Il Board of Peace per Gaza di Trump fra spettacolo e realtà
di Giuliano Longo (*)
Il “board of Peace “ voluto da Trump per ricostruire Gaza, sta già suscitando scandalo nella stampa occidentale, non tanto per la sua presunzione megalomica, quanto per il fatto che Putin e l’alleato bielorusso Lukashenko possano partecipare al gruppo presieduto da Trump.
La conferma del portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che il suo capo possa aderirvi c’è, se poi gli convenga sganciare un miliardo di dollari per l’adesione permanente è tutto da vedere, anche se è possibile che Trump gli faccia uno sconto se gli fa fare bella figura sull’Ucraina.
Eppure , guarda caso, Gaza non è menzionata da nessuna parte nell’atto costitutivo del Board, il che avvalora le valutazioni di alcuni osservatori secondo cui Trump lo prevede come una sorta di istituzione sostitutiva dell’ONU, sull’efficienza e il peso politico della quale il Tycoon non ha mai disdegnato critiche e provocazioni.
Lo stesso statuto conferisce invece enormi poteri al presidente del gruppo, il primo dei quali sarà (incredibile!) Trump. L’unico che può invitare i paesi ad aderire, revocare la loro adesione, eleggere il Consiglio Esecutivo, approvare le decisioni, porre il veto sulle in qualsiasi momento, anche dopo la loro approvazione e ha pieno potere sulle entità sussidiarie, ecc.
Altrettanto importante è che il moderno Re Sole sceglie anche il suo successore che lo sostituirà automaticamente al termine del suo incarico, mentre nel frattempo Trump gestirà il Board dall’incantevole e lussuosa residenza a Mar-a-Lago fra campi di golf e, forse, nani e ballerine.
Quello che conta della nuova pensata di Trump è che tutti i membri devono sottomettersi a lui , il che potrebbe venir considerato umiliante oltre che costoso.
Ipocritamente si potrebbe anche piegare la testa per il bene della ricostruzione di Gaza – che continua a patire fame, malattie e miseria -, ma poi andarsene dopo tre anni a meno che non paghino 1 miliardo di dollari entro il primo anno per diventarne membri permanenti.
Questo denaro dovrebbe essere destinato alla ricostruzione di Gaza che il Re Sole ha aiutato a devastare con il suo indeflettibile sostegno all’alleato Netanyahu.
È anche possibile che il Consiglio per la Pace modifichi lo statuto per imporre una cifra inferiore di adesione – in fondo sulla ricostruzione della Striscia si può sempre risparmiare,
In ogni caso, diventando un membro permanente acquista legalmente influenza su Trump, ma non garantisce che farà ciò che gli viene chiesto, anzi è molto probabile a secondo dell’umore con cui si sveglia dopo le regali abluzioni.
C’è anche la questione di cosa accadrebbe se i repubblicani non mantenessero la presidenza. Il Board of Peace, che fosse ancora guidato da Trump o da chiunque da lui prescelto (magari uno dei suoi figli come si addice ad ogni monarca assoluto), perderebbe la capacità di influenzare il presidente e diventerebbe solo un altro gruppo internazionale di ricreazione.
Potrebbe ancora promuovere il dialogo tra i suoi membri, ma questo non equivale a plasmare la politica statunitense nei confronti di Gaza (o altrove), in conformità con la vision di Trump che già pensa al secondo mandato se la salute gli regge a 83 anni e in considerazione di qualche disturbo della personalità già presente.
Per queste ragioni, il Board of Peace più che un sostituto delle Nazioni Unite e simile a una ” coalizione di volenterosi” guidata dalla volontà politica, nemmeno degli Stati Uniti, ma solo di Trump.
Ma è molto probabile – a nostro avviso certo – che questa “coalizione” possa ampliare la sua attenzione per affrontare altri conflitti presenti e futuri, prima della fine di Trump 2.0, così qualcuno pensa, astutamente, che comprando l’iscrizione permanente si possa aperto questo fraglie canale di influenza.
Questo calcolo giustificherebbe la possibile partecipazione della Russia come membro permanente, una scelta di Putin per non provocare l’amico – o ex amico -Trump, rischiando che si offenda e decida di intensificare la pressione americana su Mosca a favore dell’Ucraina soprattutto se anche Zelensky farà parte dell’augusto consesso anche a titolo gratuito.
Che poi il Board possa in qualche modo sostituire l’ONU, anche solo su Gaza, significa tagliar fuori mezzo mondo da ogni decisione, fra cui la Cina che non ci risulta abbia ancora aderito entusiasticamente alla proposta del Tycoon.
Comunque come per ogni spettacolo che si rispetti le adesioni stanno pervenendo, per il costo del biglietto staremo a vedere.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
aggiornamento Board of Peace
