di Gianfranco Piazzolla (*)
Rottamazione quinques in arrivo, sicuramente un beneficio per le nostre imprese affossate da mille variabili interne e geopolitiche esterne con l’aggiunta di un sistema burocratico indecente e sempre più distruttivo per l’economia italiana.
L’argomento si presenta divisivo con platee di persone, prevalentemente dipendenti pubblici o privati, contrari e quelli, in prevalenza lavoratori autonomi e partite iva, favorevoli.
E come qualsiasi altro tipo di misura simile ad un condono accende infinite discussioni sulla morale e sulla giustizia della misura, tralasciando in ogni considerazione dei più, quelli contrari, che non si tratta di un condono e che le imposte a debito si pagano fino all’ultimo centesimo, salvo misure di stralcio ancora non definiti su quelle cartelle di minore importo per la maggior parte composte da multe del codice della strada e altri piccoli debiti fino a mille euro. Gli schieramenti politici, tutti, hanno approvato durante i loro governi le varie rottamazioni che in effetti hanno fruttato 33 miliardi di incassi e visto 47 miliardi di non rientri.
Sin dalla prima rottamazione con il dl 193/2016 si sono avute molte adesioni così come nelle successive sino alla quater ma non tutti sono riusciti ad adempiere per ristorare il dovuto.
Circa il 20 per cento degli aderenti lo ha fatto però in maniera seriale senza pagare o addirittura pagando una o due rate solo per evitare fermi, sequestri e pignoramenti.
Molti altri invece hanno cercato sempre di pagare o per lo meno hanno chiuso il debito nelle successive rottamazioni pur avendo saltato rate delle precedenti.
Ora c’è da chiedersi se sia giusto aiutare chi vuole pagare e che sforza tanto nella vita di ogni giorno facendo rinunce e vivendo con un profitto ormai reso al minimo indispensabile oppure a prescindere da ogni cosa sia giusto avvilire questi indebitati togliendo loro tutto per poi esporli all’umiliazione e al lavoro nero o nel peggiore dei casi alla malavita.
Su questo la politica mostra la sua meschinità che vede come al solito le critiche delle opposizioni nei confronti della maggioranza.
Lo è stato per il centro destra che criticava la rottamazione del centro sinistra e lo è ora per il centro sinistra che critica le rottamazioni del centro destra.
Anche il popolo in genere si scalda sull’argomento e chi non ha mai avuto problemi con debiti esattoriali e ha le piene disponibilità per affrontare ogni tipo di debito deduce che un’eventuale nuova rottamazione quinquies sia scorretta e ingiusta nei confronti di quelli che pagano regolarmente e che ormai sono sempre di meno rispetto agli anni precedenti.
A questo punto occorre considerare un fattore importante ovvero “il rilancio” della nostra economia e del tessuto della microimpresa ormai sotto attacco di un sistema predatorio che fa leva sul binario sanzionatorio e sulla pressione fiscale oltre che su leggi scritte negli anni con una certa inettitudine tali da creare macigni burocratici unici al mondo.
Gli addetti ai lavori ovvero categorie datoriali, ordini, sindacati dei commercialisti, imprese e associazioni sono a favore della misura e vedono con molto favore le aperture verso questa rottamazione quinques più volte sollecitata ed espressa dagli onorevoli Alberto Gusmeroli e Andrea De Bertoli.
Che piaccia o no occorre una scossa per far ripartire la microimpresa e la nostra produttività e stavolta non si tratta solo di debiti che hanno contratto le imprese ma anche persone che nulla hanno a che fare con le partite iva e che per lo più sono dipendenti o addirittura disoccupati che hanno perso lavoro.
Se consideriamo che ci sono circa 188 milioni di ruoli esattoriali per 1347 miliardi e che ormai gli esigibili sono solo 190 miliardi occorre essere ragionevoli e pensare alla logica di un sistema così impostato da anni dove una piccola parte di farabutti evasori hanno sempre approfittato senza mai pagare e una moltitudine di gente onesta, che aveva da perdere, ha subito le angherie dello stato trovandosi a decidere se mandare avanti la famiglia o non pagare le tasse.
Insomma molti cittadini hanno enormi difficoltà e se lo stato si accanisse ancor di più monterebbe una ulteriore incertezza sulle stesse entrate perché una volta messo a terra chi si trova in difficoltà non si recupererebbe più nulla oltre a quel poco e si stimolerebbe non solo un avvilimento della persona ma anche una profonda sfiducia nei confronti dello stato e con essa uno stimolo aggiuntivo a lavorare in nero e uscire dai radar.
La stessa competitività della nostra nazione subirebbe un danno.
Nel contempo, per il bene dello stato e delle casse erariali, occorre bloccare i delinquenti evasori seriali che sanno bene di evadere con la volontà di farlo escludendoli non solo dalle rottamazioni ma anche dal detenere partita iva o partecipazioni in società con una specifica legge e con punizioni severe che prevedano la reclusione in caso di inottemperanza o di scambio di interposte persone.
Gli onesti sanno bene che non pagando non vivranno più in pace , perché andranno incontro a limitazioni della vita quotidiana che includono i sequestri dei conti correnti, i fermi auto le ipoteche e di fatto sono vincoli che limitano fortemente la vita sociale ed anche i rapporti sociali.
Quindi in conclusione una rottamazione per chi è in difficoltà non solo farebbe ripartire il lavoro di molte persone e la salute psichica delle stesse ma rappresenterebbe una atto di civiltà verso chi è in difficoltà visto che questo paese è solito fare del bene a chi viene da fuori i confini ma spesso si scorda dei suoi cittadini che hanno dato tanto per questa meravigliosa Italia.
(*) Giunta esecutiva nazionale Confimprese Italia
Presidente Confimprese Viterbo
