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Governo: ‘gigante burocratico, faccia meno e meglio’, Meloni in Confindustria mette Ue nel mirino

giorgia-meloni-confindustria. Foto: LaPresse

Resta sul palco del centro congressi ‘La Nuvola’ di Roma per oltre mezz’ora ribadendo l’impegno del governo a “non indietreggiare di un solo millimetro” nonostante il delicato momento storico in cui “le crisi si susseguono senza tregua”, confermando alla platea che ha davanti che “l’obiettivo che perseguiamo è lo stesso, cioè mettere la nazione nelle condizioni di affrontare nel migliore dei modi e a testa alta le difficili sfide che questo tempo così imprevedibile le mette di fronte”, soprattutto mettendo a più riprese l’Europa nel mirino per la sua “inarrestabile capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma improvvisamente esitante quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”.

In occasione dell’assemblea di Confindustria, Giorgia Meloni esordisce ringraziando gli industriali e il presidente Emanuele Orsini per aver riconosciuto “gli sforzi che il governo ha fatto in questi anni per rimettere al centro il lavoro, l’impresa, la produzione. Abbiamo dimostrato che anche quando si parte da posizioni diverse ci si può a un certo punto scoprire una squadra se l’obiettivo che si persegue è lo stesso”.

La premier mette in evidenza che i contorni nei quali si muove l’esecutivo “sono chiari a tutti: la guerra in Ucraina, i dazi americani, il conflitto in Iran, la chiusura dello stretto di Hormuz, il ruolo della Cina”. E’ l’epoca delle ‘policrisi’, spiega, dove “instabilità e incertezza” diventano “la regola” e finiscono “per metterci di fronte le troppe vulnerabilità che per anni ingenuamente e colpevolmente abbiamo finto di non vedere”. E’ a questo punto che l’inquilina di palazzo Chigi comincia a criticare Bruxelles. “La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l’attuale configurazione dell’Ue”, attacca definendo l’Europa “un gigante burocratico”. “Quando la storia ha bussato alle nostre porte, ha spazzato via gli orpelli ideologici, ci siamo svegliati nel mondo reale. È stato un risveglio brusco”, rimarca indicando, dal suo punto di vista, la strada da seguire: “Dobbiamo imparare dagli errori del passato”. Per questo pone “con forza” la necessità “di un cambio di passo da parte dell’Europa. Noi chiediamo che faccia meno e lo faccia meglio, chiediamo priorità sensate e velocità nelle decisioni”. E tra i dossier su cui il governo chiede a Bruxelles una svolta ci sono quelli della competitività, della semplificazione, della sburocratizzazione. “Devono essere il nostro mantra” il messaggio della premier, che si rivolge anche a Confindustria proponendo di avviare “subito un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia”.

Ovviamente, confessa, “non basta semplificare se poi non si assumono provvedimenti strutturali e coraggiosi su un altro fronte decisivo, che è quello dell’energia”. Col governo che, assicura, è intenzionato a proseguire “speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare”. Entro l’estate, ribadisce Meloni, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario. L’energia però è un altro di quei dossier su cui non c’è stato da parte di Bruxelles “un cambio di passo”. Meloni ricorda quindi il dibattito in corso sul sistema Ets, con l’Italia che chiede una temporanea sospensione della misura: “Il governo intende continuare a dare battaglia su questo fronte”. Così come non intende mollare la presa in Ue sul dibattito legato alle conseguenze della crisi iraniana “che giustificano ampiamente l’estensione della flessibilità già concessa per le spese in sicurezza e difesa, anche agli investimenti necessari per attenuare l’impatto che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo sulle nostre famiglie e sulle nostre imprese”. Meloni mette in chiaro quindi che la lettera che ha scritto alla Commissione europea per chiedere l’estensione della ‘National escape clause’ non è per “essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale. Si tratta di allocare al meglio quello che è già previsto. Puro e semplice buon senso”. Legato a questo tema, la premier rimarca di non aver cambiato idea sulle spese della difesa che “sono il prezzo della libertà, e io voglio che l’Italia sia una nazione libera. Ma so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto della crisi rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere, e quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità”.

Prima di congedarsi, ricevendo l’applauso della platea, Meloni rivendica il fatto che l’Italia non è più “l’anello debole d’Europa” bensì “una nazione credibile, autorevole, però non possiamo fermarci adesso”. E invita a “volare alto”, a “osare”, a “resistere, inventare e rilanciare”. “‘Sic itur ad astra’ scriveva Virgilio, ‘Così si sale alle stelle’ – chiude la premier con una citazione -. Vi chiedo di non avere paura, perché il tempo delle incertezze è anche il tempo del coraggio, e il tempo del coraggio inevitabilmente è anche il tempo delle scelte. Siate coraggiosi e io vi prometto che farò lo stesso”.

L’intervento della premier viene però criticato da Elly Schlein. “Ascoltandola a Confindustria sorge un dubbio – spiega la segretaria dem -. La Giorgia Meloni che chiede un cambio di passo in Europa è la stessa persona che partecipa da 4 anni da premier al Consiglio europeo e che con il suo governo ha proposto Fitto che da 2 anni è vice-presidente della Commissione europea? La Presidente del Consiglio sembra dimenticare spesso che da 4 anni è al potere in Italia e in Europa, assieme peraltro a una larga maggioranza di governi di destra. Che stanno ostacolando come lei un salto in avanti dell’integrazione europea, il superamento dei veti, gli investimenti europei a debito comune, e lo sviluppo di una vera difesa comune europea”. Una stoccata agli industriali arriva invece dal leader M5s, Giuseppe Conte: “Senza polemica. Mai vista una Confindustria così dialogante con un governo in un periodo in cui sparisce qualsiasi capacità del nostro paese. E’ sorprendentemente comprensiva ma ci siamo noi a tutelare l’economia reale”.

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