di Giuliano Longo (*)
Mentre in Europa tutti i leader non hanno esitato ad accusare Mosca di aver messo in atto una grave provocazione con la violazione dello spazio aero polacco di ben 19 droni , negli Stati Uniti per molte ore non vi sono stati commenti ufficiali fino a quando Donald Trump ha dichiarato che “potrebbe essere stato un errore. In ogni caso, non sono contento della situazione: speriamo che possa finire presto”, ha detto ai giornalisti riferendosi al conflitto in Ucraina.
Mosca ha negato la responsabilità dell’incidente ma il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato: “I vertici dell’UE e della NATO accusano quotidianamente la Russia di provocazioni. Il più delle volte, senza nemmeno tentare di presentare una qualche argomentazione.”
I paesi confinanti con l’Ucraina hanno segnalato occasionalmente l’ingresso di missili o droni russi (ma anche ucraini) nel loro spazio aereo dall’inizio della guerra. Due persone rimasero uccise in Polonia nel 2022 da un missile di difesa aerea ucraino S-300 probabilmente in avaria e finito fuori rotta, senza particolari reazioni da Varsavia.
Secondo le stime dell’organizzazione mediatica indipendente (anti-governativa) russa Verstka, dal 2023 a oggi si conterebbero almeno 34 violazioni dei cieli dei Paesi confinanti con l’Ucraina, 20 delle quali in Stati membri della NATO.
Questa volta però le circostanze sono diverse non solo per il numero di droni coinvolti ma anche perché alcuni di essi sono stati abbattuti dagli aerei di una nazione aderente alla NATO, per la prima volta a quanto ne sappiamo.
Né si può negare che In Europa la vicenda viene utilizzata per chiedere agli Stati Uniti maggiori sanzioni contro Mosca con il pretesto della volontà russa di ampliare il conflitto.
Poco spazio è stato dato circa questa vicenda alle notizie provenienti dalla Bielorussia, alleata di Mosca. Il capo di stato maggiore delle forze militari della Bielorussia, Pavel Muraveiko, ha reso noto che la difesa aerea di Minsk ha intercettato e abbattuto, la notte scorsa, alcuni droni sullo spazio aereo bielorusso e che i militari hanno notificato, fra la mezzanotte e le cinque di mattina, l’arrivo di tali droni nei territori di Polonia e Lituania alle loro controparti. Wornig confermato da Varsavia.
L’ipotesi è quindi che droni russi diretti contro obiettivi in Ucraina siano stati deviati fuori rotta dalle contromisure elettroniche ucraine sorvolando lo spazio aereo bielorusso per poi raggiungere la Polonia. Una posizione che comunque viene giudicata pro domo del Cremlino
In attesa di maggiori dettagli, se mai verranno resi noti, l’incidente dei droni in Polonia si presta ad almeno tre ipotesi.
Potrebbe essersi trattato di una provocazione russa per testare le reazioni politiche e sociali in Polonia, tra gli alleati della NATO e negli Stati Uniti, oltre individuare e valutare la reazione delle difese aeree polacche e alleate schierate in Polonia e soprattutto intorno alla base di Rzeszow.
In ogni caso lo sciame di droni penetrato in territorio polacco (uno addirittura per 240 chilometri) dal confine Bielorusso solleva giustificate preoccupazioni, poiché Mosca potrebbe aver deciso di penetrare in Polonia dalla Bielorussia invece che dall’Ucraina per guadagnare autonomia di lancio.
Come sottolinea il canale Telegram russo “Cronache Militari” i droni sono sfuggiti in numero rilevante alla difesa aerea polacca e avrebbero quindi potuto raggiungere la base di Rzeszów, obiettivo di valore strategico.
Inoltre, l’incursione in Polonia avviene in un momento di particolare tensione tra Varsavia e Minsk in vista delle imminenti esercitazioni congiunte russo-bielorusse Zapad 2025 che si terranno da oggi al 16 settembre non lontano dalla frontiera polacca e che hanno indotto Tusk ad annunciare il 9 settembre la chiusura del confine.
Una seconda ipotesi, sostenuta dai bielorussi, è quella dell’incidente determinato dai sistemi elettronici anti-droni ucraini che hanno confuso i sistemi di guida di uno sciame di droni portandoli fuori rotta e che poi hanno sorvolato Bielorussia, Polonia e forse Lituania. Situazioni del genere si sono già verificate in passato, ma nei casi precedenti i droni deviati non erano così numerosi.
Ma Mosca con questa operazione, potrebbe invece aver perseguito l’obiettivo di intimidire gli europei che stanno discutendo un dispositivo militare a supporto dell’Ucraina nell’ambito della “Coalizione dei volenterosi”.
Infine, non si può escludere un’operazione “false flag” concertata da Kiev e Varsavia, forse recuperando diversi Gerbera abbattuti dalle contromisure elettroniche ucraine negli ultimi mesi, per innalzare la tensione con Mosca e sensibilizzare gli alleati NATO meno attenti agli appelli alla mobilitazione contro la minaccia Russia.
Resta un’ipotesi ma ricordiamo che ucraini e polacchi sono considerati i maggiori responsabili dell’attentato ai gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico del settembre 2022, attacco che per molte settimane in Europa venne attribuito ai russi.
Infine va sottolineata la posizione del Presidente Mattarella che in visita in Slovenia alla domanda di un giornalista in merito alla vicenda polacca ha risposto fra l’altro “Quando ero ragazzo ho letto uno dei primi libri di storia sullo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel luglio 1914, che forse nessuno voleva far scoppiare, ma l’imprudenza dei comportamenti – come spesso è avvenuto nella storia – provoca conseguenze poi non scientemente volute, ma ugualmente provocate dai comportamenti che si mettono in campo”.
Da qualunque campo, aggiungiamo noi.
Analista geopolitico (*)
