di Viola Scipioni
Il Ministero della Cultura non trova mai pace. Dopo le dimissioni di Gennaro Sangiuliano il suo successore, Alessandro Giuli, ha fatto già parlare di sé colpendo i vertici della maggioranza di governo, soprattutto in Fratelli d’Italia.
La scorsa settimana, dopo il discussissimo discorso tenuto nelle sale della Camera dei deputati, il neoministro ha revocato l’incarico al suo capo di gabinetto, Francesco Gilioli. A quanto stanno le cronache, Giuli ha reputato l’atteggiamento di Gilioli nel caso Sangiuliano-Boccia in maniera estremamente negativa, affibbiandogli la maggior parte delle responsabilità su quanto accaduto. «Infedeltà» e «tradimento» sarebbero le parole usate dal Ministro, sintomo del fatto che, in questo particolare momento dell’esecutivo, trovare l’equilibrio e soprattutto l’unità e la perfetta reciprocità debbano essere i punti principali all’ordine del giorno.
Alla maggior parte dei membri del partito di Meloni non è piaciuto il nome fatto dal Ministro per sostituire Gilioli, ovvero quello del suo amico del Maxxi di Roma, Francesco Spano, che già ricopriva il ruolo di Vice gabinetto dopo la nomina di Giuli. Molti analisti hanno reputato la scelta del nuovo Ministro come piuttosto controcorrente e azzardata non solo per il proprio passato storico politico, ma soprattutto per l’immagine distorta che mostra sull’attuale esecutivo. Contro Spano, infatti, è in atto una vera e propria sollevazione che vede a capo l’associazione dei Pro Vita, da molti considerata come uno dei caposaldi dell’amministrazione e dell’elettorato di Meloni. Ciò che non va proprio giù agli antiabortisti è che nel 2017 Spano donò 55mila euro ad un’associazione Lgbtq+ che, secondo la trasmissione Le Iene,gestiva sesso a pagamento, portando di conseguenza Spano alle dimissioni dall’Ufficio nazionale antidiscriminazione. Una volta che l’esame della Corte dei conti appurò che nell’incarico non aveva procurato alcun danno erariale, divenne segretario della fondazione Maxxi, incontrando quindi Alessandro Giuli.
Il fatto che Spano sia quindi di centrosinistra, e che quindi sostenga delle idee che escono completamente dalla bussola del governo, ha scatenato l’ira di molti in Fratelli d’Italia, soprattutto del convinto antiabortista Ignazio La Russa. Al momento, però, i più fedelissimi di Meloni sanno che mostrarsi di nuovo deboli di fronte agli elettori può essere un rischio: la premier si sta ancora leccando le ferite per quanto successo con Sangiuliano, inoltre le situazioni Fitto e Santanché non agevolano la situazione né la reputazione del governo.
Nella mattinata di martedì 15 ottobre, Giuli ha confermato Spano come suo capo di gabinetto, dimostrando di poter reggere le pressioni non solo dei Pro Vita ma anche di alcuni dei suoi leader come Ignazio La Russa, entrando forse definitivamente nelle grazie di Giorgia Meloni. Escono sconfitti però i Pro Vita, i già citati parte fondamentale dell’elettorato di via della Scrofa: il tempo darà le risposte per capire adesso quale sarà la loro posizione nei confronti dell’esecutivo.
