Il focolaio di hantavirus sulla MV Hondius ha acceso i riflettori sui rischi dei patogeni ‘esotici’ o zoonotici negli ambienti crocieristici e, più in generale, nelle grandi infrastrutture mobili ad alta densità umana. Ad analizzare la questione – e le opportunità dell’AI – è un nuovo lavoro italiano, firmato dal gruppo Gabie formato da Massimo Ciccozzi, Francesco Branda e Giancarlo Ceccarelli, in pubblicazione sulla rivista ‘Infectious Diseases’. Per Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e coautore del paper, “l’episodio rappresenta un vero stress test per la sanità pubblica internazionale. Il focolaio è stato ricostruito perché il virus coinvolto, l’Andes hantavirus, possiede una rara capacità di trasmissione interumana. Ma proprio questo mette in evidenza un problema: se ci fossimo trovati di fronte a una trasmissione esclusivamente ambientale, i sistemi tradizionali di sorveglianza avrebbero avuto molte più difficoltà”. Finora la medicina marittima e la sorveglianza sanitaria internazionale hanno considerato le navi da crociera luoghi ad alta probabilità di diffusione di virus respiratori o gastrointestinali, come Covid-19, influenza e norovirus. Secondo gli autori, però, questa impostazione rischia oggi di essere insufficiente. Le navi non sono solo ambienti sociali affollati, ma sistemi architettonici ed ecologici complessi, nei quali infrastrutture, ventilazione, compartimenti tecnici, supply chain, gestione dei rifiuti e dinamiche ambientali possono diventare elementi centrali nella trasmissione biologica. “Con questo studio abbiamo proposto un cambio di paradigma: la nave deve essere letta come un ecosistema complesso, nel quale dati epidemiologici, ambientali, logistici, genetici e infrastrutturali devono essere integrati in un unico modello di sorveglianza”, spiega Francesco Branda, esperto di intelligenza artificiale applicata ai dati delle malattie infettive. Secondo Branda uno degli aspetti più innovativi riguarda proprio l’utilizzo dell’AI nella lettura simultanea di dati eterogenei. “Possiamo integrare epidemiologia molecolare, sequenziamento genomico, mobilità umana e dati infrastrutturali per identificare pattern invisibili ai modelli epidemiologici tradizionali”, spiega Branda.
I ricercatori sottolineano che il focolaio della MV Hondius è stato interpretato e ricostruito con successo perché l’Andes virus possiede una caratteristica estremamente rara tra gli hantavirus: la capacità di trasmettersi da persona a persona. Questa peculiarità ha consentito di seguire una catena di contagio relativamente riconoscibile.
Tuttavia, il paper evidenzia come questa apparente fortuna epidemiologica abbia anche mostrato una fragilità strutturale dei sistemi di sorveglianza attuali. Per Ciccozzi “le grandi infrastrutture chiuse e ad alta mobilità, come le navi da crociera, non possono essere monitorate soltanto attraverso i casi clinici nei passeggeri. Servono modelli integrati One Health che mettano insieme epidemiologia, controllo ambientale, monitoraggio dei roditori, ventilazione, genetica molecolare, gestione dei rifiuti e sorveglianza degli spazi tecnici”. Integrando i dati con algoritmi di AI è possibile costruire modelli predittivi capaci di segnalare anomalie biologiche prima ancora dell’emergere dei sintomi clinici su larga scala.
Margherita Lopes (La Presse)
