Politica

Giustizia: Nordio, abolirei iniziativa disciplinare ministero su toghe

“Se fosse per me, abolirei il potere di iniziativa disciplinare del ministro, attribuendola al solo procuratore generale della Cassazione”. Lo dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un’intervista a ‘Il Sole 24 Ore’ a proposito delle poche impugnazioni di via Arenula delle pronunce di assoluzione o blande condanne. “L’iniziativa del ministro della Giustizia, in questo ambito delicato, dev’essere estremamente limitata – aggiunge – proprio per evitare il sospetto che vi siano interferenze politiche che vulnerino la sacrosanta indipendenza della magistratura”. Quanto alle ingiuste detenzioni, “possono essere definite tali solo da magistrati, e non dal ministro. E quando sono dimostrate, non devono necessariamente comportare una punizione, ma piuttosto una valutazione più attenta della idoneità del magistrato a svolgere quelle funzioni”. “Anche i pochi magistrati che vengono sanzionati, alla fine vengono sempre promossi con giudizi lusinghieri. E questo perché quello che conta non è la loro professionalità, ma la loro appartenenza correntizia”, insiste il Guardasigilli. “Non siamo stati noi a conferire al referendum un significato politico – aggiunge Nordio – Personalmente ho sempre cercato di restare nell’ambito dei contenuti della riforma e quando ho usato espressioni severe, mi ero limitato a riferire parole usate da magistrati come Di Matteo che oggi militano nel fronte opposto. Continuo ad auspicare che il dibattito rientri nelle sue giuste dimensioni giuridiche e politiche”. “Dopo la conferma referendaria apriremo un tavolo di confronto con magistratura avvocatura e mondo accademico sulle leggi di attuazione. Per i membri indicati dal parlamento assicureremo una rappresentanza delle minoranze, come già oggi accade sia per il Csm sia per la corte costituzionale senza che nessuno si scandalizzi”, conclude.

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