di Viola Scipioni
Un colpo di teatro. Un’operazione chirurgica pensata per i social. Un “gesto pretestuoso”. Oppure, per molti, un atto necessario per rompere il silenzio politico sul massacro di Gaza. La scena si consuma alla Camera durante il premier time. Giuseppe Conte chiude la sua replica a Giorgia Meloni con un’esortazione secca, semplice, potentissima nelle immagini: «chi condanna lo sterminio di Gaza si alzi in piedi». Pd, Avs e M5S si alzano. Il governo resta seduto. E così anche i deputati di Italia viva e Azione.
È una scena costruita per diventare virale. E lo diventa: il reel circola rapidamente sui social, Meloni appare immobile, isolata, in difficoltà. Il Presidente del Consiglio non si alza. Neanche parla. Ma la realtà del confronto parlamentare restituisce un quadro più complesso.
Poco prima del “momento Gaza”, la premier aveva attaccato Conte sul tema delle armi: «lei oggi parla di pace ma quando era a Palazzo Chigi ha autorizzato 841 milioni di euro di esportazioni di armamenti, tra cui bombe e missili, con la destinazione finale Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Cosa facevano con quelle armi, le collezionavano?». Una risposta netta, che ha colto impreparato l’ex premier, la cui controreplica è risultata debole. Un punto per Meloni.
Ma la mossa finale del leader M5S ribalta la narrazione. I social, per loro natura, tagliano, comprimono e semplificano. Ed è lì che Conte vince. La sua chiusura emozionale, visiva, teatrale, conquista la rete. Mentre Moloni, vincolata alle regole di prassi istituzionale che sconsigliano al governo di partecipare a gesti estemporanei in Aula, viene dipinta come insensibile.
«Non mi alzo perché me lo dice Conte», taglia corto Roberto Giachetti, deputato di Italia viva. «Normalmente, quando si fanno dimostrazioni come i minuti di silenzio, si concordano con la presidenza della Camera. Non sono gesti estemporanei che ci si inventa lì per lì e che gli altri seguono come pecore». E rincara: «è stata una furbizia. Più che un coup de tèâtre, una farsa. Ha fatto bene Meloni a restare seduta».
Il gesto di Conte ha provocato una nuova frattura nell’opposizione. Da una parte M5S, Pd e Avs, dall’altra Italia viva e Azione. «È questione di metodo», ribadisce Giachetti, «non si può improvvisare in un contesto dove tutto è preconfezionato. E poi, nessuno ha ricordato il 7 ottobre, l’origine del conflitto».
Ma la verità è che la mossa di Conte ha funzionato. Anche se il confronto in Aula finisce in sostanziale pareggio, con il governo che riesce a respongere l’attacco grazie alla memoria corta del pubblico televisivo, sui social la narrazione è tutta a favore del M5S.
Eppure, qualcosa si muove anche sul fronte del governo. Forse anche per via del pressing pubblico – o per l’isolamento crescente dell’esecutivo di Netanyahu a livello internazionale – la posizione italiana su Gaza cambia. Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è chiaro: «noi non condividiamo le ultime scelte del governo israeliano, l’abbiamo detto in tutti i modi possibili. Dobbiamo dire basta».
E anche la premier si sbilancia come mai prima d’ora: «proprio perché siamo amici di Israele, non possiamo restare indifferenti a quanto accade a Gaza, dove la situazione è sempre più difficile e drammatica. Chiediamo la cessazione delle ostilità».
I rapporti con Tel Aviv si raffreddano. Nessun Ministro italiano ha partecipato alla recente festa per l’anniversario della fondazione di Israele. E l’ipotesi – mai formalizzata – di una visita del premier Netanyahu in Vaticano viene immediatamente stoppata.
Intanto, mentre la Camera discute e si divide, una delegazione di deputati Pd parte per l’Egitto per tentare di raggiungere Rafah con la missione “Gaza oltre il confine”. Laura Boldrini, Cecilia Strada e altri parlamentari denunciano «l’inerzia delle istituzioni internazionali, dell’Ue e del governo italiano». Ma dal governo nessuna risposta.
Conte ha vinto sui social. In Parlamento ha pareggiato. Ma Meloni ha dovuto cambiare tono. E, in politica, anche solo spostare l’asse del dibattito può essere una mezza vittoria.
