La guerra di Putin

IL GRAFFIO – Una tragica guerra tra sordi e descritta da ciechi: il fallimento della politica

di Fabrizio Pezzani*

 

Carl von Clausewitz , generale prussiano , ricordava che “ la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico ma un vero strumento della politica , un seguito del procedimento politico “ . L’attuale drammatica guerra in Ucraina diventa un tragico esempio della mancanza di una politica capace di anticipare il dramma di una guerra tra sordi incapaci di sentire le ragioni altrui  e descritta da ciechi ,i media che si fermano alla notizia del giorno incapaci di guardare un sistema globale  che sta violentemente cambiando  . Non si capisce e non si chiarisce una guerra fatta con  due modi di combattere , la finanza ed i cannoni , lo scontro  mette in discussione gli equilibri globali sia sul piano bellico ,su quello della finanza e  sugli equilibri globali.

La lettura della storia è fondamentale per capire i motivi del fallimento della politica che rimanda le decisioni per paura o per comodità portando la politica alla guerra che non nasce mai per caso ma è la risoluzione di conflitti non affrontati in sede politica  come spesso si è verificato nella Storia

L’Ucraina creata da Lenin ma legata alla Russia  ha dato i natali , oltre a Lenin , a Kruscev ed a Breznev mantenendo una forte integrazione nel sistema sovietico.

La caduta del muro di Berlino e il disfacimento dell’impero russo ha creato potenziali conflitti in paesi alla riconquista della loro identità e l’Ucraina tra questi ha dovuto cominciare a fare i conti con le sue etnie diverse tra parte occidentale , cattolica e di lingua ucraina e quella orientale , russa- ortodossa e di lingua russa . Probabilmente il mondo sarebbe diverso se gli Usa rimasti soli a governare il mondo avessero fatto un nuovo piano Marshall per salvare e riunire il sistema sovietico ma questo pensiero non fa parte della cultura degli Usa ma certamente dell’Europa che troppo spesso, però , rimane silente. L’espansione della Nato dopo la guerra nella ex-Iugoslavia , altro esempio di fallimento della politica finito in guerra , ha creato ai confini della Russia la percezione di un possibile rischio nella confinante Ucraina per colpa anche dell’atteggiamento aggressivo degli Usa  . E’ utile ricordare la preveggenza di Henry Kissinger che nel 2014 in un articolo pubblicato sul Washington Post scriveva :”Troppo spesso la questione ucraina viene presentata come una resa dei conti tra due contendenti l’est e l’ovest. Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare non deve essere l’avamposto della due parti ma il ponte neutrale fra di esse . Per la  Russia l’Ucraina non potrà mai essere considerata come paese straniero data la sua storia”. Kissinger rimarcava le differenze al suo interno , come visto , tra l’ovest e la parte est e concludeva : “ L’obiettivo di un accordo non è la soddisfazione assoluta ma l’insoddisfazione equilibrata in mancanza della quale la deriva verso il conflitto accelererà e di questo passo accadrà abbastanza presto “ ( Si veda Dario Gedolaro su Viavai-blog ). Aveva ragione ma nessuno lo ha ascoltato ed ora siamo di fronte al dramma infinito di una guerra oggi incomprensibile e sciagurata.

Infine questo drammatico scontro  mostra due forme di guerra , quella sul campo e quella sui mercati finanziari ed in tutte due i casi i risultati sono violenti . L’esclusione della Russia dal sistema dello Swift , dollaro-centrico , la danneggerà come in parte anche gli altri paesi ma favorirà la creazione di un sistema alternativo a cui sia la Russia , sia la Cina , l’India ed altri paesi stanno pensando.

Dal 2014 la Russia ha lanciato un sistema di pagamento , SFFS, alternativo allo Swift e la Cina nel 2015 a sua volta ha creato il CIPS    a cui aderiscono 1280 istituzioni finanziarie in 103 paesi e regioni collegate e , come la Russia ,  ha ridotto l’interscambio con il dollaro dal 90 % del 2015 al 49% del 2020 . Siamo alla fine di un lungo periodo di debito coperto dalla stampa di carta moneta specie in dollari e la possibilità di una dedollarizzazione diventa uno  scenario alternativo ;  ma la politica rimane assente anche in questo caso ? Se la risposta è positiva prepariamoci ad un altro disastro.

 

* Professore ordinario di Economia Aziendale, Universita’ Bocconi. Docente senior dell’Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Ha insegnato presso l’Università di Parma e Trento. E’ stato visiting professor alla Harvard Business School e alla Harvard School of Public Health.
Membro della Commissione sul riordino dei sistemi di controllo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica. Membro dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale e della Società Italiana di Storia della Ragioneria. Membro del Comitato scientifico nazionale di Legautonomie. Membro del Comitato scientifico dell’European Centre for Public Affairs, Bruxelles.Membro del Consiglio Generale della Fondazione Cari-Parma.

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