di Riccardo Bizzarri (*)
Benjamin Franklin diceva “Chi rinuncia alla libertà per sicurezza non merita né l’una né l’altra.”
Che si tratti di una commedia tragi-comica è fattuale e come tutte le commedie che si rispettino è divisa in atti.
Atto I: L’annuncio
Preparatevi a guerre, epidemie e nuove emergenze. No, non è l’incipit di un film distopico diretto da Christopher Nolan. È l’apertura del documento “Strategia di preparazione dell’Unione”, una perla di lungimiranza paranoide redatta in abiti eleganti a Bruxelles, visionata in anteprima dal quotidiano spagnolo El País. Il contenuto? Un mix tra 1984, una puntata di Black Mirror, e un manuale di sopravvivenza per alieni: riarmo, addestramento psicologico di massa, e soprattutto la nobile arte del “mutamento di mentalità”, che – tradotto dal politichese – significa: “ci penseremo noi a dirvi come dovete pensare”.
Atto II: La pedagogia dell’obbedienza
Nel documento si legge che bisogna abituare gradualmente i cittadini “all’idea della guerra” (così, tipo palestra emotiva) e ad “obbedire a tutti gli ordini” che arriveranno in caso di emergenza – vera o, diciamolo sottovoce, finta. Del resto, chi siamo noi per dubitare? Hanno sicuramente a cuore il nostro bene, proprio come chi ti offre una coperta calda prima di chiuderti in cantina. In mezzo a grafici colorati e buone intenzioni, compare la parola magica: “protocolli chiari”. Chiari per chi? Per noi cittadini, forse no. Ma sicuramente per i droni.
Atto III: Ritorno al futuro, ma senza Doc
Mentre l’Unione Europea si trasforma lentamente in una zia ansiosa che ti fa indossare il casco anche per guardare la TV, i cittadini si pongono domande filosofiche:
- Se sono in guerra ma non so contro chi, sono un pacifista o un soldato disorientato?
- Se obbedisco a un ordine ingiusto per sicurezza, ho salvato la democrazia o l’ho tradita con garbo? Non dimentichiamo le origini di Ursula …
Intanto, al Parlamento Europeo si vocifera dell’istituzione del Ministero della Paura Educativa, con corsi di aggiornamento tipo: “Sorridere durante l’allarme nucleare” e “Come amare il coprifuoco in 5 semplici passi”.
Ultimo atto l’epilogo: morale in tempo di crisi
Dunque, dove ci porta tutto questo? A un bivio esistenziale e tragicomico. Da una parte la sicurezza, promessa come panacea. Dall’altra, la libertà, spesso vista come un fastidio vintage da ridimensionare. E allora, parafrasando Oscar Wilde: “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente si prepara per sopravvivere alle emergenze.” Forse la vera emergenza non è la guerra, il virus o la crisi. È la paura del pensiero critico, che rischia di sparire tra un protocollo e l’altro. Non c’è nulla di più pericoloso di un cittadino ben addestrato a non farsi domande.
Ma se proprio dobbiamo prepararci… che almeno ci diano anche il copione. Così possiamo ridere tra un’esercitazione e l’altra.
(*) Giornalista
