Primo piano

Eutanasia di un impero: le guerre alla Russia, all’Iran e (domani?) alla Cina/2

di Alberto Bradanini (*)

In verità, le decrescenti risorse imperiali non sono sufficienti ad assicurare il contenimento della Russia. In ossequio al principio di divisione dei compiti, tale incarico viene ora demandato ai vassalli europei, i quali del resto si mostrano ansiosi di farsene carico, riducendo benessere e servizi pubblici (i popoli finiscono per digerire tutto!), in apparente dissenso dal dominus atlantico, a sua volta impaziente di esibire una tardiva conversione ai valori di pace e convivenza con Mosca!

In verità, le colonne europee di servizio, politici, media e accademia, a parte immancabili eccezioni, tutti incolonnati da Cia/Nsa/reclutamenti o ricatti, obbediscono a schemi prefabbricati, fingendo una strategia di differenziazione rispetto al sovrano atlantico mentre in realtà, in perfetta distopia orwelliana, il capo burattinaio tira i fili dietro il sipario (miliardi di euro verranno investiti in armamenti Lockheed Martin e Raytheon).

Il secolare incubo anglosassone, infatti, – prima britannico, poi americano, vale a dire la saldatura Russia-Europa – è sempre lì, solo attualizzato: allora il divieto riguardava Russia e Germania oggi Europa e Russia, cui potrebbe un giorno unirsi anche il gigante cinese, unificatore infrastrutturale della massa euroasiatica. Il popolo ucraino, nel frattempo, paga il tragico prezzo del cinismo imperiale e del vassallaggio europeo.

  1. In Medioriente (non a caso, la regione al mondo più ricca di gas e petrolio), la destabilizzazione e il saccheggio di un paese recalcitrante come l’Iran – 92 milioni di abitanti, primo al mondo per riserve di gas e petrolio (per ora, non sfruttate per deficit di tecnologia e investimenti) – consentirebbe di circondare ancor più la Russia e indebolire la Cina, che ha bisogno di energia come l’aria che respira, e introdurre un cuneo destabilizzante in quel Sud Globale che da qualche anno osa rivendicare sovranità e autonomia.

Per tale incombenza l’impero può far affidamento sullo Stato Ebraico (una portaerei inaffondabile nella Marina Usa, come è stata definita), che in cambio ottiene piena libertà di espansionismo coloniale e perseguimento di deliri messianici. Secondo taluni, in ossequio a una fisiologica divaricazione tattica (non strategica, tuttavia) Israele e le sue lobby puntano a coinvolgere Washington in un conflitto allargato, ciò che consentirebbe a Israele di liberarsi definitivamente degli ingombranti palestinesi di Gaza e Cisgiordania (cacciarli o sterminarli fa poca differenza!), impadronirsi delle loro terre e occuparne altre in Libano, Siria e paesi limitrofi, senza limiti che non siano quelli autoimposti. Una vergogna indicibile! Tale traiettoria, affermano nel loro delirio i sionisti, sarebbe tracciata in un libro compilato tremila anni fa da beduini venuti dal deserto, secondo i quali Dio avrebbe assegnato al popolo eletto alcuni misteriosi incarichi, mentre agli altri popoli della terra – creati presumibilmente da quello stesso Dio – sarebbero stati riservati incarichi di secondo livello, ad esempio servire a tavola o farsi bombardare dall’alto.

In tale scenario, è palese che la questione nucleare iraniana è solo un pretesto. Ogni ipotetico accordo con l’Aiea, gli Usa, il gruppo 5+1 o gli inviati di Marte verrebbe giudicato sempre insufficiente. Prima o poi anche l’impegno più solenne e stringente che l’Iran dovesse sottoscrivere verrebbe rimesso in discussione dai padroni del mondo, poiché l’obiettivo resta quello sopra esposto, cambiamento di regime, sottrazione di sovranità e sequestro delle sue ricchezze a beneficio delle corporazioni di Wall Street e della City di Londra, cui si aggiunge l’urgenza di disarticolare sul nascere l’Asse della Resistenza, Brics e Sco, che sotto la guida di Cina, India, Russia, Brasile e altri, fiorisce ogni giorno di più, rivendicando indipendenza e libertà di scelte, caratteristiche urticanti per la patologia imperiale.

  1. Nel rispetto dai valori di diritti umani e libertà fondamentali, che l’Occidente interpreta e rispetta secondo sue convenienze, per ricevere il perdono di non essere una democrazia l’Iran deve accettare di farsi bombardare dagli eserciti occidentali. Ad eccezione di Israele, nella storia moderna nessuna costruzione politica ha accumulato una tale combinazione tossica di supremazia etnica messianica, estremo disprezzo per la vita umana (i popoli non eletti sono “amalek“, cioè animali …), totale obliterazione del diritto internazionale e accesso illimitato a una potenza di fuoco distruttiva per chiunque si opponga, donne e bambini compresi, beneficiando del sostegno incondizionato della più grande potenza militare del pianeta.

Accantonando le fabbricazioni mediatiche che Cia-Mossad mescolano quotidianamente all’aria che respiriamo, il paese che possiede l’arma atomica è beninteso Israele, il quale, diversamente dall’Iran, non è parte del Trattato di Non Proliferazione e nemmeno delle Convenzioni delle Nazioni Unite contro le armi chimiche e biologiche. Se un marziano sbarcasse oggi sulla Terra e leggesse il dossier Israele-Iran, direbbe che la razza umana è composta da individui affetti da pesanti ritardi mentali.

Se la comunità internazionale, quella occidentale in particolare, è prigioniera di menzogne e inerzia, ebbene anche i paesi arabi/mussulmani non brillano per presa di coscienza e coraggio. Oggi sono libanesi, palestinesi, iraniani e yemeniti a soffrire. Domani potrebbe essere il turno degli altri.

Vi è però un paese islamico che possiede la bomba, il Pakistan. Secondo quanto dichiarato dal generale Mohsen Rezae – un alto ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione e membro del Consiglio iraniano di sicurezza nazionale – il Pakistan sarebbe pronto a reagire nella stessa maniera se Israele usasse il nucleare contro Teheran. Deve rilevarsi che il portavoce del governo pakistano ha poi smentito tale affermazione, affermando tuttavia pieno sostegno all’Iran.

 

 

Il 14 giugno, il ministro pakistano della Difesa, Khawaja Asif, ha aggiunto che le nazioni musulmane dovrebbero unirsi contro Israele o rischiare la stessa sorte di Iran e Palestina, esortando le nazioni musulmane che hanno legami diplomatici con Israele a rompere le relazioni e invitando l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC) a formare una strategia comune contro la nazione ebraica. In buona sostanza, anche su questo fronte il quadro è fluido e i rischi di escalation aumentano.

  1. Il terzo livello di contenimento dell’Asse imperiale del Bene è anche il principale, ed è situato in Estremo Oriente, dove gli Stati Uniti intendono trasferire armi e bagagli dall’Europa e dal Medioriente, una volta sistemate le cose in questi due teatri. Nel Far East, l’incarico di far la guerra a Pechino è assegnato alla Repubblica di Cina (nome ufficiale di Taiwan), anche se resta improbabile che i taiwanesi saranno disposti al suicidio. Pechino, d’altra parte, non ha alcuna intenzione di aggredire una sua provincia, lavorando invece ad avvicinarne i destini attraverso integrazione economica, tecnologica, culturale e via dicendo. Seppure improbabile, tuttavia, l’incorreggibile bellicismo americano continua a investire su tale prospettiva, cercando di indurre i taiwanesi a piegarsi ai deliri di un impero in disfacimento.

Davanti alle sofferenze di chi muore al fronte o sotto ile bombe, si tengano a mente, per finire, le parole del poeta cileno, Pablo Neruda: le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.

 

(*) già Ambasciatore d’Italia in Iran e Cina

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