Politica

Fedez e Forza Italia: l’ultimo remix della politica italiana

 

di Riccardo Bizzarri (*)

 

Benvenuti al congresso dei Giovani di Forza Italia (a volte sono felice di essere anziano)  2025, dove tutto è già successo e tutto può ancora succedere. Dove le alleanze politiche sono più liquide di un video TikTok, e il confine tra show business e Parlamento si è dissolto in una lunga diretta Instagram.

L’ultima trovata? Forza Italia, la creatura post-berlusconiana che da anni cerca un lifting elettorale, si affida a Fedez per rilanciarsi. Sì, proprio al grande Federico Lucia, il rapper che canta i drammi di Rozzano, parla di eutanasia, fa le dirette con le lacrime, ma soprattutto con i follower: oltre 15 milioni tra Instagram e TikTok.

Un tempo c’erano i comizi in piazza, oggi si cercano influencer con la stessa urgenza con cui si cercano voti. E così, il congresso dei giovani di Forza Italia (GI), invece di ospitare il solito avvocato in doppiopetto o il sottosegretario semisconosciuto, ha spalancato le porte a un’icona pop che con la destra ha storicamente litigato, e pure di gusto.

Se  Niccolò Machiavelli fosse nato con l’iPhone direbbe “In politica la coerenza è un optional. L’importante è che ci sia engagement.”

“Non c’è alcuna candidatura in vista, abbiamo solo parlato con Fedez del disagio giovanile”, si è affrettato a dichiarare Maurizio Gasparri, storico volto del partito, che forse per la prima volta nella sua carriera ha pronunciato la parola “disagio” senza accompagnarla a un appello al ripristino dell’ordine pubblico.

Ma la mossa è chiara: la politica non intercetta più i giovani, e Forza Italia, in cerca di una nuova linfa dopo la scomparsa del suo fondatore, ha deciso che se non puoi battere gli influencer, allora tanto vale invitarli. Un tempo si diceva “se non puoi batterli, alleati”. Ora l’upgrade è: “taggali”.

E allora Fedez, che in passato ha lottato contro i DDL liberticidi, fatto polemiche con Salvini, invocato diritti civili, viene celebrato come interlocutore istituzionale da chi fino a ieri ne criticava i testi.
La politica si reinventa come algoritmo: cambia linguaggio, cambia partner, cambia target. L’importante è apparire attuali. Se poi qualcuno si chiede: “Ma che ci fa Fedez con Forza Italia?”, la risposta è semplice: “Visualizzazioni”.

Nel grande luna park della politica italiana, dove ogni giorno un partito si reinventa come startup e ogni slogan suona come una caption su Instagram, l’operazione-Fedez ha un che di geniale. Dissacrante. Spudorata.

Perché non è (solo) il rapper ad aver cambiato idea. È il sistema politico ad aver smesso di distinguere tra idee e pubblico. Il pubblico è la nuova ideologia. Il follow è il nuovo programma politico. Il post virale è la nuova conferenza stampa.

E Fedez, da attento osservatore dei meccanismi digitali, sa perfettamente come funzionano questi ingranaggi. Non ha bisogno di tesserarsi, né di candidarsi. Gli basta sedersi, sorridere, e far sapere che “ha parlato con Forza Italia”. Il resto lo fanno gli algoritmi e le reazioni indignate di chi crede ancora che destra e sinistra siano categorie stabili.

Ora, senza Silvio, la nave azzurra cerca una nuova rotta. O meglio, una nuova playlist. E chi meglio di Fedez per aggiornare il sound?

È ironico, ma anche coerente,  che il partito più pop della Seconda Repubblica oggi cerchi il rilancio affidandosi a una popstar. Solo che i tempi sono cambiati, e il pubblico è più disincantato.

Perché anche se Fedez non entrerà mai davvero in politica (almeno non per ora), il fatto stesso che si parli di lui in sede congressuale mostra quanto la politica abbia smesso di pensare in termini di visione e abbia iniziato a ragionare in termini di engagement settimanale.

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La domanda di fondo resta: è davvero questo il modo per parlare ai giovani? Invitarli con Fedez, come si fa con i coupon per i concerti?

Forse sì. Forse no. Ma di sicuro, è l’unico modo che molti partiti sembrano aver trovato per uscire dall’irrilevanza. Se la politica non arriva più ai cittadini, si rifugia nei media. Se non convince, intrattiene. Se non entusiasma, almeno fa rumore.

Il rischio, però, è che in questo gran trambusto di luci, inviti e dirette social, nessuno si chieda più cosa si vuole dire davvero. E allora, tra un reel motivazionale e un “dialogo generazionale”, potrebbe valere la pena rispolverare una frase di Pasolini:

“In un mondo dove tutto è permesso, il vero scandalo è la coerenza.”

Forse l’operazione Fedez–Forza Italia è il segno dei tempi. Un’epoca in cui l’identità politica è liquida, le fedeltà sono occasionali, e la comunicazione è tutto. Una realtà in cui un rapper, un giorno, può essere la voce della sinistra e il giorno dopo un ospite della destra — purché faccia numeri.

E allora sì, tutto è finito, come dicono con cinismo molti utenti online. Ma forse, proprio in questo caos postmoderno, la politica italiana ha trovato la sua nuova forma: quella di un remix continuo, dove ogni beat vale, ogni collaborazione è lecita, ogni meme è strategia.

Fedez & Forza Italia. Il duetto che non ti aspettavi, ma che forse, tristemente, meritavamo.

(*) giornalista

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