di Lorenzo Sorrentino (*)
Il test per l’Hantavirus “è sempre stato disponibile al Sacco e allo Spallanzani, perché esistono dei ceppi che circolano anche in Europa e in Asia”. Discorso diverso per il virus Andes: “Alcuni test specifici li abbiamo acquisiti soltanto ora, dopo l’allerta legata alla nave da crociera”. A fare ordine nel marasma delle notizie di questi giorni è Maria Rita Gismondo, virologa e consulente del ministero della Salute. I due laboratori di Roma e Milano – indicati ufficialmente dal ministero della Salute come centri di riferimento nazionali – stanno lavorando su due livelli diversi. “Abbiamo i test sierologici, con cui si cercano nel sangue del paziente gli anticorpi prodotti in risposta all’infezione”, spiega l’esperta a LaSalute di LaPresse. “Possiamo capire se si tratta di IgM o IgG e distinguere così tra due diverse fasi della patologia”. Accanto ai test sierologici c’è però soprattutto la Pcr, considerata il metodo più affidabile. “È il test genico con cui si ricerca il genoma del virus, consentendoci di individuare il ceppo che ha colpito il paziente”.
Il campione può essere prelevato dal sangue, ma “soprattutto a partire dalle urine”. Il problema, chiarisce Gismondo, è che i sintomi iniziali rischiano di confondere il quadro clinico: “All’inizio sono simil-influenzali”. Per questo “l’ipotesi che si tratti di Hantavirus prende piede solo dopo aver capito con un’anamnesi cosa ha fatto il paziente di recente”. Prima, aggiunge, “si fanno test per influenza, Covid e tutti i più comuni virus respiratori”. Con il caso della nave da crociera, però, il protocollo è cambiato. “Quando arriva un paziente sospetto, proveniente dalla nave o che ha avuto contatti con uno dei passeggeri positivi, viene subito sottoposto a un test di sicurezza per identificare l’eventuale presenza del ceppo Andes”. Durante la fase dell’incubazione il virus può però sfuggire ai test. In quel caso “il test non risulterà positivo, ma mostrerà solo qualche indizio debole”, precisa la virologa.
È il motivo per cui i contatti vengono monitorati a lungo: “Per prudenza teniamo sotto osservazione i possibili casi per 42 giorni, il tempo massimo entro il quale può avvenire l’incubazione del virus”. I controlli saranno ripetuti ogni settimana, “a meno che non dovessero presentarsi dei sintomi: in quel caso agiremmo immediatamente”. Il ministero della Salute ha indicato ufficialmente Sacco e Spallanzani come centri di riferimento nazionali. “Per farsi lustro, alcuni laboratori stanno acquistando il test per l’Hantavirus. Ma è uno spreco di risorse, perché in ogni caso il test andrebbe rifatto in uno dei due centri identificati dal ministero”, aggiunge l’esperta. Quanto alla diffusione del contagio, la virologa resta cauta ma ottimista. Al momento “i casi sono rimasti isolati a quei pochi contatti sulla nave, nonostante questa sia una sorta di incubatore artificiale del virus. Tra una ventina di giorni è probabile che non si parlerà più di questo focolaio”.
(*) La Presse
