di Viola Scipioni
Alle elezioni europee, tra vincitori e vinti, il partito che è spiccato di più è stato senza ombra di dubbio FdI della premier Giorgia Meloni: nonostante non si sia neanche lontanamente avvicinato al 34% della Lega di Matteo Salvini del 2019, il risultato conferma una leadership solita ed una approvazione da parte dei cittadini sul lavoro finora svolto dalla leader del partito di via della Scrofa.
Ma il motto che più ha caratterizzato i commenti dell’opinione pubblica post-voto è stato il «ci davano per morti»: questa frase, detta principalmente da Antonio Tajani per interpretare il risultato del 10% di FI, ha contraddistinto anche altri due partiti, ovvero il Pd di Elly Schlein e la Lega di Matteo Salvini. In un certo senso, a primo impatto colpisce che una frase simile possa essere stata detta dal leader del Carroccio, soprattutto dopo che ad urne aperte Umberto Bossi avrebbe chiesto ai propri elettori di votare Forza Italia. «Da un anno tutti ci davano per morti, ma siamo vivi e vivaci», queste le parole di Salvini dopo il 9%, espressione che lo ha sicuramente contraddistinto se si vuole pensare al fatto che soltanto qualche settimana fa avrebbe depositato un nuovo logo per un nuovo partito in caso di sconfitta netta in queste elezioni. Sconfitta che poi d’altronde è arrivata, ma nessuno nei piani alti della Lega al momento ha pensato a spodestare l’attuale leader per un rinnovo dei vertici, sia per utilitarismo che per mancanza di interesse: probabilmente, Fedriga e Zaia sanno che salire sul carro dei perdenti, con FdI così forte, non ne vale la pena. Tanto meglio lasciare Salvini, a fine carriera politica nei reparti della Lega, e concentrarsi su Friuli-Venezia Giulia e Veneto per aumentare la propria popolarità.
L’altra leader “sopravvissuta”, Elly Schlein, avrebbe detto: «c’era chi, dopo le elezioni politiche, dava il Pd per morto ma mi pare più vivo che mai». Il lavoro di Schlein, a differenza di quello di Salvini, è però indubbio. Un ottimo risultato, quello del 24%, sintomo di una buona leadership dettata da ottime scelte comunicative che sono riuscite a strappare voti al M5S di Conte. Schlein, presente anche al Pride di Roma del 15 giugno insieme ad Alessandro Zan, sta riuscendo lentamente a riportare su di sé voti di una classe politica dispersa e dimenticata: il suo prossimo obiettivo sarà sicuramente quello di diminuire la così bassa affluenza alle urne.
