Esteri

FILOSPINATO – Macron, il Re Nudo di Francia

di Riccardo Bizzarri (*)

C’è un che di tragicomico nello spettacolo che si consuma a Parigi. Emmanuel Macron, l’enfant prodige della politica europea, il golden boy che doveva incarnare la modernità e il rinnovamento della République, appare ormai come un sovrano senza truppe, un direttore d’orchestra senza spartito, un giocatore di scacchi che muove pedine già fuori dalla scacchiera.

La dimissione del premier designato ancor prima di insediarsi non è un incidente di percorso: è il simbolo perfetto del nanismo politico di un presidente che ha trasformato l’Eliseo in un laboratorio sterile, dove si moltiplicano esperimenti falliti. Macron non guida più: arranca, improvvisa, rincorre gli eventi. E quando cerca di alzare il tono, la sua voce suona come l’eco di una trombetta in un teatro ormai vuoto.

Il suo progetto di “Grandeur” è diventato “Minieur”: una Francia frantumata, un’Europa che non lo ascolta più, e un’opinione pubblica che lo considera sempre più distante e autoreferenziale. Un presidente che voleva essere Napoleone 2.0 e si ritrova invece a incarnare la versione politica di un soufflé sgonfiato: partito gonfio di retorica, ma crollato al primo scossone.

Non basta l’eloquio forbito per nascondere il vuoto. Non bastano i richiami alla “visione europea” per mascherare la paralisi interna. Macron è diventato il perfetto emblema della politica di facciata: un uomo che parlava di futuro, ma che non è riuscito nemmeno a garantire un presente stabile.

E ora? La Francia è in balia di un presidente che sembra avere perso il filo del discorso. L’Eliseo si è trasformato in un set da commedia dell’assurdo, con un capo di Stato che continua a recitare la parte del leader illuminato mentre attorno a lui si consuma la disfatta.

Forse è il destino dei “grandi” che si credono tali: finire non con una battaglia epica, ma con una smorfia. Macron resterà nei libri di storia non come il visionario che sognava di rifondare l’Europa, ma come il presidente che riuscì nell’impresa più difficile: rendere la Francia irrilevante nel momento in cui avrebbe dovuto essere protagonista.

(*) giornalista

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