di Riccardo Bizzarri (*)
Berlino, 6 maggio 2025
Oggi non è semplicemente naufragato il sogno da cancelliere di Friedrich Merz (Nella foto, che comunque è stato eletto alla seconda votazione Cancelliere ab torto collo). È crollata l’illusione, già malconcia, di un’Europa forte, coesa e autorevole. La Storia, quella con la “s” maiuscola, ama l’ironia amara: un continente intero, già spettrale tra guerre commerciali, populismi e noia istituzionale, oggi ha assistito alla sua morte di fatto, con un colpo di pistola partito non da Mosca o da Bruxelles, ma dal cuore stesso della coalizione CDU-CSU-SPD.
Merz è stato impallinato, nella prima votazione a titolo di avvertimento, dai suoi stessi alleati. Impallinare sa di caccia grossa, di giubbe mimetiche e fucili a pallettoni. Ma qui non siamo nella foresta nera: siamo nel Bundestag, nel cuore della Repubblica Federale, dove l’etica protestante e lo spirito weberiano dell’ordine e della disciplina avrebbero dovuto garantire stabilità. Invece, hanno tirato dritti al cuore del proprio candidato.
La bocciatura al primo turno non è solo una figura di m…. o, per usare il più raffinato calembour che impazza sui social, una “figura di Merz” ma una vera e propria umiliazione che svela un continente svuotato di visione e di coraggio. Altro che pane e acciaio: siamo alla dieta della sconfitta. Al posto dell’austerità, ora c’è l’insicurezza. Al posto dell’integrazione, il sospetto reciproco. E al posto del cancelliere tedesco, c’è un’ombra con sei voti in meno e un’espressione da Statua del Pensatore che ha appena perso il Wi-Fi.
In fondo, Hegel ce lo aveva detto: la Storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. E mentre Berlino rimedia in fretta e furia alla figuraccia con la farsa di un secondo voto (alle 15:15, quasi con puntualità ferroviaria), il dubbio resta: se non si riesce a eleggere un cancelliere con una maggioranza già aritmeticamente solida, come si potranno mai affrontare i missili russi, le fabbriche ferme, e il debito comune da rinegoziare con un Cancellieri commissariato?
C’è una parola che circola nei palazzi di Bruxelles con la stessa frequenza con cui si serve caffè: legittimità. Oggi ne abbiamo avuto la più comica evaporazione. Merz, che pure è stato eletto, ha già perso. Perché la politica non è solo aritmetica: è percezione, simbolo, rito. E il suo rito di passaggio è stato sabotato da 18 piccole pugnalate invisibili. Altro che Macron, Scholz, Draghi: qui manca pure un Renzi, uno capace di fare il classico inciucio d’onore, quello che in Italia chiameremmo “realpolitik” e in Germania suona come bestemmia.
Ma purtroppo tra i banchi del Bundestag non c’è un Renzi. C’è solo Merz, che al prima votazione guardava il tabellone elettronico come si guarda un test di gravidanza dopo una notte sbagliata.
Nel frattempo l’AfD sorride, e anche tanto. Perché se il governo non sa nemmeno scegliersi il capo, allora chi lo fermerà quando inizierà a spingere ancora più in là i confini del dicibile e dell’ammissibile? L’Europa ha avuto paura del suo ventre molle. Oggi invece è chiaro: il ventre ha partorito il nulla.
E mentre si preparava la seconda votazione, tra consigli legali, telefonate nervose e WhatsApp criptati, una domanda si impone: che cos’è oggi la leadership europea? Una mediazione al ribasso tra partiti logori e parlamentari infedeli? Un algoritmo che non calcola più le variabili umane, come l’ambizione, il rancore, il tradimento?
Il triste epilogo saranno le risate del mondo intero. La tragedia di un’Europa che non riesce più nemmeno a eleggere un cancelliere senza fare la figura dei dilettanti è ormai quotidiana. “Quando il sole della cultura è basso, anche i nani proiettano lunghe ombre”, scriveva Karl Kraus. E qui le ombre sono diventate sipari.
Merz è Cancellerie commissariato dopo la figura del pirla ma l’Europa è alla fine.
(*) Giornalista
