Politica

Liste d’attesa, Schlein attacca Meloni: da decreto fuffa a decreto zuffa

di Fabiana D’Eramo

Mentre in commissione Affari Sociali del Senato veniva riscritto l’articolo 2 del decreto sulle liste d’attesa, che prevedeva un organismo ministeriale con poteri di controllo sulle Asl, per protesta il Partito democratico ha convocato una conferenza stampa. Elly Schlein ha attaccato duramente il governo: “L’ esecutivo agevola solo i privati e vuole distruggere il sistema sanitario pubblico.”

Questo decreto, ha ribadito la segretaria dem, che dall’inizio aveva denunciato l’inefficacia del provvedimento preso a pochi giorni dalle elezioni per il parlamento europeo, è un decreto “vuoto, un decreto fuffa”. Il governo pensa di risolvere il problema delle liste d’attesa “senza metterci un euro”, ha detto Schlein, ma in realtà “lavorano nella direzione dello smantellamento della saluta pubblica”. Le liste di attesa si allungano, le persone vengono prese in giro: “quando dicono che bisogna incentivare gli straordinari”, ha aggiunto, “vuol dire che non hanno parlato con i medici che fanno già turni massacranti, è la realtà quotidiana dentro gli ospedali pubblici.”

E non solo: dopo un mese, il decreto fuffa, ha ironizzato Schlein, si è trasformato in decreto zuffa. Il riferimento è al fatto che le Regioni e la Lega avevano contestato la norma che poi è stata rivista, quella dell’articolo 2. Retromarcia, dunque, sul controllo centralizzato che aveva spaventato le Regioni, appoggiate da Matteo Salvini, a causa del rischio di una lesione dell’autonomia regionale. Con la nuova formulazione, il controllo sulle liste di attesa sarà gestito dalle Regioni attraverso il Responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria (Ruas). L’organismo di controllo ministeriale entrerà in azione solo in caso di inerzia da parte di questa e non avrà poteri di polizia giudiziaria né potrà esercitare vigilanza sugli erogatori privati.

Ed è per questo che Schlein ha parlato di zuffa, “zuffa nella maggioranza, con la Lega che ha già fatto un emendamento abrogativo, e zuffa con le Regioni, molte delle quali sono guidate dalla destra. C’è qualcosa che non va. Le Regioni, a eccezione del Lazio, hanno bocciato con un parere negativo il decreto. Si devono mettere d’accordo se votano in modo diverso nei consigli regionali e in Parlamento”. Secondo la segretaria del partito democratico, Giorgia Meloni dovrebbe riflettere sulla possibilità di dialogare con le opposizioni – il Pd ancora una volta si dichiara aperto al dialogo – per evitare di continuare a prendere in giro gli italiani. Ma Meloni, ha detto Schlein, “è più preoccupata di tenere buono Salvini che non della salute degli italiani.”

“Le opposizioni, di questo decreto di propaganda, vogliono discutere ma è la maggioranza che scappa”, ha aggiunto il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia, durante la conferenza stampa a Palazzo Madama. “Le opposizioni sono compatte e unite. E quando questo avviene la maggioranza va in difficoltà.”  E lo è ancora di più, ha continuato Boccia, nel momento in cui si cerca il compromesso con le Regioni, “una toppa che è peggio del buco”: “l’emendamento della Lega che chiede la soppressione dell’articolo 2 dimostra che questo era un decreto che non andava presentato”. Per il capogruppo è un testo “pasticciato”, “pericoloso”, “senza risorse”. Il Pd chiede che venga ritirato. La controproposta: mettere più risorse sulla sanità –  arrivando alla media europea, con un incremento della spesa sanitaria fino al 7,5% del Pil nel 2028 – e sbloccare il tetto sulle assunzioni.

“Senza personale non c’è un modo di accorciare le liste di attesa”, ha spiegato Schlein, “non c’è. In questo modo si rischia solo di agevolare il privato. Hanno affossato vigliaccamente la nostra proposta dicendo che non ci sono le coperture, abbiamo chiesto di trovarle ma ci hanno detto di no –  non vogliono perché nella loro visione non si deve finanziare meglio la sanità pubblica.”

Ma il Pd promette di continuare a insistere con la propria proposta di legge.  “Abbiamo bisogno di rimettere al centro la questione della cura”, ha detto Schlein. “Non si può aspettare un anno e mezzo per una mammografia o un altro esame specialistico. Significa non fare prevenzione, e non ce lo possiamo permettere”.

Schlein si è quindi soffermata sulla necessità di un’Europa “sempre più sociale”. Con il gruppo social-democratico stanno discutendo un modo per renderlo realtà. Conclude, la segretaria, dicendo che ascolterà “con grande attenzione quello che von der Leyen verrà a dire in Aula giovedì”.

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