di Giuseppe Onorati
Il potere della sintesi che non sfoci nella banalità di uno slogan, può passare da incisive formule che semplicemente leghino alcuni fattori emblematici per spiegare la figura di qualcuno, la sua storia, la sua incisività nell’immaginario collettivo. I “quattro amici al bar che volevano cambiare il Mondo”, la canzone d’autore francese ed il Jazz potrebbero in tal senso delineare la figura di Gino Paoli.
Gli amici protagonisti della canzone, che si ritrovano al bar carichi di fertile anarchia, sogni e voglia di disegnare un nuovo Mondo, migliore; l’eleganza lirica e decadente degli chansonniers francesi, che sposa la propria poetica con le ritmicità sincopate e le armonizzazioni sfuggenti all’ovvio del Jazz, tratteggiano in modo pieno ed esaustivo la figura dell’artista genovese.
Nato a Monfalcone (GO), il 23 Settembre 1934 ma ben presto di adozione genovese, Gino Paoli è stato un artista di calibro alto che ha inciso non poco nella cultura e nell’immaginario collettivo italiani. Elegante anarchia bohémien, poesia, apparente ruvidezza, manto di profondità esistenziale e mai disponibile a derogare al banale.
Una vita che è un romanzo nel quale, l’uomo e l’artista Paoli, hanno viaggiato su un’unica pista: quella del sogno, della poesia e della passione.
Come accennato, ben presto è adottato da Genova, città che sarà fondamentale per lo sviluppo della sua sensibilità e per la sua ispirazione. Città di mare, di porto, di partenze, di malinconie, di nostalgie, che parla d’infinito, ingredienti ispiratori dei quali si nutrirà quella generazione di cantautori della scuola genovese di cui Paoli è un capostipite. Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Umberto Bindi e Bruno Lauzi, giovani cantautori che aprono la strada alla scuola genovese, ispirati dalla canzone d’autore francese e stimolati dal Jazz.
La sua carriera parte subito in salita nel 1960 con i successi di La gatta, Sassi, Gli innamorati sono sempre soli, Un uomo vivo e Che cosa c’è; soprattutto però è anche l’anno del capolavoro Il cielo in una stanza, portato al successo da Mina. Una brano che con poesia trasforma un momento di passione in una eternità paradisiaca senza confini. E’ un periodo di grande fertilità in cui Paoli non si stanca di viziare il pubblico a suon di capolavori; ecco che esce Sapore di sale, un affresco dell’Estate come momento di evasione esistenziale, dove lo scorrere del tempo si azzera come in un’estasi ed il fantastico arrangiamento di Ennio Morricone, dà proprio il senso di beata sospensione, suggellata da un intenso assolo di sassofono suonato da Gato Barbieri, che diventa un segno emblematico dell’Estate.
Seguono altri successi come Senza fine scritta per Ornella Vanoni e partecipazioni al festiva di Sanremo e Gino Paoli si conferma una realtà di razza della musica italiana, che lancia anche un giovane cantautore di nome Fabrizio De André ed un certo Lucio Dalla da Bologna. Sul finire del decennio Sessanta però, inizia un periodo critico e di silenzio; usciranno degli album nel decennio successivo ben accolti dalla critica ma soltanto negli anni Ottanta ritorna il grande successo.
Di questo periodo sono Ti lascio una canzone, Averti addosso e Una lunga storia d’amore, scritta per la colonna sonora del film Una donna allo specchio con Stefania Sandrelli . Poi, sempre dello stesso decennio sono da ricordare l’album Insieme tratto dal tour fatto con Ornella Vanoni e le collaborazioni con uno Zucchero Fornaciari in ascesa.
Nel 1989 oltre alla collaborazione con Ricky Gianco in Parigi con le gambe aperte, Paoli ritorna al festival di Sanremo con Questa volta no, ma è nel 1991 che esce l’album Matto come un gatto, contenente Quattro amici al bar, brano che domina l’Estate, vincendo il Festival Bar ed anche buona parte dell’anno discografico 1991. Il brano è un perfetto manifesto autobiografico di Gino Paoli, il quale è l’ultimo dei quattro amici (che con fertile anarchia, sogni ed ideali si propongono di cambiare il Mondo), a rimanere fedele al desiderio di cambiamento, rispetto agli altri che, strada facendo, vengono risucchiati dalle sicurezze dell’omologazione dello status quo. Alla fine del brano c’è il ritornello di Vita spericolata cantata da Vasco Rossi, voluta da Paoli perché si rivede nel cantautore di Zocca (MO), ritrovando in Rossi quella voce anarchica e “scapigliata”, veicolo diretto e veritiero di pensieri, sensazioni e sentimenti, ognuno voce anarchica e veritiera di un’ epoca.
Gli anni Novanta vedono Paoli continuare nel solco pop, adattandosi a nuove sonorità ma mantenendo la sua eleganza poetica. Nel 2002 torna a Sanremo e vince il Premio della Critica come miglior testo con il brano Un altro amore ; poi nel 2004 e 2005 con la sua grande amica e collega di eleganza Ornella Vanoni, realizza due album: Ti ricordi? No non mi ricordo, di sapore un po’ nostalgico e Vanoni Paoli Live.
Altro ingrediente nonché grande passione di Paoli è stato il Jazz ed in merito va segnalato l’ album Milestones. Un incontro in Jazz realizzato fra gli altri con Enrico Rava, Danilo Rea e Roberto Gatto del 2007 e Due come noi che… con Danilo Rea del 2012, album in cui la poesia dell’artista genovese lievita nelle atmosfere del Jazz.
Nel 2013 esce Napoli con amore, album con il quale Gino Paoli omaggia la canzone classica napoletana, dimostrando quel filo diretto che vi è fra Genova e Napoli, entrambe, come Paoli diceva a Renzo Arbore, avendo “i piedi nell’acqua”, nell’infinito del mare, motore di sogni, poesia e sentimento.
In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno e dei suoi sessant’anni di carriera, nel 2019, presenta l’album doppio Appunti di un lungo viaggio (ancora con la collaborazione di Danilo Rea),composto da una parte d’inediti ed una di brani vecchi arrangiati in chiave intimistico-Jazz, che come il titolo dice, sono un po’ un ripercorrere il viaggio della vita di Paoli e che sembra essere stato un saluto al pubblico, il quale tanto lo può sempre ritrovare in quel bar di sogni, anarchia e possibilità.
