Esteri

Flotilla: Ben Gvir è ripugnante ma il problema vero è l’impunità totale di cui gode Israele

FILE - Israeli far-right lawmaker Itamar Ben-Gvir gestures after election exit poll results are released at his party's headquarters in Jerusalem on Nov. 2, 2022. (AP Photo/Oren Ziv, File)

Itamar Ben Gvir è un ben noto fanatico razzista ma il vero problema da affrontare è l’impunità totale di cui gode Israele. Servono sanzioni

 

di Fulvio Scaglione (*)

 

Il video di Itamar Ben Gvir, quello in cui il ripugnante ministro israeliano deride, insulta e minaccia gli attivisti della Flotilla ammassati nel porto di Ashdod e costretti in ginocchio, ha fatto il giro del mondo e ha destato il giusto sdegno della politica internazionale. Tra i primi a prendere posizione il nostro presidente Sergio Mattarella, la prima ministra Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Tajani e il ministro della Difesa Crosetto. Bene così. Sarà complicato per i soliti noti ora cianciare di antisemitismo a proposito di un vertice istituzionale, quello italiano, che nei confronti di Israele si è sempre mosso con pacatezza persino eccessiva. Tajani ha anche chiesto l’immediato rilascio di tutti gli italiani detenuti da Israele, tra i quali c’è anche Simona Losito, coraggiosa giornalista di InsideOver, molto apprezzata sia dai lettori sia dai follower dei nostri social a partire da Instagram.

 

Tutti sanno chi è Itamar Ben Gvir. Un estremista giudicato tale anche dal sistema giudiziario di Israele, che l’ha condannato per incitamento al razzismo. Un fanatico dalle pulsioni omicide che minaccio il primo ministro Yitzhak Rabin, l’artefice degli Accordi di Oslo, appena due settimane prima che un colono con le stesse sue idee lo uccidesse a colpi di pistola. Ben Gvir è il ministro della Sicurezza di Israele che ieri faceva il gradasso circondato da guardie armate tra decine di giovani ammanettati ma che il 7 ottobre del 2003, lui responsabile della “sicurezza” dei suoi concittadini, si fece sorprendere dagli assassini scatenati di Hamas. Uno scarto della politica con la P maiuscola, imbarcato nel governo solo perché Benjamin Netanyahu ha bisogno anche dei voti delle minoranze più irresponsabili.

 

L’errore che non bisogna fare, però, è proprio concentrarsi su personaggi miserabili come Ben Gvir. Il problema è molto più ampio e, non per caso, il presidente Mattarella lo ha messo in evidenza nella propria dichiarazione quando ha parlato di “persone fermate illegalmente in acque internazionali”. Quello a cui abbiamo assistito negli scorsi giorni, infatti, è stato un sequestro di persona di massa (490 fermati, tra i quali 29 italiani) che peraltro Netanyahu ha subito rivendicato dicendo che “Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza”. Una riga e mezza per tre menzogne. Prima menzogna: i ragazzi della Flotilla non sono sostenitori di Hamas. È la solita litania, a cui ormai non crede più nessuno, per cui chi critica o si oppone al governo di Israele è antisemita e/o complice di Hamas. Seconda: la Flotilla era a centinaia di miglia nautiche dalle acque territoriali israeliane, non c’era pericolo per nessuno, quindi l’assalto israeliano è un atto di pirateria del mare. Terza: Israele non ha “tutto il diritto”, anzi. Non ha nessun diritto di abbordare imbarcazioni che navigano in acque internazionali e non hanno commesso alcuna infrazione o reato.

Paradossalmente, Netanyahu ha proseguito dicendo che “il modo in cui il Ministro Ben-Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele”. Un cerottino che ha avuto l’unico effetto di sottolineare il buco, perché non si capisce quali siano “i valori e le norme” che dovrebbero impedire alle autorità di Israele di maltrattare i sequestrati ma consentire loro di massacrare decine di migliaia di donne e bambini a Gaza.

 

Il privilegio della violenza

 

Il punto dell’intera questione sta proprio qui. A Israele vengono permesse, con l’appoggio o la compiacenza di una lunga serie di Paesi capitanata dagli Stati Uniti, azioni che non sono mai state permesse ad alcuno altro Stato nella storia. Per esempio bombardare otto Paesi in due anni, compreso il Qatar mentre questi conduceva una mediazione tra israeliani e rappresentanti di Hamas. Oppure occupare una parte della Siria che non aveva mosso un dito per attaccare Israele. Invadere il Libano e raderne al suolo i villaggi, preparando nello stesso tempo un’occupazione militare di lungo periodo. Smembrare la Cisgiordania dopo averla traforata con gli insediamenti illegali, per poi affidarla all’arbitrio dei coloni, ormai diventati milizia armata protetta dall’esercito. E via via per molti altri esempi, compresa la detenzione illegale, senza accuse e senza processi, per migliaia di palestinesi o la pena di morte a sfondo etnico.

 

Perché? Perché questo crudele privilegio a un Paese che, proprio per esercitarlo, non si è mai dato una Costituzione né ha mai definito i propri confini? Possibile che nessuno si renda conto di quali danni tutto questo faccia alla stabilità di una regione cruciale (e ben lo vediamo adesso, con gli occhi di tutti fissi sullo Stretto di Hormuz e sulle petroliere che non possono più percorrerlo) come il Medio Oriente?

 

Dietro la penosa performance di Itamar Ben Gvir emerge evidente il senso di impunità che anima le autorità di Israele. Ed è proprio su questo che, più che mai, occorre intervenire. Non è più tollerabile l’acquiescenza nei confronti di uno Stato ricco e potente che, unico al mondo, si sente libero di fare ciò che vuole, quando vuole e come vuole. Basta parlare di linee rosse di cui a Netanyahu e soci non frega assolutamente nulla, è ora di fare qualcosa. E questo qualcosa ha un solo nome: sanzioni. Finché il senso di impunità sarà gratuito, nulla cambierà nei comportamenti del Governo di Israele. E chi fa finta di non capirlo, a cominciare da chi governa l’Ue, o è stupido o è complice.

(*) Direttore InsideOver

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