Medicina

Hantavirus: Rezza, rischio pandemico da escludere

di Lorenzo Sorrentino (*)
“L’Hantavirus ha un indice basso di contagiosità. La trasmissione interumana può avvenire ma è abbastanza limitata: è per questo che i principali organismi internazionali sono concordi nel dire che il rischio per la popolazione generale è molto basso”. A fare il punto sul focolaio registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius è Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Al momento sono 8 i casi confermati di Hantavirus, con tre decessi. “Si tratta del virus Andes, un particolare ceppo di hantavirus per il quale degli studi condotti in Argentina avevano già dimostrato la possibilità di trasmissione interumana”, spiega il professor Rezza a LaSalute di LaPresse. La differenza principale rispetto a Covid-19 è anche il motivo per cui l’Oms ha scongiurato la possibilità di una nuova pandemia: un rischio di diffusione estremamente ridotto.
“Il virus si può trasmettere da persona a persona per via respiratoria, ma soltanto in caso di contatti ravvicinati e prolungati”, chiarisce l’esperto. “Sembrano inoltre funzionare molto bene le classiche misure di sanità pubblica, come l’autoisolamento dei contatti e la sorveglianza clinica dei sintomi”, aggiunge Rezza. In maniera speculare se Covid-19 faceva registrare un tasso di letalità contenuto, “la letteratura sugli hantavirus in genere riporta un tasso tra l’1% e il 15%. E il ceppo andino ha probabilmente una letalità ancora più alta”. I sintomi gravi, paradossalmente, “rendono più semplice l’identificazione e l’isolamento dei casi. Non esistono però terapie se non quella di supporto, che nei casi più gravi può arrivare fino alla terapia intensiva”.
L’Hantavirus, peraltro, è un virus endemico già diffuso in alcune aree del pianeta. “A essere nuovo è il contesto di questo focolaio: un ambiente chiuso e sovraffollato, come una nave da crociera, aumenta le probabilità che si verifichi la trasmissione interumana”, riflette Rezza. “L’importante è agire con tempestività, rintracciare i contatti e sottoporli a isolamento domiciliare e sorveglianza clinica dei sintomi. Il fatto che il virus possa trasmettersi da persona a persona – conclude – non deve determinare un allarme generalizzato”.
(*) La Presse

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