Politica

Il Centrosinistra che verrà. Una tenda da piantare o un accampamento da ricostruire?

 

di Michele Rutigliano

È di pochi giorni fa  la notizia della nascita qui  a Roma, della “Tenda dei Riformisti”. Una nuova associazione politica promossa dall’Assessore capitolino al Turismo, Alessandro Onorato. La sede – il Parco dei Principi – non è stata scelta a caso: una cornice istituzionale per lanciare un’iniziativa che si propone di federare l’area riformista, cattolica e moderata del Centrosinistra, con lo sguardo rivolto alle elezioni politiche del 2027. L’intento è ambizioso: rimettere insieme i cocci di un campo largo sempre più sfaldato, per offrire un’alternativa credibile a una destra che, pur tra mille contraddizioni, continua a guidare il Paese. L’idea ha un sapore familiare. Rievoca l’Ulivo di Romano Prodi, che seppe aggregare culture politiche diverse attorno a un progetto comune. Ma se la “tenda” è un primo gesto generoso e simbolico, non può bastare a ospitare tutte le anime di un Centrosinistra che oggi appare  non come uno schieramento compatto ma al contrario un vecchio  accampamento sfilacciato e litigioso. Per affrontare la sfida del 2027 non servono solo buone intenzioni o una somma aritmetica di sigle e correnti: occorre un progetto politico serio, coeso, credibile. E, soprattutto, condiviso.

Un campo largo… pieno di buche  

Il progetto del “campo largo”, teorizzato da Elly Schlein e auspicato da Giuseppe Conte, si scontra quotidianamente con la realtà di una coalizione divisa su quasi tutto. Sul piano internazionale, i distinguo si moltiplicano: il PD difende l’atlantismo e il sostegno all’Ucraina, mentre i 5 Stelle oscillano tra ambiguità e un pacifismo che spesso sconfina nell’antipolitica. Sulla NATO, sulla necessità di un esercito europeo, sul rafforzamento della difesa comune, emergono differenze insanabili, non solo tra i partiti, ma dentro gli stessi partiti. Anche l’idea di Europa, che dovrebbe essere il cemento culturale di una forza progressista moderna, appare vissuta in modo contraddittorio. C’è chi la vuole più politica, chi solo economica. Chi ne difende il ruolo di garante di pace e diritti, e chi la critica come vincolo tecnocratico e opprimente. In mezzo, il nulla di una comunicazione spesso vaga, emotiva, incapace di indicare una direzione chiara. Eppure, l’Europa è oggi chiamata a scelte cruciali: diventare soggetto geopolitico autonomo, dotato di una difesa credibile, di una politica estera coerente e di una strategia industriale all’altezza delle sfide globali. Se il Centrosinistra non assume questa prospettiva come fondamento della propria proposta, rischia di restare schiacciato tra il populismo della destra sovranista e il massimalismo inconcludente di certa sinistra.

 

Oltre l’alleanza elettorale: serve un’anima comune

Il centrosinistra italiano ha bisogno di una ricostruzione profonda, che parta non dalle alleanze, ma dai contenuti. L’esperienza dell’Ulivo insegna che è possibile tenere insieme culture politiche diverse – riformista, cattolica, ambientalista, socialista – solo se si ha il coraggio di un progetto serio, partecipato, aperto alla società civile. Romano Prodi vinse perché propose una visione dell’Italia e dell’Europa fondata sulla serietà di governo e sull’unità delle differenze. Oggi occorre ripartire da lì. Dalla difesa dei valori democratici e costituzionali. Dall’idea di uno Stato che accompagni la crescita, riduca le disuguaglianze, investa in sanità, scuola, transizione ecologica. Dalla riaffermazione di un’Europa che sia davvero unita: non solo nella moneta, ma nelle scelte politiche. Serve coraggio per dire che la pace si costruisce anche con la sicurezza, che il disarmo unilaterale è una fuga dalla realtà, che la giustizia sociale non può prescindere da una crescita economica sostenibile. La “Tenda dei Riformisti” può essere un primo passo utile, ma non può restare un’operazione romana, né autoreferenziale. Deve diventare un laboratorio aperto, capace di ascoltare territori, associazioni, amministratori, giovani. Solo così si potrà passare dalla tenda… a una casa comune. Perché il Centrosinistra, se vuole tornare a vincere, deve tornare a convincere. E per convincere, deve sapere chi è, cosa vuole, e , soprattutto,  dove vuole portare il Paese.

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