Economia e Lavoro

Emendamento relatori su Tec, benefici anche con contratti ‘minori’

di Giovanna Ricordati
Il trattamento economico complessivo (Tec) “si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti”. La definizione è prevista da un emendamento dei relatori al dl Lavoro alla Camera, che allo stesso tempo precisa invece che “sono in ogni caso escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori”. Viene anche introdotto un principio che consente l’accesso ai benefici che il decreto primo maggio riconosce a patto che si applichi il “salario giusto” anche chi utilizza un contratto collettivo ‘minore’ che assicuri “un trattamento economico complessivo equivalente”.
Landini, con emendamento su Tec governo a gamba tesa su contrattazione
“L’emendamento del Governo al DL 1° maggio entra a gamba tesa sulle regole del sistema contrattuale sottraendo alle parti sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative il compito di definire il trattamento economico complessivo”, lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Al contrario di quanto propagandato, – prosegue il leader della Cgil – si legittimano i contratti pirata poiché si mettono sullo stesso piano, rendendoli equivalenti e non distinguibili, retribuzione e welfare contrattuale. Una novità assoluta dal punto di vista legislativo che costituisce un ulteriore tentativo di mortificare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere sulla propria rappresentanza e sui contratti collettivi di lavoro che vengono loro applicati”. “L’intervento sul trattamento economico complessivo e su altre norme contenute nel decreto, – aggiunge Landini – rischia di rendere strutturale il sotto-salario a favore dell’abbattimento dei costi per le imprese scorrette”. “Chiediamo, pertanto al Governo di non procedere su materie destinate all’autonomia delle parti. Chiediamo, invece, di intervenire a sostegno della contrattazione collettiva recependo gli accordi interconfederali sulla rappresentanza e con l’introduzione di un salario orario minimo per contrastare il fenomeno della povertà lavorativa nei settori più fragili”, conclude il segretario generale della Cgil. Assolutamente diversa la posizione del sindacato delle destre Ugl.
Ugl, emendamento su Tec rafforza tutele e qualità contrattazione
“Bene l’emendamento al Decreto Lavoro che definisce in maniera chiara e puntuale il trattamento economico complessivo, valorizzando tutte le componenti della retribuzione e del welfare contrattuale. Si tratta di un intervento equilibrato e innovativo che contribuisce a garantire maggiore trasparenza e certezza normativa eliminando la possibilità che vengano sottoscritti contratti in dumping. Le polemiche sollevate da Maurizio Landini appaiono incomprensibili. Sostenere che questa norma favorisca i cosiddetti contratti pirata significa ignorare il contenuto stesso dell’emendamento, che al contrario introduce criteri oggettivi di equivalenza economica e rafforza le garanzie per i lavoratori. Nessun diritto viene messo a rischio. Piuttosto, è necessario superare vecchie contrapposizioni ideologiche e prendere atto che il mondo del lavoro richiede strumenti capaci di valorizzare il merito dei contenuti contrattuali, non le rendite di posizione. La qualità di un contratto si misura con le tutele e i benefici che garantisce ai lavoratori”. Lo ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, in merito all’emendamento al Decreto Lavoro che definisce il trattamento economico complessivo.
Conflavoro, bene emendamento su Tec, conta qualità Ccnl e non la sigla
“L’emendamento al DL Lavoro che definisce il trattamento economico complessivo, legandolo all’equivalenza dei CCNL, va nella direzione giusta: lo avevamo chiesto già in fase di audizione. E sbaglia chi parla di via libera ai contratti pirata, perché è vero l’opposto: si fissa infatti uno standard oggettivo da rispettare, dove conta soltanto la qualità reale del CCNL e non le sigle che lo firmano”. Lo afferma in una nota Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro. “Se l’emendamento sarà approvato, per la prima volta avremo un criterio certo e verificabile voce per voce per capire quanto vale davvero, nel suo insieme, il CCNL applicato. È così che si alza l’asticella della contrattazione e si tutela chi lavora. Proprio per questo – prosegue il presidente di Conflavoro – non condividiamo la lettura del segretario della Cgil Landini, quando parla di ‘gamba tesa sul sistema contrattuale’, perché l’emendamento definendo il TEC mette un importante argine contro i contratti al ribasso. Non toglie nulla all’autonomia delle parti, anzi spinge per far sì che venga garantito lo stesso valore ai lavoratori”. “Il punto, semmai, è un altro: la cosiddetta rappresentatività comparata, su cui qualcuno vorrebbe continuare a fondare tutto, è un criterio privo di parametri oggettivi. Il pluralismo sindacale tutelato dalla Costituzione non è una minaccia, è una garanzia: le PMI chiedono certezza, trasparenza e concorrenza leale, e per le parti sociali dev’essere questa la priorità”, conclude Capobianco.

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