirà, Draghi è pronto alla prossima piroetta.
(*) Giornalista
