Dal nichilismo della lama alla ricostruzione del senso: perché il Nulla non ha ancora vinto
di Fulvio Barion
Viviamo nell’epoca in cui il “Nulla” è uscito dalle pagine della letteratura per farsi cronaca nera. L’aggressione a un insegnante, la violenza tra le mura domestiche, l’apatia glaciale di fronte al dolore altrui non sono semplici atti di ribellione: sono i sintomi di un’evaporazione di senso che sta divorando le fondamenta della nostra civiltà. Abbiamo analizzato questo fenomeno attraverso la lente profetica di Michael Ende e la sociologia liquida di Zygmunt Bauman, e ciò che emerge è un quadro tanto lucido quanto spietato.
- L’illusione dell’AURYN e l’Anestesia del Desiderio
Il dramma inizia con un malinteso educativo. Abbiamo consegnato ai nostri figli l’AURYN tecnologico — lo smartphone — sussurrando loro il precetto: “Fa’ ciò che vuoi”. Ma, come nel libro di Ende, senza una guida quel potere diventa una maledizione. Le famiglie, spesso prive di una reale consapevolezza dei valori che dovrebbero trasmettere, hanno scambiato la libertà con l’assenza di limiti. In questo vuoto, la tecnologia agisce come un’anestesia: satura il cervello di gratificazioni istantanee, distruggendo la capacità di tollerare la frustrazione. Quando la realtà presenta un ostacolo (un brutto voto, un rimprovero), il giovane “anestetizzato” non reagisce con il dialogo, ma con la pulsione distruttiva. La lama che colpisce è l’ultimo atto di chi non sa più usare la parola.
- Il Moderno Gmork e la Città dei Solitari
Dietro questo sfacelo si muove il moderno Gmork: un sistema culturale che ha trasformato la decostruzione delle autorità (padri, maestri, tradizioni) in un fine ultimo. Il nichilismo è diventato funzionale a una società di consumatori perfetti: individui soli, senza radici e senza memoria, facili da manipolare perché privi di una storia. Siamo approdati alla Città degli Imperatori Solitari: una metropoli digitale dove milioni di ragazzi si credono sovrani assoluti del proprio profilo social, ma sono incapaci di empatia. In questa città, l’altro è solo un oggetto. Se l’altro mi impedisce di splendere o di godere, l’altro va rimosso.
- La Ricostruzione: Ridare un Nome alla Realtà
Come si ferma l’avanzata del Nulla? La risposta non è nelle telecamere o nella repressione, ma in un atto di coraggio pedagogico: ridare un nome alle cose. Dobbiamo smettere di essere complici del vuoto. Dire un “No” significa riconoscere la dignità del figlio; pretendere rispetto per l’insegnante significa riconoscere la sacralità del sapere. Bisogna ricostruire il Patto Educativo tra le generazioni, smettendo di difendere i capricci per tornare a proteggere i valori.
- Il Granello di Sabbia: Una chiamata alla Responsabilità
Di tutta Fantàsia, alla fine del viaggio di Bastian, resta solo un granello di sabbia. Ma è da quel granello che rinasce il mondo. Quel granello è la nostra responsabilità individuale.
- È il genitore che sceglie il conflitto educativo invece del silenzio complice.
- È l’insegnante che rivendica la propria autorevolezza come testimone di senso.
- È il cittadino che rifiuta la “liquidità” per tornare a costruire legami solidi.
Conclusione Il nichilismo attuale ci vorrebbe spettatori passivi del crollo. Ma se avremo il coraggio di togliere l’AURYN dalle mani della pulsione e rimetterlo in quelle della volontà, se torneremo a essere “custodi di storie” e non solo consumatori di stimoli, allora il Nulla si fermerà. Fantàsia non è perduta: attende solo che qualcuno abbia di nuovo il coraggio di chiamarla per nome.
