di Marcello Trento (*)
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono state concepite come pilastri della transizione energetica, un modello virtuoso di autoproduzione, autoconsumo e condivisione dell’energia a livello locale, con benefici ambientali, sociali ed economici per i membri. Tuttavia, la loro introduzione nel panorama italiano ha aperto la porta a interpretazioni e pratiche che rischiano di svuotare il loro significato più profondo, trasformandole da iniziative collettive a meri strumenti finanziari. La recente ondata di pubblicità aggressive da parte di installatori di impianti fotovoltaici, incentrate sulla promessa di accedere a “fondi perduti” tramite l’adesione a una CER, solleva seri interrogativi sulla direzione che sta prendendo la transizione energetica nel nostro Paese.
La Distorsione degli Incentivi: Il Pericolo del “Fondo Perduto” Immediato
Il punto cruciale su cui si innesta questa distorsione è l’interpretazione (o manipolazione) degli incentivi. Molte aziende attirano i cittadini con l’idea che la sola adesione a una CER garantisca l’accesso a una quota significativa di finanziamento a fondo perduto, spesso indicata come il 30% o 40% dell’importo dell’impianto fotovoltaico, anche prima che l’impianto sia effettivamente installato o la CER pienamente operativa.
È qui che si annida il rischio maggiore: la normativa sulle CER, in particolare il D.Lgs. 199/2021 e i decreti attuativi come il DM 414/2023, prevede meccanismi di incentivazione complessi e articolati. L’incentivo per l’energia condivisa (tariffa premio) e i contributi a fondo perduto dal PNRR (fino al 40% per le comunità e le imprese dei piccoli comuni, fino a 50000 abitanti) sono erogati a fronte di energia effettivamente prodotta, condivisa e auto-consumata all’interno della CER, e non per la semplice “adesione”. L’erogazione di un anticipo significativo, spesso presentato come un “diritto acquisito” per il solo fatto di entrare in una CER, non trova un diretto riscontro nelle meccaniche di finanziamento pubblico standard, se non in specifici bandi o finanziamenti dedicati a progetti complessi che prevedono erogazioni a stati di avanzamento lavori e non per la mera adesione.
Ciò che avviene, in molti casi, è che gli installatori promettono o addirittura anticipano parte di questi fondi, magari mascherandoli come sconti o bonus, inducendo il cliente a credere che l’ottenimento di quella somma sia automatico e garantito dalla “nascita” di una CER, spesso creata ad hoc o di cui il cittadino non ha piena contezza.
La CER come Mero Strumento per l’Installatore: Il Rischio di Scardinare la Fiducia
Il pericolo più insidioso di questa pratica è che la CER venga fondata e gestita non con l’obiettivo primario di promuovere la produzione e condivisione di energia pulita e i benefici sociali per la comunità, ma come un mero strumento per l’installatore per accedere a fondi e incentivi. Una volta che l’impianto è installato e il presunto “fondo perduto” iniziale (o l’anticipo) è stato erogato o dedotto dall’importo totale, l’interesse dell’installatore nella continuità e nel buon funzionamento della CER potrebbe scemare.
Il drammatico scenario che si prospetta è il seguente:
* Adesione Inconsapevole: I cittadini, attratti dalla promessa di un vantaggio economico immediato e significativo (il 30-40% “regalato” dallo Stato), aderiscono a una CER senza comprenderne appieno il funzionamento, gli obblighi e soprattutto la necessità di una sua effettiva operatività nel tempo.
* Anticipo o Sconto Fittizio: L’installatore incassa l’intero importo dell’impianto, o una parte, magari detraendo o promettendo un “anticipo” che deriva dalla promessa di un futuro incentivo statale o è semplicemente una leva commerciale.
* La CER scompare o non opera: Una volta realizzato l’impianto e incassato il profitto, la CER, che spesso è stata creata dall’installatore stesso o da un’entità ad essa collegata, potrebbe non riuscire a decollare, non raggiungere un numero sufficiente di membri, non gestire correttamente l’energia condivisa o, nel peggiore dei casi, semplicemente “sparire” o rimanere inattiva.
* Perdita degli Incentivi Reali: I cittadini, pur avendo l’impianto fotovoltaico, si ritrovano privati dei veri incentivi economici legati alla condivisione dell’energia, ovvero la tariffa premio sull’energia condivisa che rappresenta il cuore del beneficio economico delle CER. Il loro “guadagno” si limita a un autoconsumo individuale, ma perdono tutti i vantaggi derivanti dalla partecipazione attiva e continua a una comunità energetica funzionante. Hanno ricevuto un beneficio iniziale, ma il meccanismo è studiato per beneficiarne nel tempo.
* Mancanza di Fiducia: Questa esperienza porta a una profonda sfiducia non solo verso le specifiche aziende installatrici, ma verso l’intero concetto di Comunità Energetica Rinnovabile e, per estensione, verso la transizione energetica stessa. I cittadini si sentiranno raggirati, avendo investito senza ottenere i benefici a lungo termine promessi e senza comprendere la vera natura dell’iniziativa.
Urge una Chiarificazione e Vigilanza
È imperativo che le istituzioni, gli enti di controllo (come l’ARERA e il GSE) e le associazioni dei consumatori intervengano con maggiore chiarezza e severità. È necessario:
* Campagne informative trasparenti: Spiegare in modo semplice e diretto come funzionano le CER, quali sono i reali benefici, a quali condizioni si ottengono gli incentivi (tariffa premio e contributi a fondo perduto legati all’energia condivisa e all’effettiva operatività), e quali sono i potenziali rischi.
* Vigilanza e sanzioni: Monitorare attentamente le pratiche pubblicitarie e commerciali degli installatori, sanzionando chi promette incentivi non dovuti o non chiarisce le reali dinamiche di erogazione e mantenimento dei benefici.
* Ruolo del cittadino: Educare i cittadini a non fidarsi di promesse di guadagno facile e immediato, ma a richiedere informazioni dettagliate sulla governance della CER, sui suoi obiettivi a lungo termine e sui meccanismi di distribuzione degli incentivi. Una CER è un’entità complessa che richiede partecipazione e un progetto condiviso.
La transizione energetica è un imperativo e le Comunità Energetiche Rinnovabili sono uno strumento prezioso per realizzarla dal basso. Ma se la loro essenza sociale e partecipativa viene snaturata per un mero profitto economico immediato, il rischio è di perdere non solo un’opportunità di sviluppo sostenibile, ma anche la fiducia dei cittadini, componente essenziale per il successo di qualsiasi grande cambiamento. È ora di denunciare queste pratiche e tutelare il vero spirito delle CER.
(*) Presidente Ente Nazionale Energie Rinnovabili
