La guerra di Putin

Gas all’Ucraina, l’Azerbaijan sfida la Russia nel mercato europeo

di Giuseppe Gagliano (*)

 

L’annuncio della compagnia ucraina Naftogaz di aver firmato un accordo con l’azera SOCAR per importare gas attraverso il corridoio transbalcanico rappresenta un passaggio simbolico ma denso di conseguenze. Si tratta solo di una spedizione di prova, modesta nei numeri, ma cruciale nella logica: è il primo passo verso la costruzione di una rete alternativa ai canali dominati dalla Russia e, soprattutto, un segnale politico ed energetico lanciato a Mosca e all’Europa.

Il gas azero, consegnato attraverso la rotta Grecia-Bulgaria-Romania-Ucraina, si affaccia oggi sul teatro più instabile del continente. Kiev, stretta nella morsa della guerra e fiaccata dagli attacchi ai suoi impianti interni, deve cercare risposte immediate a un fabbisogno strategico: sopravvivere all’inverno. L’accordo con SOCAR non colma i vuoti della produzione nazionale, ma ha un significato che va ben oltre le cifre.

Gas, guerra e geopolitica: l’ombra lunga di Mosca

Il sistema energetico ucraino è stato uno dei bersagli privilegiati dei raid missilistici russi. I danni arrecati alle infrastrutture hanno minato l’autonomia energetica del Paese, mettendo a rischio l’intera tenuta sociale e industriale, proprio nel momento in cui si prepara l’ennesima stagione invernale sotto assedio. L’utilizzo della rotta transbalcanica — finora evitata per via delle alte tariffe — è frutto anche di una revisione regolatoria: a maggio, il regolatore nazionale ha approvato un nuovo meccanismo d’importazione che permette di aggirare i costi più onerosi.

Dietro questa mossa c’è dunque la volontà di sganciarsi da ogni possibile “trappola energetica” russa, compresa quella camuffata da gas di origine incerta. In passato, Kiev ha temuto che parte del gas in transito dai Paesi del sud-est Europa potesse avere origine russa. Da qui l’enfasi — ribadita anche a Reuters da fonti industriali — sul controllo dell’origine del gas: “È gas azero, è controllato”, hanno sottolineato.

Una nuova geografia del gas

L’importanza dell’accordo va letta nel contesto della nuova geografia energetica dell’Ucraina. Se finora le forniture arrivavano da Slovacchia e Ungheria, l’apertura verso Sud consente l’accesso al gas liquefatto dei terminali GNL di Grecia e Turchia, al gas via tubo proveniente da Azerbaigian e Romania, e in futuro anche a quello offshore bulgaro. È una rete diversificata, che mira a ridurre la vulnerabilità a un unico corridoio.

Secondo la ministra dell’Energia, Svitlana Grynchuk, la rotta transbalcanica “è estremamente importante” per garantire il riscaldamento del prossimo inverno. Il quadro di insieme è chiaro: la sicurezza energetica si traduce in sicurezza nazionale. Non è solo questione di caldaie accese, ma di resistenza politica, economica e strategica.

Le riserve e i numeri della sfida

I dati dell’agenzia ucraina ExPro confermano le difficoltà. Al 17 luglio 2025, gli stoccaggi sotterranei contenevano 9 miliardi di metri cubi di gas, ben lontani dall’obiettivo di 13 miliardi necessario per affrontare l’inverno 2025/26. Le riserve attuali sono inferiori del 13,9% rispetto all’anno precedente e segnano il punto più basso degli ultimi 12 anni. La sfida è titanica, e non basterà certo una spedizione simbolica a colmarla.

Per rafforzare le riserve, Naftogaz ha già firmato quattro contratti con la polacca Orlen per l’importazione di 440 milioni di metri cubi di GNL statunitense. L’ultimo accordo, datato 2 luglio, prevede 140 milioni aggiuntivi. Secondo Bloomberg, nel 2025 l’Ucraina potrebbe importare fino a 5 miliardi di metri cubi di gas dall’Europa, un record assoluto.

SOCAR e l’Azerbaigian: un partner in ascesa

La compagnia statale azera SOCAR, protagonista dell’accordo, non è nuova ai giochi geopolitici del gas. Baku, storicamente orientata verso una neutralità attiva, sfrutta oggi l’occasione di essere partner affidabile per l’Europa orientale e il Caucaso, soprattutto mentre la Russia è alle prese con la guerra e le sanzioni. L’intesa con Kiev rafforza il ruolo dell’Azerbaigian come hub energetico e ponte tra Asia e Europa.

L’Azerbaigian offre così il proprio gas come strumento di influenza e stabilizzazione, collocandosi come alternativa credibile, in particolare per quei Paesi che cercano di affrancarsi dal peso del Cremlino. Per Kiev, ciò equivale a una boccata d’ossigeno — in tutti i sensi.

Oltre l’inverno: una strategia energetica nazionale

L’Ucraina, nella sua condizione drammatica, sta cercando di trasformare la necessità in visione strategica. L’accordo con SOCAR non è solo un contratto di fornitura, ma un tassello nella costruzione di una politica energetica autonoma, svincolata dai ricatti geopolitici. L’apertura alla rotta transbalcanica rappresenta un cambio di paradigma: l’energia non come debolezza, ma come leva per sopravvivere, resistere e, un giorno, ricostruire.

E proprio nella gestione del gas si gioca una partita cruciale per il futuro del Paese. Le infrastrutture, le rotte, i partner esteri: tutto deve essere ripensato in funzione di un’architettura energetica più solida e flessibile. La guerra ha insegnato che la sicurezza si gioca anche sulle tubature e nei depositi sotterranei. L’Ucraina, ferita ma non piegata, ha iniziato a rispondere.

(*) InsideOver

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