“Doppia maglia nera per l’Italia, bocciata in materia di energia. Il nostro Paese è tra quelli più vulnerabili per dipendenza da fonti fossili e quello dove le bollette sono tra le più care d’Europa”. Questo quanto emerge dai dati del nuovo rapporto di Legambiente ‘Il prezzo della dipendenza’, diffuso in occasione dell’apertura della Conferenza internazionale di Santa Marta, in Colombia, e a 40 anni dalla tragedia di Chernobyl. L’analisi è una fotografia dell’Italia “in grande difficoltà energetica tra dipendenze e ritardi confrontandola con Spagna, Germania, Olanda e Francia”. L’Italia – spiega Legambiente – è tra i Paesi europei più vulnerabili per dipendenza da fonti fossili, importa il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio. Tra gennaio e aprile 2026 con una media di 130,5 euro a Megawattora (MWh) registra i costi più alti dell’energia elettrica all’ingrosso rispetto agli altri 4 Paesi Ue presi in esame. Fa meglio di tutti la Spagna che registra il costo più basso con 42,5 euro al MWh. Per Legambiente “gli errori del governo” sono “puntare sulla dipendenza dal gas attraverso nuove importazioni, rigassificatori e un possibile ritorno al nucleare, una tecnologia superata e in via di estinzione. L’Italia da anni deve ancora decidere sul deposito nazionale delle scorie radioattive. E non deve dimenticare la tragedia di Chernobyl”. “Il Paese paga lo scotto di una politica energetica miope, mentre le fonti rinnovabili, in crescita, restano impigliate in iter autorizzativi troppo lenti e opposizioni territoriali – osserva Legambiente – il governo prenda esempio dalla Spagna, investa sulle rinnovabili e avvii un Piano al 2030 di eliminazione e rimodulazione dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad)”.
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