Economia e Lavoro

Guerre, le paure di imprese e consumatori

Iran: Federmeccanica, effetti guerra possono essere devastanti per nostre imprese

 

“Ci troviamo oggi a commentare un anno che sembra passato da un secolo. C’è una nuova normalità caratterizzata da una volatilità mai vista. Tutto può cambiare in maniera anche profonda da un giorno all’altro. È appena scoppiata un’altra guerra i cui effetti possono essere devastanti per il commercio globale e quindi per le nostre imprese. In questa fase è quantomai fondamentale un’azione di Sistema nel nostro Paese per adottare tutte quelle misure necessarie da un lato a resistere all’onda d’urto nell’immediato e dall’altro a sviluppare una visione di medio-lungo termine che metta al centro l’Industria”. Lo afferma la Vice Presidente di Federmeccanica Alessia Miotto, presentando i risultati della 177 edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica – Meccatronica italiana. “Siamo su un crinale pericoloso non solo per le nostre imprese ma anche per il Paese. Senza una manifattura forte l’economia italiana non può reggere. Poli industriali efficaci diventano quindi essenziali. Servono risorse ed è necessario utilizzarle bene. L’impatto delle recenti misure a sostegno dell’industria è stato un segnale ma non lasceranno il segno. Questo è quello che emerge dalla nostra indagine in maniera chiara, infatti più della metà delle imprese intervistate ritiene che le misure incluse nella legge di bilancio sono efficaci solo in parte. Non si può ripetere l’esperienza degli incentivi Industry 5.0, un intervento sulla carta utile ma che nel passaggio dalle norme alle fabbriche ha manifestato grandi criticità. Occorre affrontare e risolvere vecchi problemi e impegnarsi sempre a trovare nuove soluzioni”, aggiunge.

 

Energia: Federconsumatori, con guerre 100 euro rincari annui

 

 

“Le tensioni internazionali tornano a scaricarsi sulle bollette di famiglie e lavoratori. L’impennata delle quotazioni del gas sui mercati europei, con aumenti superiori al 39 per cento e valori che sfiorano i 60 euro al megawattora, riapre uno scenario che in Trentino richiama alla memoria la crisi energetica del 2022-2023. In assenza del disaccoppiamento tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, l’intero sistema tariffario rischia di trascinare verso l’alto anche le bollette elettriche. Il risultato è prevedibile: un ulteriore aggravio a carico delle famiglie e del lavoro dipendente, mentre i meccanismi di formazione dei prezzi restano legati a dinamiche finanziarie e speculative su cui i territori non hanno alcun controllo”. Così Pasquale Del Prete di Federconsumatori del Trentino sottolineando che “se i prezzi dovessero stabilizzarsi sui livelli attuali, una famiglia anche trentina che utilizza il gas per riscaldamento, acqua calda e cucina potrebbe subire un aggravio di circa 349 euro annui. A questi si aggiungerebbero oltre 100 euro medi annui per l’energia elettrica”. Del Prete ha aggiunto che “in un territorio come il nostro, dove il costo della vita è già superiore alla media nazionale e dove salari e pensioni non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto eroso dall’inflazione degli ultimi anni, questi rincari rischiano di comprimere ulteriormente i consumi e di ampliare le disuguaglianze sociali. Il problema non è solo contingente, ma strutturale: un sistema energetico in cui il prezzo di un bene essenziale viene determinato da tensioni geopolitiche e dinamiche di mercato globali espone le comunità locali a una vulnerabilità permanente. Non è accettabile che ogni crisi internazionale si traduca automaticamente in un peggioramento delle condizioni materiali di chi vive di salario o pensione. L’energia è un bene primario, indispensabile alla vita quotidiana e alla dignità delle persone”.

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